Alla fine del 2012, la Marvel decise di rilanciare tutte le sue collane sotto il marchio Marvel NOW! che apparve in bella vista sulle copertine degli albi dell’epoca.
L’operazione venne condotta “mescolando un po’ le carte” e offrendo nuovi punti di partenza (cioè, in pratica, nuove serie con nuovi numeri 1), senza però rinnegare il passato dei personaggi. Quindi non una retcon narrativa, ma un rilancio delle testate che puntava soprattutto sugli autori.
Ad esempio, gli sceneggiatori e i disegnatori che fino ad allora si erano dedicati al mondo dei Vendicatori avrebbero lavorato sulle serie dei Mutanti, e viceversa.
E così, nei vari “mescolamenti”, mentre Ed Brubaker se ne andava verso altri lidi per dedicarsi a progetti personali, lo sceneggiatore Rick Remender (già visto all’opera su Venom e Uncanny X-Force), fu incaricato di rilanciare la collana Captain America.
Ai disegni fu chiamato inizialmente un veterano della casa editrice, John Romita jr., figlio del maestro John Romita sr. Pur essendosi in precedenza cimentato con altri importanti personaggi (Uomo Ragno, Iron Man, Thor, Devil e X-Men), Romita jr. non aveva mai disegnato la serie regolare di Cap, come invece aveva fatto suo padre per alcune delle storie più amate degli anni ’50 e ’60. Anche se personalmente non ho mai amato troppo i suoi disegni, devo dire che qui lo stile di Romita jr. abbinò un tratto moderno e stilizzato ad una narrazione classica ed essenziale, il tutto rifinito dalle chine del grande Klaus Janson.
All’inizio della sua gestione, Rick Remender dichiarò che “…dopo una serie leggendaria firmata da Ed Brubaker, uno dei miei scrittori preferiti, sembra che solo un grande cambiamento possa sfuggire alla sua eredità” e decise di portare quel cambiamento con Perduto nella Dimensione Z, forse la saga più fantascientifica e surreale nella storia di Cap.
Remender ricorse a un vecchio nemico, Arnim Zola, esperto di genetica e “bio-fanatico”, che era già apparso più volte in precedenza sin dagli anni ’70 del secolo scorso. “Decisi di attingere all’Era Kirby di Cap”, dichiarò lo sceneggiatore riferendosi alla gestione degli anni 1976/1977 “in cui vennero creati personaggi come Arnim Zola o elementi come la Bomba della Follia. Tutte queste idee incredibili, mescolate alla fantascienza che amo, mi sembravano perfette. Volevo emulare, per quanto potessi e con la mia scrittura, quel periodo di Cap”. A differenza di Brubaker, che aveva reso la serie una lunga trama da intrigo internazionale, Remender decise di concentrarsi sugli elementi più fantascientifici, omaggiando le storie più strane del personaggio.
Su Captain America Vol. 7 nn. 1/10 (gennaio/ottobre 2013), Steve Rogers viene rapito da Arnim Zola e trasportato nella dimensione alternativa da lui governata (la Dimensione Z, appunto) dove il tempo scorre più velocemente, popolata da “lucertole di fumo, anguille volanti, formiche giganti rosse con visi umani… esperimenti di Zola”.
Steve si ritrova legato ad un tavolo operatorio con accanto un bambino dentro una teca di vetro. Quando Arnim Zola gli si avvicina per estrargli un campione di sangue, Steve si libera, recupera la sua uniforme e lo scudo, e fugge con il bambino. Questo è un “figlio” di Zola creato in laboratorio insieme a un’altra bambina di nome Jet: lo scienziato voleva estrarre il siero del super-soldato dal corpo di Cap per farne dono ai suoi figli.
Senza alcun modo per tornare a casa, Steve vaga per i paesaggi allucinanti della Dimensione Z, proteggendo e addestrando il piccolo, che ha chiamato Ian, dagli orribili pericoli che lo circondano. Passa un anno, poi un altro. Poi altri dieci. I due sono riusciti a sopravvivere con l’aiuto dei Phrox, indigeni della Dimensione Z e nemici di Zola. E a quel punto, Steve ha qualcosa che non aveva mai avuto prima: un figlio!
L’occasione di vedere Cap nell’insolito ruolo di padre adottivo offre a Remender lo spunto per indagare sull’infanzia di Steve, mostrando dei flashback in cui viene svelata la natura violenta di suo padre, un uomo una volta buono, ma che si è sgretolato sotto il peso della povertà, diventando alcolizzato e violento. Questo sottotesto profondamente umano rende questa saga una storia sia fantastica e ultraterrena, sia sorprendentemente intima.
Quando Zola scopre che Ian è ancora vivo, lo cattura e lo sottopone ad un intenso lavaggio del cervello. Cap assalta la roccaforte nemica, deciso a salvare il ragazzo. Lì affronta Jet Black (l’altra figlia di Zola), e inaspettatamente se la ritrova come alleata, impressionata dall’altruismo di Steve nel proteggere i Phrox. All’improvviso compare Ian che, sotto il condizionamento di Zola, colpisce Cap alle spalle. Quando sta per sferrare il colpo di grazia, interviene – in un salvataggio a sorpresa – Sharon Carter, la donna amata da Steve, che spara al ragazzo.
Sharon rivela ad uno Steve addolorato per la morte di Ian che, nonostante nella Dimensione Z fossero passati 12 anni, egli non era stato assente a lungo dal mondo reale – circa 30 minuti da quando era stato rapito – e che prima di raggiungerlo ha minato la città-astronave di Zola che sta viaggiando verso la nostra dimensione, carica di Mutati (esseri creati geneticamente dal criminale) con il compito di invadere la nostra Terra. Steve, Jet e Sharon si apprestano a tornare nel nostro mondo ma vengono attaccati dalle truppe di Zola. Sharon rimane indietro per far detonare l’esplosivo, permettendo così a Steve e Jet di raggiungere la nostra dimensione.
Ma, nell’epilogo della storia, i lettori scoprono che nella Dimensione Z alcuni dei Mutati di Zola continuano a terrorizzare quel mondo, ma con il passare degli anni vengono contrastati da un guerriero invincibile: Ian, che è sopravvissuto ed è cresciuto diventando un combattente per la libertà del suo popolo adottivo, i Phrox, scegliendo un nome che suo “padre” aveva usato in passato: Nomad!
Cap dunque è tornato. Tornato? Non sempre si può tornare a casa. Questo, Steve Rogers lo sa bene. Per anni si è illuso di non essere più un uomo fuori dal tempo.
Quella che ha vissuto nella Dimensione Z non è stata, infatti, un’avventura come le altre: era la sua vita. Una vita che si è tragicamente conclusa e nella quale ha perso più di quanto potesse mai immaginare: un figlio adottivo, Ian, e la donna che amava, Sharon.
L’episodio che appare in Captain America Vol. 7 n. 11 del novembre 2013 (con Carlos Pacheco che arriva a sostituire John Romita jr. alle matite) è uno dei più commoventi mai visti nella serie. Curato dallo S.H.I.E.L.D. per le numerose ferite riportate nei dodici anni trascorsi nella Dimensione Z (corrispondenti a meno di un’ora del nostro tempo), Steve Rogers ha modo di ripensare alla morte della madre malata quando era ancora un bambino: lei una volta gli aveva detto che, per crescere, avrebbe dovuto liberarsi del suo passato.
Allora, indossata nuovamente l’uniforme di Capitan America, Steve prende con sé Jet Black (come dicevamo, figlia di Arnim Zola e ora sua inaspettata alleata) e la porta a Brooklyn, nella sua vecchia casa che egli aveva adibito a una sorta di “museo” delle sue gesta decennali (con ricordi e cimeli) e dà fuoco a tutto ciò che vi è contenuto…
Con la saga successiva (Captain America Vol. 7 nn. 12/15) si ritorna all’azione: solo questa, infatti, può impedire a Steve Rogers di impazzire dopo tutto ciò che ha perduto. Ecco, quindi, che Cap si reca in Nrovekistan, un paese est-europeo afflitto dalla guerra, per affrontare Nuke, una sorta di versione distorta del super soldato-americano (creato nel 1986 sulla testata di Daredevil), che sta distruggendo tutto sul suo cammino in nome dell’America!
La sua furia sembra collegata alle misteriose azioni di un uomo cinese dai poteri magici, chiamato Chiodo di Ferro, che giura di voler distruggere l’Occidente per vendicarsi di coloro che vede soffrire per colpa del capitalismo.
Dopo un altro numero one-shot (Captain America Vol. 7 n. 16 dell’aprile 2014, disegnato in via del tutto eccezionale da Pascal Alixe) tutto incentrato sul personaggio di Jet Black, che sta ancora cercando di abituarsi al nostro mondo, combattuta nell’intimo tra il sincero eroismo di Capitan America e il retaggio criminale di suo padre Arnim Zola, ecco che Rick Remender decise di osare ancora di più nella nuova storyline in cinque parti Il Chiodo di Ferro (il misterioso cinese, appunto, che stava dietro le azioni del folle Nuke) apparsa su Captain America Vol. 7 nn.17/21 tra aprile e agosto 2014.
Accompagnato dal disegnatore tedesco Nic Klein, lo sceneggiatore pose Capitan America contro il supercriminale Ran Shen, alias Chiodo di Ferro: questi, durante uno scontro, elimina il siero del super-soldato dal corpo di Steve. Gli effetti svaniscono quasi immediatamente: forza, riflessi e agilità superumane si dissolvono, così come i benefici che rallentavano l’invecchiamento. All’improvviso, Rogers dimostra la sua vera età: la mente, le esperienze, le conoscenze di Cap sono ora nel corpo di un novantenne!
Con Carlos Pacheco nuovamente alle matite, Rick Remender, terminata l’opera di “decostruzione” di Capitan America, lanciò l’ultima mini-saga di questa settima serie (Captain America Vol. 7 nn. 22/25 del settembre/dicembre 2014) che concluse anche il ciclo di storie iniziato dallo sceneggiatore più di un anno e mezzo prima.
Mentre un anziano Steve Rogers è costretto a letto per riprendersi dalle ferite della precedente battaglia, creature dalla Dimensione Z invadono la Terra agli ordini di Arnim Zola che si è nuovamente alleato con il Teschio Rosso (ora di nuovo in un corpo umano). Ma la vera sorpresa è che nella nostra dimensione giunge anche Ian, il figlio adottivo di Steve ormai diventato adulto e che ha assunto il nome da battaglia di Nomad!
Il nuovo Nomad aiuta Steve e i Vendicatori a contrastare Zola e i suoi Mutati, mentre Falcon e Jet Black scoprono che anche Sharon Carter è viva, invecchiata di oltre un decennio e prigioniera di Arnim. Dopo averla liberata, con grande stupore di Steve, Ian chiama Sharon “mamma” e scopre che lei ha cresciuto il ragazzo dopo la sua partenza, rendendolo – in buona sostanza – il figlio adottivo di entrambi. La sconfitta delle forze di Zola coincide con l’abbandono di Jet, che decide di tornare nella Dimensione Z con il padre: accusata ingiustamente di tradimento da Sharon, giura di vendicarsi, nonostante in quel periodo stesse iniziando una relazione con Falcon/Sam Wilson.
Una settimana dopo, tutti i Vendicatori si riuniscono nel loro palazzo, dove Steve annuncia che, dal momento che egli non può più combattere come prima, lui e Sharon aiuteranno i Vendicatori offrendo supporto tattico e operativo nelle missioni. Steve poi presenta agli altri il nuovo Capitan America, Sam Wilson, e gli consegna lo scudo!
E così, proprio Sam Wilson, eroe che (nei panni di Falcon) era stato spesso limitato al ruolo di spalla, fu scelto come successore del manto di Cap, esordendo in questo ruolo sull’ultimo albo (il 25) della settima serie di Captain America, scritto da Rick Remender e disegnato da Carlos Pacheco e Stuart Immonen. Con Steve ormai troppo anziano per combattere sul campo, ma pronto a sostenere gli eroi da dietro le quinte insieme a Sharon, il suo vecchio amico assunse l’onore e l’onere dello scudo, pronto per debuttare – l’anno successivo – su una nuova, anzi “nuovissima” serie.
(continua)
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