Nippur di Lagash n.1:
L’inizio del viaggio

Le prime storie di Nippur, inedite in Italia!

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Non ricordo esattamente il momento in cui scoprii che le prime 180 storie di Nippur di Lagash erano state saltate a piè pari. Mi ero appassionato molto alle vicende del guerriero guercio recuperando tutti gli inserti (il mio primo inserto rilegato è stato proprio quello di Nippur), ma c’era sempre qualcosa che non tornava.
L’incorruttibile aveva vissuto tante avventure precedenti a quelle che conoscevo io, infatti.
Ecco perché di Nofretamon non sapevo quasi nulla. Ecco perché Ur El e Teseo erano così importanti. Certo, avevo fatto la conoscenza di Hattusil l’ittita quasi subito, ma non bastava.

In ogni caso, essendo avvezzo alle lunghe attese, tra patente e laurea ci ho messo quasi un secolo, è arrivato finalmente il guerriero di Lagash (Re, errante…), questa volta dal primo episodio.

Tutte e tre le volte in cui ho avuto occasione di incontrare l’Eura, ho chiesto a Sergio Loss – perorando la mia causa con del buon vino sardo – di pubblicare, anche in edizioni limitate, le prime storie del sumero. 

Purtroppo la questione disegni “oribbili” era preponderante. 

Quelle storie erano impubblicabili. L’occhio attuale (quello di vent’anni orsono, allora discutevamo di storie che erano già vecchie di vent’anni; che storia… altro che “attuale” scritto a caso nel 2026) le avrebbe rifiutate, con lui anche il lettore occasionale.

Non molto tempo dopo, grazie alla rete riuscii a recuperarle, facendolo tradurre da me medesimo me stesso. In quel momento capii che io le avrei comprate lo stesso, forse anche molti altri lettori. 

La domanda che mi viene spontanea ora è: “Partendo senza conoscere Wood e Olivera, lo avrei fatto?”

La mia passione per i fumetti argentini – merito di un Kol alle prese con una caffettiera – era infatti all’apice. Qui la legione, Nippur, Il Cosacco, Gilgamesh, Savarese e Dago (qui mi fermo: potrei stilare una lista lunghissima solo di storie della Leyenda) sicuramente influivano nella mia scelta. Inoltre conoscevo bene Nippur e ne amavo le storie, avevo consumato i sandali insieme a lui, avevo mangiato formaggio e olive. Dunque a quel punto era scontato che ne volessi leggere gli esordi. Quella risposta non posso averla e non la avrò mai. 

Cercheranno di averla le Edizioni Lancio. Quelle vicende potranno avere una platea di lettori ora? Quel rischio che vent’anni fa non si poteva correre, viene corso in questo 2026.
Questo è un atto di amore, di coraggio. Un atto da guerrieri. 

Per dirla con Wood, in storie che vedremo in séguito, Nippur controllava le braccia delle persone che incontrava durante il suo peregrinare. Se il braccio destro era grosso e nodoso, era quello di un forte combattente e guerriero temibile.

Immagino che lo siano anche le braccia di Gianluca Piredda e di Vincenzo Perrone, come si conviene a chi mette finalmente queste storie alla portata del lettore (spero mi perdoneranno per questi accostamenti, ma Nippur, per me, è anche questo). 

Sarebbe stato più semplice limitarsi a Dago, Amanda e Martin Hel, più noti e più presenti nelle edicole. 

Loro non si sono accontentati… ed eccoci qua.
Ho scritto grazie altre volte. Questo però è un grazie che viene da molto lontano, acquisendo la forza del tempo che è passato.

Parlare subito del fumetto, non sia mai, prima devo fare i consueti giri mentali.

Che dire: i disegni sono scarni, abbozzati, lontani da tutto ciò che si vede adesso. Ma anche da ciò che si vedeva a fine anni ’60: controllate cosa c’era in giro e avrete la risposta. Quindi anche il gioco della contestualizzazione non può servire. A questo punto, allora che si fa?

Si fa che si legge.

Ricordo proprio la risposta a una lettera in una pagina della posta di Lanciostory o di Skorpio: dei bellissimi disegni non salvano una brutta storia (non è vero nemmeno questo, a volte i dettagli, le espressioni di molti maestri del fumetto, o anche solo i cavalli e i gauchos di Roume portano a salvare brutte storie, o, perlomeno lo faccio io), ma una bellissima storia salva anche disegni non particolarmente belli.

Siamo dunque nel secondo caso? Io dico di sì.

Con tutti i limiti del Robin Wood esordiente, abbiamo di fronte a noi tutto ciò che lo contraddistinguerà in futuro. Didascalie zeppe di retorica e poesia particolare, dialoghi affilati con metafore adatte all’ambientazione, caratterizzazioni in poche vignette dei comprimari, siano essi traditori, vecchie burbere o guerrieri predestinati. La Leyenda c’è.

Si parte dalla caccia a Ur El, il gigante di Elam, fino al saluto al medesimo. In mezzo abbiamo Luggal Zaggizi, Teseo, Sargon e tanti altri personaggi. Abbiamo storie che hanno dramma, amicizia, amore, pirateria. Abbiamo il corollario di gobbi, belle dame, cinghiali guerrieri, schiavi liberati e tanto altro. 

Ho già scritto che la Leyenda c’è?

Cresce inoltre anche Lucho Olivera. Dalla prima all’ultima storia c’è un abisso intero. In alcuni momenti si intravede quella potenza grafica che porterà su Gilgamesh. Alcune tavole le ho studiate a fondo, cercando l’Olivera più conosciuto, riuscendo a intravederlo.
Sono le tavole di apertura della storia, quelle più grandi. Quelle che spesso nel fumetto argentino fanno da apripista alla storia; consentendo al disegnatore di sbizzarrirsi. 

Lì si vede proprio che sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. Il Lucho dell’anno che verrà (anche questa potevo risparmiarla, ma è più forte di me). 

Dunque bene, molto bene.

C’è stato piacere anche nell’attesa. Ci si acquatta ad osservare, come cacciatori di leoni mesopotamici fino a che il Leone non appare davvero.

Il Leone di Lagash è tornato. Questa volta vuole raccontarci tutta la sua Storia. 

Che inizia con Olivera, passa per i Villagran, avrà Zaffino, Mulko, Muller e tanti altri che in questo momento non ricordo. Ma al suo timone avrà sempre Wood. Si formerà anche uno Studio Nippur, divertitevi a cercare i nomi degli autori coinvolti. Nippur è l’inizio di tante cose, forse anche di una Leyenda.

Auguro a me come lettore e allo staff di vederla completata. 

A differenza dell’edizione argentina del quarantennale, avremo non un disegno nella costina, bensì l’affresco di una storia che merita di essere letta nella sua interezza.

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