“The Ghost Fleet” di Cates & Johnson

Il convoglio fantasma

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Valutazione 7 su 10

Con The Ghost Fleet, Donny Cates e Daniel Warren Johnson – guardando con evidente affetto al cinema d’azione americano più fracassone, da John Carpenter a Mad Max, passando per Maximum Overdrive e con tanto di dedica a Kurt Russel – costruiscono un caotico e fracassone mashup di camion giganteschi, complotti governativi, derive bibliche, sette segrete, vendette personali e scenari apocalittici.

L’opera è costantemente sopra le righe e trova nella sua ironia un contrappunto ideale alla violenza che attraversa quasi ogni pagina. Il tono scelto dallo sceneggiatore è quasi scanzonato, volutamente grottesco e, proprio per questo suo essere sempre eccessivo, riesce a funzionare. Cates dimostra infatti una notevole capacità nel tenere alto il ritmo, confezionando una sceneggiatura che corre praticamente senza concedere pause e che, nonostante l’eccessiva quantità di elementi messi in gioco, riesce quasi sempre a mantenere il lettore interessato.

A sostenere questa corsa forsennato ci sono soprattutto i disegni di Johnson, che qui fa emergere con forza quella cifra stilistica che lo renderà uno degli autori più riconoscibili della sua generazione.

Le sue tavole sono dinamiche, violente, cinetiche, attraversate da una costante sensazione di velocità. Ogni inseguimento, ogni esplosione, ogni scontro sembra tentare di far esplodere la pagina e riesce così ad amplificare la regia spettacolare della scrittura di Cates in un connubio eccellente.

Paradossalmente, pur rinunciando a qualsiasi pretesa di realismo, The Ghost Fleet riesce persino ad essere – seppur in un modo tutto suo – quasi credibile e, inoltre, quando il fumetto rallenta e concede spazio a un paio di momenti più intimi, lascia persino intravedere un simil potenziale emotivo.

È proprio qui, però, che emergono anche i limiti dell’opera.

L’impressione è che Cates abbia avuto troppe idee e abbia voluto inserirle tutte nello stesso racconto. La storia americana, i riferimenti biblici, l’apocalisse, le società segrete, gli enti governativi, le vendette personali, l’amore, la bromance, la morte: ogni elemento è affascinante, ma nessuno di questi trova davvero il tempo per sedimentare, per conquistare il lettore e per imporsi come fondante.

L’ipercinesi che rende la lettura così divertente finisce anche per impedire al lettore di creare un vero legame con i protagonisti, che restano spesso più funzionali all’azione che realmente memorabili. E non aiuta il finale che, con gli ultimi eventi che si susseguono con eccessiva rapidità, lascia poco spazio a possibili digressioni e dà l’impressione di una conclusione eccessivamente condensata rispetto all’ambizione del racconto.

Alla fine The Ghost Fleet rimane una lettura piacevole, adrenalinica e capace di intrattenere grazie all’ottimo equilibrio tra la scrittura di Cates e il talento visivo di Johnson. Un fumetto che scorre con facilità, diverte e affascina per il suo immaginario sopra le righe ma che, oltre il fascino fracassone delle sue tematiche, dei dialoghi e dei disegni, non riesce mai a trovare quel cuore capace di trasformare una corsa sfrenata in una storia davvero memorabile.

VOTO
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[ubc_stars]

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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