Nella mia vita passata a scrivere e negli anni trascorsi lavorando in una redazione, mi sono trovato millemila volte di fronte al problema di suggerire all’editore o al direttore il titolo di un albo, di un articolo, di un libro. E quasi sempre si è trattato di fornire una lista di possibilità tra cui scegliere. Di fronte a questo pezzo, dedicato alla recensione del saggio Ranger e Fuorilegge, problemi non ce ne sono stati e non ho proposto alternative. Anzi, mi sarebbe piaciuto se ci avesse pensato lo stesso autore, non già per usare “Tex spiegato ai giovani” come titolazione principale, ma casomai quale sottotitolo al posto di “Le origini di Tex: 1948-49”. Vero è che, facendo come ha fatto, Francangelo Scapolla chiarisce subito di quale ranger e fuorilegge stiamo parlando (nel caso non bastasse la sagoma nera sulla copertina gialla, colori del resto non scelti a caso). Il mio suggerimento nasce da quanto lo scrittore dichiara fin dalla prima pagina, all’inizio di un capitolo intitolato “Premessa”: «Questo saggio è rivolto soprattutto ai lettori di Tex del terzo millennio che hanno scarsa (o nulla) memoria del personaggio delle origini, quello coniato e sceneggiato da Gianluigi Bonelli nel 1948. La personalità di Tex si è modificata nei decenni, essenzialmente da quando i soggettisti successivi a Bonelli hanno iniziato a ideare le trame delle nuove avventure».
Dunque, secondo Scapolla, gli sceneggiatori che hanno preso il posto di GLB (evidentemente maldestri, par di capire) avrebbero creato pure delle “incongruenze temporali”. Poco più avanti, infatti, leggiamo: «I lettori del terzo millennio sono convinti, ad esempio, che Tex sia nato nel 1838, e di conseguenza alcuni eventi importanti hanno subìto uno slittamento e uno sfasamento impropri in rapporto alla reale età di Tex, come ad esempio la guerra di secessione americana». Altra ciliegina: «I fatti che Bonelli aveva descritto sconfessano quelle ipotesi». Dunque, sembra proprio necessario che qualcuno spieghi a questi benedetti giovani del Duemila come stanno realmente le cose.
Il discorso merita di essere approfondito. Procediamo con ordine, cominciando dai complimenti. Francangelo Scapolla, scrittore ed editore (già alla guida di prestigiose realtà editoriali come “Le Mani” e oggi legato a “Il Nuovo Melangolo”, di cui è presidente), è autore anche del saggio La leggenda del Western. Da John Ford a Quentin Tarantino. Passando dal West di celluloide a quello dei fumetti, con Ranger e Fuorilegge l’autore ci racconta i primi passi di Aquila della Notte, mossi su quei mitici albetti a striscia che segnarono intere generazioni di lettori. La lettura è gradevole ed evoca piacevoli ricordi, per chi quelle avventure a striscia le ha lette (magari ristampate nella collana gigante, o forse nei lettori del Terzo Millennio che seguono la serie anastatica attualmente in edicola – ce ne sarà pure uno di vent’anni).
Peccato però che Tex non sia tutto lì, e per spiegarlo davvero ai giovani serva qualcosa di più: la consapevolezza che un classico cresce sulle proprie radici. La saga di Aquila della Notte non costituisce un testo sacro immobile e inviolabile. Il fuorilegge diventato ranger è un eroe vivo e, come tutti i grandi eroi, si evolve, si corregge, si rinnova. Non vorrei essere frainteso: bene (bravo, bis) se qualcuno racconta com’era il Tex delle origini, e magari ci spiega perché era così, contestualizzando il personaggio e i suoi creatori. Meno bene se la cosa diventa manifestazione di quella nostalgia che qualcuno (Vito Pallavicini e Willy Molco) ha efficacemente definito “canaglia”.
Se non ho contato male, 110 pagine su 135 del saggio di Scapolla (dalla 15 alla 129) contengono un articolato résumé della prima serie a striscia. Soltanto in sei pagine, dalla 9 alla 14, si accenna en passant al contesto editoriale e al momento storico e culturale in cui Tex mosse i primi passi, alle fonti di ispirazione cinematografiche, alla figura degli autori, con una sintetica disamina che non aggiunge nulla a quanto già si sa e viene spesso ripetuto. Nel riepilogo delle avventure si sottolineano brevemente frasi e circostanze che servono a descrivere il personaggio così com’era caratterizzato nelle primissime storie, seguendolo nella sua iniziale evoluzione, mettendo in evidenza la tempra eccezionale dell’eroe, di cui si lodano a ogni passo la forza, il coraggio, l’abilità, l’intuizione: “le risorse di Tex sono infinite”. Si citano le strisce senza riferire anche della serie gigante (che le ha poi ristampate), come se l’autore volesse vestire i panni del purista, fedele custode della tradizione delle primissime origini, ostentando diffidenza verso tutto ciò che è venuto dopo.
Il dettagliato riassunto delle avventure riguarda, come si legge nella “Nota bibliografica”, gli albetti a striscia (definiti “fascicoli”) della saga di Aquila della Notte, quelli pubblicati tra il 30 settembre 1948 e il 5 gennaio 1950. La Nota specifica che si tratta di cinquantanove episodi (quando invece furono sessantacinque) e sostiene che a pubblicarli fu la Sergio Bonelli Editore mentre, mi si perdoni la pedanteria, li mandarono in stampa le edizioni Audace. Errata è anche l’attribuzione, in bibliografia, del Maxi Tex Nueces Valley – ottobre 2017 – a Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini (morti rispettivamente nel 2001 e nel 1994). Gli autori, in realtà, sono Mauro Boselli (testi) e Pasquale Del Vecchio (disegni).
Ma torniamo alla messa in guardia della gioventù rispetto alle “incongruenze temporali” causate dagli sceneggiatori che hanno preso il posto di Bonelli padre (tra i quali, non citato, ma con ogni evidenza, figura Bonelli figlio con il suo consueto “nom de plume” Guido Nolitta). E torniamo anche alla contestazione dell’anno di nascita di Tex individuato, appunto, da soggettisti dell’ultima ora e contro le indicazioni del creatore del personaggio, nel 1838. Ma chi sarebbe il responsabile di questa datazione, che Scapolla rigetta? Non lo si dice, ma noi sappiamo trattarsi di Mauro Boselli, che la pone alla base della collana Tex Willer, varata nel 2018. Il saggista la definisce “inverosimile”, considerando che in un’avventura del 1955 (contenuta negli albetti a striscia della serie “Smeraldo”), Aquila della Notte si trova coinvolto insieme al figlio Kit, già più che adolescente, in eventi legati alla Guerra di Secessione. Guerra che già si annunciava in un “fascicolo” del 1953, “La giustizia del deserto”.
La trama degli episodi del 1955 è ispirata a reali fatti storici. Le cronache della guerra civile americana raccontano di un sedicente generale Quantrill, al cui nome – sia pur leggermente diverso dal Quantrell protagonista di questa storia di Tex – si ricollega il personaggio che si contrappone ad Aquila della Notte. William Quantrill, nei primi mesi del 1861, vestendo la divisa da ufficiale confederato e facendosi chiamare “generale” pur senza esserlo, mise insieme una banda di assassini a capo della quale iniziò una guerriglia fatta di feroci incursioni a danno dei nordisti. Gli irregolari di Quantrill non furono mai riconosciuti dalle autorità sudiste, anche perché si macchiarono di massacri contro civili inermi (il più crudele avvenne il 21 agosto 1863 a Lawrence, in Kansas: le vittime furono oltre centocinquanta). Dopo la guerra, Quantrill e i suoi uomini continuarono la loro attività di fuorilegge, finché – nel 1865 – la cavalleria nordista non pose fine alle loro scorribande. La figura di Quantrill ha ispirato un film del 1940, intitolato Dark Command (in Italia, La belva umana) con Walter Pidgeon, per la regia di Raoul Walsh, che probabilmente è fra le fonti di Bonelli.
In ogni caso, Scapolla fa due conti e giunge alla conclusione che se Tex fosse nato nel 1838, nel 1861 (quando scoppia la guerra civile) avrebbe 23 anni: cosa impossibile, secondo lui, dato che «secondo la versione di Bonelli e Galep ha già un figlio», peraltro più o meno diciottenne, «quindi dovrebbe averne poco più del doppio». Per la precisione, all’inizio del conflitto fra Nordisti e Sudisti, a giudizio del saggista, Tex è addirittura quarantottenne, essendo diventato padre non prima dei trent’anni, dato che agli albori della saga (ne Il totem misterioso) il futuro Aquila della Notte incontra una giovane indiana, Tesah, che dice di aver conosciuto ancora bambina dieci anni prima.
Sulla base di queste considerazioni, Scapolla propone come anno di nascita il 1813 o il 1814, basandosi sulle prime storie a striscia come testo su cui giurare come se fosse la Bibbia (“puro Vangelo”, direbbe Carson). Ogni irragionevole diversa datazione si deve, come sappiamo, a scriteriati giovani sceneggiatori che hanno gestito la saga dopo l’abbandono, per raggiunti limiti di età, di GLB. Riguardo all’anno di nascita di Tex stabilito da Boselli, il saggista aggiunge: «È più che comprensibile che l’avvicendarsi di nuovi soggettisti in un arco di tempo tanto ampio possa aver “annebbiato” il ricordo di tanti elementi basilari, scelti e inseriti da Gianluigi Bonelli». Ma allora pare dunque che il primo “annebbiato” sia lo stesso Bonelli, dato che negli anni Settanta sembra non ricordare quanto aveva scritto nel 1955. Anche Scapolla si direbbe dimenticare (o non tenere in debito conto) il fatto che lo stesso Bonelli senior ha scritto due avventure ambientate durante la guerra di secessione: dopo quella degli anni Cinquanta (con Tex e un Kit già adolescente) ce n’è un’altra – peraltro ben più matura – del 1970, intitolata Tra due bandiere (Tex Gigante nn. 113-115), dove il ranger racconta al figlio eventi della propria gioventù, quando Kit non era ancora nato.
Luca Raffaelli affronta il problema nel suo articolo “Un Eroe contro la Guerra” che fa da introduzione al volume n° 52 della Collezione Storica a Colori di Repubblica, dove leggiamo: «Si può pensare che Bonelli abbia potuto dimenticare gli accenni alla Guerra di Secessione scritti anni prima. Ma sembra più interessante immaginare che da quelli siano nate idee che era giusto sviluppare nel momento in cui il suo personaggio avesse raggiunto la più alta maturità». Scapolla elenca alcune altre incongruenze temporali, sempre sostenendo la tesi che facciano fede le storie delle origini, scordando però i tanti anacronismi rintracciabili proprio nelle prime avventure, a partire dalle vignette in cui compare addirittura un’automobile, una Ford T, che è stata fabbricata soltanto nel 1908.
Gli esempi potrebbero sprecarsi. Ritenere attendibili, precisi e soprattutto coerenti i riferimenti storici riscontrabili nelle strisce di Tex è come credere che la Bibbia riferisca nel libro della Genesi gli esatti avvenimenti che portarono alla creazione del mondo. In un articolo sul sito “Lo Spazio Bianco” leggiamo: «All’epoca si scriveva di getto e i lettori non si facevano troppe domande: era bello così. Oggi gli sceneggiatori non se lo possono più permettere: devono essere più cauti, e valutare bene quali fatti storici far vivere al ranger e ai suoi pards». Gianluigi Bonelli, come tutti o quasi gli sceneggiatori di fumetti degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, dava priorità all’avventura piuttosto che alla documentazione, che di certo non era neppure così facile da reperire come oggi.
In tutto sono una decina le avventure vissute da Aquila della Notte sullo sfondo del conflitto tra Nord e Sud, sceneggiate nell’arco di oltre sessant’anni da vari sceneggiatori e narrate in flashback. In tutte, Kit Willer non compare. Sergio Bonelli così spiega la cosa: «Mio padre, il creatore di Tex, durante la scrittura dei primi episodi, era talmente poco convinto che questa serie fosse destinata a durare nel tempo che non si era preoccupato di regolare le vicende secondo uno scrupoloso ordine cronologico. Conto quindi sulla comprensione dei lettori affinché questa specie di ‘peccato originale’ che grava da anni sulla coerenza narrativa della collana non mi venga ulteriormente rinfacciato e faccio appello alla frase che, nei miei ricordi scolastici, proclamava l’assoluzione anche per i più importanti scrittori: è stata una licenza poetica!»
Qui entriamo nel cuore del dibattito. È innegabile che Tex è legato indissolubilmente alla figura di Giovanni Luigi Bonelli: romanziere prestato al fumetto, capace di intuizioni geniali già all’epoca del suo restyling dell’Audace, poi artefice con Galep di un eroe duro, realistico, carismatico. Nel 1948, però, nessuno pretendeva una precisa documentazione storica. Si scriveva di getto, privilegiando ritmo, avventura e mito del West idealizzato. Anacronismi, contraddizioni geografiche, sopravvivenze impossibili di personaggi storici e addirittura due guerre di secessione diverse nella stessa biografia erano la norma. Spiega Mauro Boselli: «le avventure di Tex dovrebbero svolgersi intorno al 1880, ma alcuni eventi storici che raccontiamo appartengono in realtà a 10/20 anni prima. È un western di fantasia».
Sarebbe riduttivo, però, limitare la discussione alle incongruenze cronologiche. Il rimpianto di Scapolla va anche alle caratteristiche caratteriali del personaggio, che oggi sono evidentemente molto diverse (lo sappiano i lettori del Terzo Millennio) da quelle delle origini. Secondo il saggista, la personalità di Tex si sarebbe modificata per colpa degli sceneggiatori che hanno sostituito Bonelli senior, perdendo il temperamento «anarchico e libertario» del lupo solitario. Ma davvero? Giovanni Luigi tradito dal figlio (il primo a sostituirlo), da Claudio Nizzi, da Mauro Boselli? Peccato che sia stato proprio lui, Gianluigi, a creare il quartetto dei pards, a far sposare Tex, a nominarlo capo tribù navajo e agente indiano, dunque istituzionalizzandolo.
L’ultima storia del grande vecchio è del 1991: ben oltre le serie a striscia, più di quarant’anni di evoluzione, per mano dello stesso creatore. Bonelli si corresse da sé, e Mauro Boselli (con la collana Tex Willer, il Texone affidato a Stefano Andreucci, il Maxi Nueces Valley e il romanzo Tex Willer. La storia della mia vita) ha fatto ciò che ogni grande saga popolare richiede: colmare i gap lasciati dal creatore, ricucire il canone senza tradirlo, restituire coerenza logica e storica. È qui che entra in gioco il concetto di retcon (retroactive continuity). Per i puristi più intransigenti, Tex Willer sarebbe appunto un retcon: una riscrittura, indicata con un termine che ha spesso accezione negativa quando altera arbitrariamente fatti consolidati. Boselli invece non riscrive: amplia, coordina, riempie vuoti che Bonelli stesso aveva lasciato. Non è neppure un reboot che azzera tutto, né un remake. È piuttosto un prequel rispettoso, che ripercorre e arricchisce il passato. Peraltro il Tex ventenne di Boselli (scavezzacollo, rocambolesco, inserito in un contesto storico preciso) è lo stesso fuorilegge ingiustamente perseguitato delle prime strisce, e assomiglia molto al personaggio anarchico delle origini. Se mi è consentito, oserei dire che spiegando questo ai giovani, forse un paio li convinciamo.
Francangelo Scapolla
RANGER E FUORILEGGE
Le origini di Tex
Il Melangolo
2023, brossurato
144 pagine, 14,50 €€
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