Capitan America, gli anni 2010.
Parte I

Capitan America: Rinato!

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Dopo la morte di Steve Rogers e con Ed Brubaker saldo al timone della serie, James Buchanan “Bucky” Barnes era il nuovo Capitan America da ormai un anno e mezzo e, sfidando le iniziali reticenze di alcuni lettori più diffidenti, aveva traghettato le avventure dell’eroe a stelle e strisce nel secondo decennio del XXI secolo.

Il Capitan America originale era morto e sepolto, i lettori non potevano più dubitarne. Eppure, la speranza che tutto ciò non fosse vero, che alla fine Steve Rogers potesse sconfiggere nuovamente la morte, che potesse tornare a lottare per il bene, rimase nel cuore di molti. Era solo una tenue speranza, contro ogni evidenza, ma era legittima. Perché era già successo.

La carriera del Capitan America che i lettori avevano conosciuto e amato negli ultimi quarant’anni era cominciata proprio con una resurrezione. Steve Rogers, il primo super-soldato americano, era “morto” insieme al giovane aiutante Bucky Barnes negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale… d’altra parte, il sacrificio è il destino di tutti gli eroi. E la morte li rende immortali. Ma la morte non aveva mai fermato Capitan America…

Già, la morte… un evento che dovrebbe essere definitivo, benché nei fumetti non lo sia quasi mai. Peraltro, è un espediente narrativo frequente. Troppo frequente? Può darsi. Una delle critiche più ricorrenti nei confronti dei comics di supereroi è l’eccessivo ricorso a morti/resurrezioni: circostanza che farebbe perdere credibilità ai personaggi. E che spinge i più critici a un commento un po’ cinico e sbrigativo: “Non avevano nient’altro da inventarsi…” Ma è proprio così?

Costretti a raccontare un personaggio per decenni, a produrre almeno una storia di 20 pagine al mese, a obbedire a un mercato che richiede idee e ritmi da catena di montaggio, è comprensibile (quasi necessario) che gli sceneggiatori ricorrano a tutti gli sviluppi narrativi possibili. Non è sbagliata la morte/resurrezione in sé. Eventualmente lo sono lo svolgimento contorto oppure la spiegazione poco credibile: quando cioè lo scrittore, a corto di fantasia, si aggrappa a tutto.

Ma se questo espediente narrativo regala pathos ed emozione – ossia costringe i lettori ad appassionarsi ancor più al personaggio in attesa dell’inevitabile evento che ristabilisca lo status quo – allora ben vengano le morti temporanee a fumetti. Sono come i cambi di identità o l’abbandono del costume: fasi della vita.

E fu così che Ed Brubaker, dopo aver recuperato l’imprescindibile figura di Bucky, dopo aver presentato la morte di Cap carica di significati politici e il dramma angosciante di Sharon Carter, dopo aver proposto un Teschio Rosso mai così spaventoso e credibile, il tutto in una combinazione che aveva caricato ogni pagina di un impatto emozionale fortissimo, unì le forze con il disegnatore britannico Bryan Hitch (acclamato illustratore di Ultimates e Fantastic Four) sui sei numeri della miniserie Captain America: Reborn pubblicata dal settembre 2009 al marzo 2010, periodo durante il quale le uscite della serie regolare di Captain America furono sospese.

Sharon Carter scopre che l’arma che aveva utilizzato per uccidere l’uomo amato – e che era giunta nelle sue mani grazie alle macchinazioni del Teschio Rosso e del dottor Faustus – non è una normale pistola. Progettata dal Dottor Destino in persona, aveva in realtà “congelato” nel tempo e nello spazio Steve Rogers.

Questa miniserie racconta, alternandoli, i tentativi di Sharon, Bucky, Falcon e dei loro alleati di riportare indietro Steve, nonché i brevi viaggi nel tempo compiuti da quest’ultimo che sta continuando a rivivere alcuni dei momenti più importanti della sua vita: dallo sbarco in Normandia, alla morte di sua madre, a una battaglia al fianco di Bucky, senza però avere idea di cosa gli stia accadendo.

Il tutto fa parte di un complesso piano del Teschio Rosso – assistito dal Dottor Destino, da Arnim Zola e dagli sgherri Sin e Crossbones – per impossessarsi del corpo di Steve e “abitarlo” come aveva fatto con quello di Lukin. Sharon Carter rappresenta la “costante” per poter riportare indietro l’eroe a stelle e strisce, ma la sua fuga di qualche tempo prima aveva compromesso il processo.

Intanto, Reed Richards dei Fantastici Quattro e Namor il Sub-Mariner recuperano il corpo di Steve Rogers, custodito in una tomba sul fondo dell’Oceano Artico, con la speranza di poterlo studiare, ma improvvisamente il cadavere scompare sotto i loro occhi come se non fosse mai esistito.

Accompagnato da Sin e Crossbones, il Teschio Rosso giunge a Latveria dal Dottor Destino; su ordine di Norman Osborn (che si è alleato con il Teschio Rosso, pensando poi di manipolarlo per i suoi fini) anche Sharon Carter viene portata a Latveria, dove scopre che il Teschio – che credeva di aver ucciso – non è morto e che Destino ed Arnim Zola hanno ricostruito il dispositivo temporale per permettere al criminale nazista di impossessarsi del corpo di Steve Rogers. Proprio quando sta rivivendo il momento più drammatico della sua vita, ovvero la missione contro Zemo in cui lui e Bucky apparentemente erano morti, Steve viene riportato nel nostro tempo.

Sharon invoca il nome dell’uomo che ama, ma con orrore si accorge che all’interno del corpo di Capitan America ora risiede la mente del Teschio Rosso, mentre Steve Rogers si ritrova intrappolato in una prigione psichica ideata per lui affinché non possa riprendere possesso del suo corpo. Poi, a bordo di un velivolo, il Teschio Rosso (nel corpo di Capitan America) si dirige alla volta di Washington, invano inseguito dai Vendicatori intenzionati a soccorrere Sharon Carter.

Il loro aereo viene abbattuto e gli eroi si schiantano proprio davanti al Lincoln Memorial, dove si ritrovano ad affrontare una squadra di Super M.O.D.O.K. guidati da Crossbones. Mentre sul piano mentale la volontà di Steve Rogers combatte contro quella del Teschio cercando di riprendere possesso del suo corpo, il nazista (sempre nel corpo di Capitan America) di fronte al monumento di Lincoln affronta in combattimento Bucky, il nuovo Capitan America, che, dopo uno scontro ferocissimo, viene messo a terra e privato della sua mano bionica.

Proprio nel momento in cui il Teschio Rosso sta per avere la meglio su Bucky, grazie all’influenza di Sharon Carter (che Arnim Zola aveva definito la “costante” nella vita di Capitan America) e alla propria forza di volontà, Steve Rogers – all’interno della sua mente – riesce a sconfiggere il suo mortale nemico e a riprendere il controllo del proprio corpo, mentre la coscienza del Teschio viene espulsa per ritornare nel suo corpo robotico, che viene distrutto.

Dopo aver riabbracciato l’amata Sharon, Steve viene invitato da Vedova Nera a lasciare immediatamente la zona, per evitare l’intervento degli Oscuri Vendicatori, la squadra creata da Norman Osborn.

Nel frattempo, Osborn stesso viene informato del ritorno del vero Capitan America e del fatto che, a causa di un’esplosione, Sin è stata sfigurata in volto, divenendo molto somigliante al padre.

Nell’epilogo, Steve Rogers si ritrova a riflettere su alcune visioni apocalittiche del futuro che ha avuto durante il suo vagare nel tempo e si interroga su come si possa evitarle. Quando Sharon arriva per portarlo alla festa che si sarebbe tenuta in suo onore, Steve le chiede un altro minuto per stare solo con lei, desiderando godersi quel momento di tranquillità… finché dura.

Le immediate conseguenze degli avvenimenti narrati in Captain America: Reborn vennero affrontate da Ed Brubaker sull’albo speciale intitolato Chi impugnerà lo scudo? (Captain America: Who Will Wield the Shield?) per i disegni di Jackson Guice.

La storia rispose alla domanda che aveva cominciato a serpeggiare tra i lettori: chi sarebbe stato, adesso, l’unico e solo Capitan America?

Ora che Steve Rogers è tornato, Bucky Barnes, che con rispetto e non senza qualche dubbio ha indossato in sua assenza i colori dell’uomo che era stato il suo mentore durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, si appresta a restituirgli il titolo di Capitan America. La sua attuale partner, Vedova Nera, lo convince allora a partecipare a un’ultima missione nei panni di Capitan America per fermare alcuni supercriminali evasi. Nel frattempo, da un’altra parte della città, Steve Rogers è inquieto e, indossato il costume di Capitan America, esce nella notte ritrovandosi ad assistere in disparte alla battaglia tra Bucky e Vedova Nera contro Mister Hyde e i suoi scagnozzi. Bucky si accorge della sua presenza e gli lancia lo scudo con il quale Steve Rogers ferma definitivamente il brutale Mister Hyde. Sventata la minaccia, Bucky è pronto a lasciare all’amico lo scudo, ma Steve glielo riconsegna spontaneamente affermando di non essere ancora pronto per tornare in azione.

In realtà, il motivo di questa scelta è dovuto a una delle visioni del futuro avute da Steve quando era perduto nel tempo, nella quale ha visto Bucky morire mentre non indossava il costume di Capitan America. In questo modo, Steve spera di poter evitare all’amico quel nefasto destino.

Il mattino seguente, Steve Rogers viene ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama che gli concede il perdono presidenziale per essersi, a suo tempo, opposto all’Atto di Registrazione dei Superumani.

Quando Steve gli fa capire che non ha intenzione di riprendere il suo vecchio ruolo, il Presidente gli rivela che nel futuro prossimo il paese avrà ancora bisogno di lui per qualcosa di molto più importante.

Dunque, nonostante il ritorno di Steve Rogers nell’Universo Marvel, il manto di Capitan America rimase sulle spalle di Bucky Barnes. Nel frattempo, anche la collana Captain America Vol. 5 aveva ripreso le pubblicazioni, continuando a presentare le avventure dell’ex Soldato d’Inverno. Sui numeri 602/605, pubblicati nei mesi di maggio e giugno 2010, Ed Brubaker e Luke Ross misero in scena la resa dei conti tra il nuovo Capitan America e il Capitan America degli anni ’50, William Burnside, che – da quando era evaso dal covo del Teschio Rosso – si trovava ancora a piede libero.

Burnside, che in passato si era sottoposto a diversi interventi di chirurgia plastica per somigliare in tutto e per tutto a Steve Rogers, vaga confuso in un’America colpita da una profonda recessione, così diversa da quella in cui era cresciuto. Decide, quindi – sempre indossando i panni di Capitan America – di assumere il comando del gruppo antigovernativo dei Cani da Guardia con lo scopo di “salvare la vera America”. 

Con il supporto di Sam Wilson/Falcon, Barnes decide di infiltrarsi nell’organizzazione come nuova recluta, ma quando Burnside vede una sua foto lo riconosce immediatamente e lo fa prigioniero insieme a Falcon, impossessandosi del congegno che permette a quest’ultimo di volare per poterne estrarre il vibranio con cui creare un potente esplosivo.

Da prigioniero, Bucky (privato del costume e dello scudo, e costretto a indossare la sua vecchia uniforme della Seconda Guerra Mondiale) viene a sapere dal falso Capitan America che è sua intenzione diventare il leader di tutte le milizie che si oppongono all’attuale sistema americano e di voler far saltare in aria la storica diga di Hoover (al confine tra l’Arizona e il Nevada) per mandare un segnale forte al Governo degli Stati Uniti. Liberatisi, Bucky e Falcon affrontano il folle Burnside che minaccia di far esplodere la bomba al vibranio. Bucky, impugnando un fucile mitragliatore, cerca di ragionare con lui promettendogli che sarebbe stato curato da dei validi medici. Burnside, non volendo sentire ragioni, dichiara che piuttosto preferisce morire.

A quel punto, Bucky esaudisce il suo desiderio crivellandolo di colpi e facendolo cadere nella diga sottostante. Più tardi, le autorità catturano gli altri terroristi ma il corpo dell’uomo che credeva di essere Capitan America non viene ritrovato.

Contemporaneamente a questi eventi, Steve Rogers fu impegnato (fuori dalla collana regolare) nel crossover Assedio (marzo/maggio 2010), nel corso del quale radunò le forze dei Vendicatori che negli anni precedenti, dopo Civil War, si erano trovati su fronti opposti, per mettere fine al potere del malvagio Norman Osborn, dei suoi Oscuri Vendicatori e dell’organizzazione H.A.M.M.E.R. (che aveva soppiantato lo S.H.I.E.L.D.).

Al termine della saga, il Presidente Obama chiamò nuovamente Rogers alla Casa Bianca e gli propose un incarico ufficiale. L’Atto di Registrazione dei Superumani sarebbe stato abolito, la H.A.M.M.E.R. smantellata, Osborn incarcerato e sarebbe toccato a Steve, l’ex Capitan America, rimettere in piedi lo S.H.I.E.L.D. e guidare la comunità dei supereroi.

“Abbiamo visto il mondo secondo Nick Fury” disse il Presidente, “abbiamo visto il mondo secondo Tony Stark… e, Dio ci protegga, abbiamo visto il mondo secondo Norman Osborn. Steve Rogers… Capitano… Le chiedo di rispondere alla chiamata”. Steve rispose di sì e fu l’inizio di una nuova era, denominata dalla Marvel l’Età degli Eroi (The Heroic Age, in originale).

continua…

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Magazine uBC Fumetti

Captain America è © Marvel Characters, Inc. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Captain America © Marvel Characters, Inc. · iniziativa indipendente

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