KeyMan: più pulp di così non si può

Poliziotti duri come il cemento, gangster laidi, supereroi e serial killer di supereroi! Le streghe! I teriantropi!! Ma cosa volete di più? Anche miocuggino!!??

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Tra i due Comicon (Napoli e Bergamo), mi sono trovato a riflettere che in questo decennio in cui il mercato del fumetto ha raggiunto numeri tali da far temere il collasso per implosione e fatto sì che ormai pochissime fumetterie, quasi sempre legate direttamente ai distributori, possano permettersi di avere quasi tutto quello che viene pubblicato ogni mese, le fiere che riescono ad attirare gli editori si sono riprese una delle loro funzioni primarie: quella di essere, appunto, “esposizioni di volumi a fumetti”.

Per tutto lo scorso decennio era infatti ancora possibile entrare in fumetteria, girare tra gli scaffali, prendere in mano e sfogliare i volumi che attiravano la nostra attenzione. Complice lo sconto clienti affezionati, completamente scomparso dalle fiere diventate sempre più impegnative economicamente per gli espositori, l’idea di rientrare dal Comics, Comicon o Fest di turno sovraccarichi di carta era diventata una scelta masochista. In fiera si andava per il cosplay, gli eventi, gli ospiti, la firma sulla variant-special-gold-limited.

Dare nuovi significati all'espressione "arretratezza delle forze dell'ordine"

All’inizio di questo decennio le cose sono andate cambiando e tutto questo discorso è per dire che se non fosse stato per “I Comicon”, io mi sarei probabilmente perso l’uscita di molti fumetti di cui ho parlato (prendendomi i miei tempi) di recente.
In particolare, date le piccole dimensioni dell’editore Sensei Manga, probabilmente mai avrei realizzato che Keyman: the hand of judgement, manga di cui avevo letto… er… delle “anteprime”, aveva finalmente una pubblicazione italiana.

Un’ottima pubblicazione italiana, peraltro.

Ma andiamo con ordine: cosa è Keyman? Se dovessi definirlo con una frase: Keyman è un concentrato di pulp come lo abbiamo definito nella postmodernità. Un minestrone di suggestioni, di immaginari, di stereotipi tenuto insieme da una narrazione. Se la narrazione è buona, il piatto è saporito, altrimenti tutto sa di acqua sporca.

Keyman ci porta a New Hope Lockville, una metropoli tentacolare in cui malviventi rapinano le banche nascondendo i mitragliatori e i loro caricatori a tamburo nelle custodie di violoncello e fuggendo su berline simili a storici modelli Chrisler o Chevrolet, ma seppure possono tenere in scacco la polizia – rappresentata dall’iracondo ma incorruttibile ispettore Alex – il loro destino è quello di essere acciuffati e ridotti in fin di vita dall’incarnazione stessa della giustizia, il supereroe Keyman.

Comprensibile che, quando colui che poteva fermare raffiche di proiettili soltanto gonfiando i pettorali e spegnere esplosioni sbuffando viene trovato barbaramente smembrato, la città sprofondi nel panico e l’ispettore, che ha le fattezze di un tirannosauro in miniatura (a ben pensarci sembra il cugino civilizzato di GON che, dopo una carriera nel basket universitario, è entrato in polizia), si trovi una pesantissima gatta da pelare – nessun riferimento al fatto che la sua ex è una bellissima giaguara antropomorfa – tra le mani.

Unico indizio: sulla scena del crimine, incisa sul cadavere, l’inquietante scritta “Dottor Necro“.
Che è lo stesso nome con cui una ragazzina linguacciuta si presenta all’ispettore Alex dichiarando di essere una strega centenaria.

Riassumendo, abbiamo una pseudo-Chicago senza proibizionismo ma con teriantropi (umani dalle fattezze ed abilità animalesche) e supereroi, un killer da slasher capace di smembrare chi sembra indistruttibile, donne fatali che sono letteralmente streghe, capi della polizia, politici e giornalisti che ruotano intorno a quella che sembra una congiura massonica: gli ingredienti del minestrone ci sono tutti.

Questa scena l'ho già vista...
Dr. Necro: 118 anni e non sentirli

E la narrazione, per fortuna, c’è anche: Keyman ha una coerenza interna clamorosa e un ritmo della miseria!
Non c’è colpo di scena o deus ex machina che non arrivi esattamente quando deve arrivare: non a risolvere un pasticcio creato dall’accumularsi di troppe suggestioni, ma a far procedere la trama verso quella che sembra l’unica direzione possibile.
Ogni stereotipo – dallo sbirro troppo onesto e capace per il suo stesso bene che per sopravvivere ha imparato a menare più duro, più veloce e prima di tutti, alla “burba” idealista e appena appena competente, all’ispettore capo pragmatico e protettivo, al supereroe che proietta un’ombra tanto più scura quanto più è illuminato dai riflettori, fino alla strega in un corpo di bambina reso malizioso dall’esperienza di secoli – è tirato dritto e mostrato in ogni sua declinazione fino a che, da macchietta bidimensionale, diventa tridimensionale.

Il soggetto infine, beh… tutto si può dire tranne che sia già sentito. Ma non si tratta solo di mero esotismo di facciata fatto per stupire: il mondo rappresentato è consistente. L’esistenza di un supereroe è problematizzata nel momento in cui il mondo ancora non si è abituato all’esistenza dei teriantropi, accadimento che data a poco più di 40 anni prima, e deve mettere alla prova le regole di una convivenza ancora fragile con una nuova genia di creature fatta per essere sopra le regole.

L’adorazione per il superuomo convive spalla a spalla con il consueto razzismo strisciante e gli unici che paiono avere a cuore la tenuta della società sono, come sempre, quelli che più vengono criticati e guardati con sospetto.

Se poi a questo aggiungiamo che il tratto di Warai Naku (non si capisce se nome o pseudonimo dietro cui si cela un artista finora prolifico sono nelle nicchie del fandom) è incredibilmente curato e mescola tanto suggestioni del comic “hard-boiled” – il pesante uso di chine scurissime e tagli bianchissimi sono omaggi fin troppo evidenti ai toni contrastati del Sin City di Miller – quanto la regia “action” tipica del manga aumentando a mille ritmo e fomento, si capisce che ci troviamo di fronte ad un manga che merita assolutamente di essere seguito con attenzione.

Complimenti quindi a Sensei Manga per averci scommesso su ed avergli dedicato una pregevole edizione in volumi sovracopertinati ben curata e, per quello che posso giudicare, ben tradotta.

Dinosauri di menare

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