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Oscar Mondadori n.221 “Le spiacevoli notti di Zio Tibia”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Quando il volume di cui parlerò oggi mi capitò in mano, a metà anni ‘70, durante una delle mie infinite ricerche sulle bancarelle di fumetti usati… rimasi strabiliato: gli Oscar Mondadori avevano “copiato” la zagoriana Casa del terrore, prendendo in prestito il personaggio dell’inquietante maggiordomo David?!?

Naturalmente, come avrei scoperto in séguito, era esattamente il contrario: e cioè era stato Sergio Bonelli/Guido Nolitta a suggerire a Gallieno Ferri (disegnatore di quell’episodio) di ispirarsi graficamente a Creepy, cioè colui che “presentava” le brevi storie a fumetti raccolte in questa antologia, attingendo alla nota rivista orrorifica omonima pubblicata negli Stati Uniti. Lo stesso Bonelli ne avrebbe parlato, nella rubrica della posta dello Zagor n.288, spiegando la genesi di questa sua citazione rivolta agli appassionati del genere e scherzando sul fatto che, in italiano, questo personaggio “che dà i brividi” (traduzione letterale di creepy) era divenuto Zio Tibia

Come promesso dalla copertina, il volume conteneva ben “24 fumetti dell’orrore: spettri, licantropi e vampiri con altre strane e mostruose creature di questo e d’altri mondi”, inseriti in brevi storie – da 6 a 8 pagine al massimo – in cui l’ultima tavola ribaltava spesso e volentieri la situazione, tanto è vero che l’interessante editoriale di Pietro Bianchi si intitolava “L’orrore a sorpresa”.

Numerosi erano i maestri dell’orrore adattati, tra cui Bram Stoker e Ambrose Bierce. Spiccavano inoltre due storie tratte da famosi racconti di Edgar Allan Poe, Il cuore rivelatore – poi citato nella prima Enciclopedia della Paura dylandoghiana – e Il barile di Amontillado: entrambe erano opera di Archie Goodwin ai testi (lo sceneggiatore più presente nella raccolta) e Reed Crandall ai disegni. Quest’ultimo era un vero maestro del genere: e difatti fu poi citato da Tiziano Sclavi nel Dylan Dog n.25, Morgana, in cui il disegnatore con le fattezze di Angelo Stano si chiamava Crandall Reed.
Una lettura che non mi fece andare a letto tranquillo per un sacco di tempo.

PS: grazie a Cristian Di Clemente per i riferimenti precisi alle “segnalazioni bonelliane”.

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