Dopo essere stato colpito – diciamolo pure: fortemente impressionato, anche tenendo conto della mia età – dall’Oscar Mondadori 221 con cui “scoprii” Zio Tibia (e di cui ho parlato in questo articolo), confesso che per molto tempo NON cercai altri volumetti simili durante le mie abituali visite alle bancarelle di fumetti usati.
Quando, però – ormai adolescente, vicino alla fine del decennio – mi capitò tra le mani questa nuova raccolta, decisi di acquistarla.
La formula era esattamente la stessa: 24 brevi storie (alcune, addirittura, di sole 4 pagine) che spaziavano in tutte le possibili sfumature dell’orrore, anche se mancavano – rispetto alla raccolta precedente – gli adattamenti conclamati di classici del genere scritti da Poe, Stoker o Bierce. Lo scarso gradimento che mi suscitarono spesso i disegni era dovuto alla grande varietà di stili (per quanto tutti cupissimi) usati dagli autori, di cui solo tre – Royer, Colon e soprattutto Gary Kaufman, anche sceneggiatore – vantavano più di una prova ciascuno.
La storia che mi colpì più di tutte – in mezzo al solito florilegio di vampiri, fantasmi, zombi, alieni e anche orrori generati dai viaggi nel tempo – fu però Il gatto tagliagola, scritta da Casey Brennan e disegnata da Ernie Colon, in cui i personaggi di un cartone animato particolarmente violento prendevano vita… Inutile dire che mi tornò in mente, circa dieci anni dopo, quando lessi il n.24 di Dylan Dog, il famoso I conigli rosa uccidono 🙂
Scoprii solo in séguito, ad anni ’70 abbondantemente terminati, che negli Oscar Mondadori era apparsa un’altra raccolta intitolata Zio Tibia colpisce ancora (n.305 della collana) in cui si prometteva, già dalla copertina, la lettura di Allucinanti magie, mostri nello spazio, spettrali metamorfosi in 24 nuovi fumetti dell’orrore. Era proprio il caso di dire “Formula che vince, non si cambia”…
