Kandrax il druido, Nolitta il mago

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Nella redazione di uBC – com’è normale che sia – convivono più anime diverse. TUTTI noi, naturalmente, siamo appassionati di fumetti… ma spesso e volentieri i gusti dei vari redattori non trovano alcun punto in comune su determinati generi: c’è chi “detesta” i manga (come il sottoscritto) e chi ritiene anacronistici i personaggi bonelliani – o il modo in cui vengono raccontate le loro avventure; chi è appassionato di comics nord-americani e non conosce minimamente le historietas sud-americane; tra gli appassionati delle bandes dessinées, le posizioni riguardo Blake e Mortimer sono irrimediabilmente inconciliabili… e potrei continuare a lungo.

Scendendo nel dettaglio, però, mi danno sempre da pensare alcune obiezioni (avanzate dai redattori che hanno 30-40 anni) nei confronti di Zagor: ma non solo di quello “attuale”, bensì di quello “classico” nolittiano – obiezioni riservate anche ai capolavori della cosiddetta Golden Age. Stringendo all’osso, viene bonariamente rimproverato a coloro che (come me) sono letteralmente cresciuti con i personaggi di Sergio Bonelli / Guido Nolitta di essere non solo irrimediabilmente nostalgici ORA, ma anche – a suo tempo – di essere stati troppo “ingenui”, visto che ci facevamo affascinare da storie poco realistiche (piene di vampiri, alieni, mostri assortiti, anacronismi vari a partire dalle liane e dalle armi automatiche…) e condotte con ritmi spesso blandi, in cui veniva talvolta lasciato ampio spazio all’umorismo legato a Cico, un personaggio che – a rigor di logica – non potrebbe materialmente sostenere le stesse avventure del suo atletico compagno.

Sono obiezioni fondate? Beh… Dal loro punto di vista, sì: ma è sbagliata la prospettiva. Chi è cresciuto con i manga o altri tipi di fumetti, diversi da quelli bonelliani, non riuscirà mai a capire cosa trovavamo in Zagor e quali “messaggi” ci affascinassero (un solo esempio: la schiavitù a cui vengono ridotti i seminoles di Manetola in Libertà o morte e, in generale, la sconfitta imposta dalla Storia alle tribù indiane – e al protagonista), fermandosi superficialmente al tarzanide che volteggia sulle liane – inesistenti in Nord-America – violando le leggi della fisica, oppure al pancione messicano che lo accompagna. Magari obietterà che le “citazioni” nolittiane tratte da film e altre opere erano troppe, dimenticando che proprio questa contaminazione di generi era la forza di Zagor (e che, in séguito, le citazioni usate da altri autori bonelliani – Tiziano Sclavi, ma non solo – verranno apprezzate tantissimo). Inoltre, i ritmi adottati da Nolitta – anche su Mister No: basti pensare a Sfida al Pantanal – gli sembrerebbero troppo lenti, con la lunghezza torrenziale di alcune storie, sviluppate su mesi e mesi di uscite, incompatibile con i ritmi frenetici di altri (generi di) fumetti… e anche degli stessi eroi bonelliani pubblicati negli ultimi quarant’anni, visto che da Dylan Dog in poi la formula adottata è quella dell’albo autoconclusivo (salvo rare eccezioni).

A difesa di Bonelli/Nolitta – e a difesa mia e di altri lettori diversamente giovani – potrei appellarmi tout court alla suspension of disbelief, applicabile a qualsiasi opera d’ingegno (esistono forse DAVVERO i supereroi? O i maghi del mondo di Harry Potter?), ma resto sempre sorpreso di fronte ad alcune obiezioni avanzate nei riguardi di un capolavoro nolittiano che proprio nel 2026 compie cinquant’anni: cioè la storia comunemente nota come Kandrax il mago, pubblicata tra aprile e agosto 1976 nei numeri 129-133 della collana mensile e amatissima dai lettori (arrivò seconda nel famoso referendum del 1981). L’elenco di tali obiezioni è piuttosto lungo e articolato, anche lasciando da parte quelle “generiche” del tipo “Non bastavano i vichinghi? Anche i druidi hanno scoperto l’America secoli prima di Colombo?” Proverò qui di séguito a controbattere ad alcune – supposte – incongruenze cercando di spiegare perché non ci sembrassero tali, anche se in realtà spesso ci limitavamo a gustare una bellissima storia, senza troppi pensieri (e questa è davvero un capolavoro, anche grazie agli strepitosi disegni del Maestro Gallieno).

L’incipit è troppo lungo e ridanciano rispetto ai drammi che i personaggi vivranno in séguito. È forse una novità, su Zagor? Spesso le storie (anche le più drammatiche, come quelle che ricordavo in precedenza) iniziavano con lunghe gag di Cico e degli altri “comprimari comici” – Trampy ecc.
Non bastavano Cico e Bat Batterton per la parte comica? Perché aggiungere anche Digging Bill? Beh, è proprio lui che poi causerà il risveglio di Kandrax, con la sua inguaribile mania di scoprire tesori… E poi aveva già fatto una sorta di team-up anche con la ciurma di Fishleg, nella classica Oceano.
La prima parte della storia, comunque, costituisce già un’avventura a sé, è sprecata come prologo. Certo, con i ritmi odierni avrebbe potuto essere racchiusa in un albo autoconclusivo, ma – anche se tocca ripetermi – non si può fare una valutazione del genere OGGI… a quel tempo, molti lettori erano anzi entusiasti se le storie erano lunghe.
Non è credibile che il foglietto che spiega le esplosioni di follia di Toby / Raven fosse nella tasca dello sceriffo. Allora, qui dobbiamo capirci una volta per tutte: la sospensione dell’incredulità vale sempre o solo in certi momenti o per certe opere? Vogliamo parlare dell’ammasso di coincidenze e di strabilianti agnizioni che caratterizzano gran parte delle produzioni teatrali di tutti i tempi, accettate senza problemi dagli spettatori?
Come fa Kandrax a capire l’inglese e a parlarlo senza problemi, se è stato secoli in animazione sospesa? Anche qui: se tu, lettore, hai accettato il patto con l’autore e quindi accetti come possibile 1) che i druidi siano arrivati in America e 2) che il loro potentissimo capo sia riuscito a superare le barriere del tempo… ti soffermi su questo particolare e parli di mancanza di realismo?
OK, ma magari Nolitta poteva “esplicitare” che Kandrax capisce e parla l’inglese leggendo nel pensiero dei suoi avversari. Aspetta un attimo: sei sicuro che, se Nolitta l’avesse fatto, non avanzeresti l’obiezione contraria, cioè che era inutile spiegarlo – come d’altronde, a molti sceneggiatori odierni, si rimprovera spesso di abbondare troppo in “spiegazioni”?
Comunque, che di Kandrax si parli per la prima volta dopo un albo e mezzo e che venga “resuscitato” solo alla fine del secondo albo è davvero troppo. E perché? Berardi & Milazzo, nel capolavoro Adah, fanno entrare in scena Ken Parker – il protagonista principale, non un “avversario” come è Kandrax – dopo tre quarti dell’albo… e tutti sono entusiasti di questa entrata in scena “ritardata”, giudicandola geniale. Perché qui dovrebbe essere un difetto? (E permettetemi di ricordare, da studioso del teatro classico francese, che il Tartuffe di Molière entra in scena solo al terzo atto…)
Ma possibile che Zagor abbia ispezionato tutti i “quadratini” della mappa e Kandrax e i suoi complici siano proprio in quello mancante? E con quale criterio ha ispezionato altri “quadratini” tutto intorno e non quello? Di nuovo: queste sono obiezioni tipiche di chi vuole “tutto spiegato” – e se magari qualcosa gli viene spiegato davvero, obietta che è “troppo spiegato”… Un cane che si morde la coda, insomma.

L’elenco di obiezioni potrebbe proseguire ulteriormente, con altre incongruenze più o meno marcate. Quello che mi fa davvero sorridere è che l’obiezione PRINCIPALE imputabile a Nolitta – e, per una volta, assolutamente fondata – è stata posta raramente. Se notate bene, la pagina qui a fianco (con i “quadratini” di cui sopra) termina con Bat che afferma “Ti ricordo che non dovrai affrontare soltanto le arti magiche di Kandrax…” continuando, nella pagina successiva, con “…ma anche le più consistenti pallottole di “Chino” che, ricordiamocelo, è pur sempre un pistolero, un autentico professionista dell’omicidio”.
COSACOSACOSA??? “Chino” è un pistolero professionista?!? E da quando??? Perché se il professor McLeod aveva alle sue dipendenze un pistolero… che bisogno c’era che assumesse Johnny “Boia”, alias Bat Batterton, come guardia del corpo?

Ecco, questa SÌ che è una svista oggettiva dell’autore… E tuttavia, ammetto che – a suo tempo – NON l’avevo notata (e, come me, molti altri lettori).

Parlandone con alcuni Zagoriani di ferro, abbiamo concordato che (probabilmente) Bonelli / Nolitta si era semplicemente dimenticato questo particolare, visto che la sua attività di sceneggiatore – come confessato in molte interviste, compresa quella che ci rilasciò anni fa – era subordinata ai suoi mille impegni di editore e quindi era quanto mai saltuaria e confinata ai week-end, con la frequente necessità di sviluppare una parte della trama per non lasciare inattivo il disegnatore di turno… e in quel periodo, ricordiamocelo, Nolitta aveva iniziato anche a sceneggiare Tex (oltre che Zagor e Mister No), seppur mantenendo l’anonimato. Certo, l’incongruenza rimane, ma sugli albi bonelliani si era visto ben di peggio, a iniziare da Gianluigi Bonelli che aveva scritto Tra due bandiere “dimenticando” che Tex e i suoi pards avevano già partecipato alla Guerra di Secessione…

Il punto principale è un altro, come avevo già spiegato in questo articolo parlandone con il mio amico Butch Walts: una lettura “critica” di questa storia (come di molte altre, non solo zagoriane) sarebbe sbagliata, nel senso che la nostra prospettiva – cinquant’anni fa – era completamente diversa. Eravamo ragazzini, non avevamo (ancora) letto migliaia e migliaia di fumetti e ci lasciavamo trasportare dall’atmosfera creata dalle doti affabulatorie dello sceneggiatore. Nostalgici ora e ingenui allora, quindi? Probabilmente sì… ma quanto era bello crescere con quelle storie. Perché il vero mago non era Kandrax: era Guido Nolitta.

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