Come ricorderete, l’ultimo Oscar Mondadori di cui ho parlato in precedenza in questa rubrica – Blondie & Dagoberto – mostrava le avventure di una “tipica coppia americana” negli anni Trenta del secolo scorso. Di quel volume, oltre alle divertenti strisce, mi era rimasto impresso un passaggio dell’introduzione di Oreste Del Buono, secondo cui Blondie “era a suo modo una tiranna domestica più inflessibile e meno vulnerabile della Maggie di Bringing Up Father, la prima grande striscia di coppia e famiglia”.
Naturalmente mi incuriosii, scoprendo che in Italia il titolo di questo fumetto era diventato Arcibaldo e Petronilla e una raccolta (a colori) delle loro avventure era stata pubblicata nel 1966, in un’edizione Garzanti lussuosa (e, ahimè, per me fuori portata). Mi misi quindi alla ricerca di una versione più economica e mi imbattei in questa, che aveva come sottotitolo “Come allevare papà”.
Eh sì: perché, come spiegava nell’introduzione il solito Del Buono, Maggie e Jiggs (questi i nomi originali dei protagonisti), dopo essersi arricchiti con una grossa vincita alla lotteria, avevano avuto anche una figlia, Nora, spesso al fianco della madre nelle “punizioni” inflitte al capofamiglia. Scoprii inoltre che l’autore, Geo McManus, l’aveva iniziata addirittura alla fine del 1913, mentre in Italia era approdata nel Corriere dei Piccoli già dal 1921.
Una coppia davvero spassosa: i tentativi del grassoccio e gioviale Arcibaldo di frequentare ambienti più ruspanti e/o di nascondere le sue numerose malefatte generavano una continua commedia degli equivoci, in cui Petronilla tentava (anche in modo manesco) di riportare il marito a comportamenti più consoni alla classe sociale cui erano approdati, con dinamiche tra i due particolarmente azzeccate quando le loro avventure si sviluppavano su più strisce.
Bringing Up Father ebbe talmente tanto successo da concludersi soltanto nel 2000, grazie agli autori (tra cui Bill Kavanagh e, soprattutto, Hal Campagna) che subentrarono a McManus.
