Non posso che concordare appieno con la nostra Michela Feltrin e con quanto scrive nella scheda del nostro database storico: in mezzo ai molti capolavori di G.L. Bonelli apparsi nei numeri precedenti o che appariranno poco dopo (come Sulle piste del Nord e Il figlio di Mefisto), la storia di cui parlerò oggi – conosciuta anche come “La legge di Roy Bean”, dal titolo interno nel n.117 – è, come minimo, “un po’ raffazzonata”.
È una storia che presenta alcune incongruenze, qualche passaggio poco credibile (la sequenza nella vasca, che dovrebbe essere completamente “buia”…), un po’ di confusione con i nomi, eppure… eppure è – oggi come allora – godibilissima per il ritmo, per le numerose battute brillanti tra Tex e Carson e anche con gli altri comprimari, a partire dall’interazione dei due ranger – anche se limitata alle pagine iniziali – con il giudice Roy Bean, personaggio realmente esistito (e poi, interpretato da Paul Newman, portato sul grande schermo da John Huston poco tempo dopo), qui reso in maniera splendidamente grottesca. Esilarante, poi, la figura dell’erculeo sceriffo “spaccatutto” nella parte finale della storia.
Anche la scena nella vasca (di cui potete seguire il finale in calce all’articolo) è costruita in maniera perfetta, al netto dell’incongruenza di cui parlavo prima: Tex e Carson non si arrendono mai e il loro “ottimismo” – Animo! Non siamo ancora finiti! – viene premiato alla fine con il salvataggio all’ultimissimo momento.
Naturalmente, per un appassionato del Maestro Guglielmo come me, i disegni costituivano la ciliegina sulla torta: le anatomie sempre impeccabili, la coreografia di alcune scene, le espressioni sui volti che rispecchiavano perfettamente lo stato d’animo dei personaggi raffigurati… Certo, il suo stile si allontanava dal “classico” Tex by Galep (e anche da quello più dinamico di Ticci), ma in quel periodo Letteri era davvero – insieme a Ferri su Zagor – il mio disegnatore preferito.
La scheda della storia nel nostro database storico
