Secoli bui: il commiato di Alberto Salinas

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Continuando a “fare ammenda” per alcuni fumetti che avevo segnalato eoni fa in questa rubrica senza poi scrivere un articolo al riguardo, avevo parlato dello sceneggiatore Ricardo Ferrari in occasione del suo Golem, accennando a un’altra sua serie… si trattava appunto di Secoli bui, di cui parlerò oggi dopo averla riletta ed essermi gustato nuovamente i disegni di un Maestro delle historietas: Alberto Salinas, il creatore grafico di Dago e di tanti altri fumetti indimenticabili.

Dopo aver smesso di leggere i settimanali dell’Eura Editoriale alla fine dello scorso millennio, continuai a seguire saltuariamente le collane di ristampe in grande formato, Euracomix Tuttocolore e I giganti dell’avventura: era un modo per rileggere fumetti già apprezzati negli anni ’80-’90 (soprattutto quelli firmati Robin Wood, ma non solo), oppure per scoprire materiale per me “inedito”, in quanto apparso su Lanciostory o Skorpio nel terzo millennio. Andò così, ad esempio, per Detective Abbeyard e Specie in via di estinzione, due serie umoristiche scritte da Viviana Centol.

Toni e tematiche completamente differenti, invece, per la trilogia di albi Euracomix che ristampava in toto la serie Secoli bui, ambientata in un Medioevo tanto cupo quanto realistico. Devo ammettere che, all’inizio, fui attratto non tanto dalla trama quanto dal disegnatore: Alberto Salinas è sempre stato uno dei miei artisti preferiti, sin da quando lo scoprii negli anni ’70 su serie pubblicate da Skorpio quali Continente Nero e Legione Straniera. Ma il vero e proprio innamoramento scoccò con l’epopea di Dago: ricordo quanto “soffrivo” quando, a causa della proverbiale lentezza di Salinas, le avventure dell’ex schiavo – divenuto giannizzero e personaggio larger than life – venivano sospese per mesi e mesi… e quasi mi arrabbiavo quando lo vedevo all’opera su altre serie firmate Wood, ad esempio Chaco (che, a dire il vero, abbandonò dopo gli episodi iniziali, con Carlos Casalla che continuò a disegnarla), oppure le due miniserie dedicate a Dracula.
Negli anni successivi, le apparizioni di Salinas si diradarono ulteriormente, con Dago che passò nelle mani di Carlos Gomez: a memoria, ricordo soltanto un altro paio di miniserie (sempre di Wood), cioè I Borgia e I fratelli della Filibusta. Se il segno del Maestro mostrava saltuariamente qualche cedimento dovuto all’età, i pregi che avevano sempre caratterizzato le sue opere continuavano ad essere ben presenti: primo tra tutti, la completa padronanza dell’anatomia umana, ma anche la ricchezza di espressioni di tutti i personaggi, compresi quelli che apparivano solo in poche tavole (sebbene alcuni “volti tipici” tendessero a ripetersi).

Tornando alla mia scoperta di Secoli bui, rivedere Salinas all’opera ha costituito una forte emozione, amplificata dalla possibilità di leggere tutta la serie nell’arco di pochi mesi (e non di anni, com’era successo – si veda in calce all’articolo – per la pubblicazione originaria). Un vero e proprio tuffo nel passato, grazie anche alle storie ambientate nel Medioevo e allo stile volutamente vintage dello sceneggiatore, Ricardo Ferrari: personaggi perfettamente delineati a partire – naturalmente – dal protagonista Goffredo, appena tornato dalle Crociate; didascalie classiche che più classiche non si può; tematiche basate sul senso dell’onore come da tempo non ritrovavo sulle pagine di un fumetto; e, dulcis in fundo, la figura della “strega / santa”, salvata da Goffredo, che diventerà poi sua sposa. Un “cammino tra carne, fede e ombra”, come ha scritto Luca Marino presentando la ristampa della serie datata 2025, cui Salinas contribuisce con il suo disegno realistico, attento al dettaglio e all’uso del chiaroscuro in tavole che non sfigurerebbero a fianco di quelle da lui realizzate vent’anni prima.
Ci sarebbero stati altri episodi, se il Maestro non fosse scomparso a fine 2004 a causa di un incidente mentre maneggiava un’arma? Forse sì… ma non potremo mai saperlo. Restano questi sei episodi che costituiscono il suo indimenticabile commiato artistico.

I 6 episodi di Secoli bui (ciascuno dei quali composto da 5 puntate) sono apparsi sulle pagine di Skorpio con una curiosa frequenza di pubblicazione: sempre nel mese di gennaio, per cinque anni consecutivi dal 2001 al 2005. L’unica eccezione è costituita dall’ultimo episodio, apparso invece nei numeri da 19 a 23 del 2005.
Tra l’agosto e l’ottobre dello stesso anno, l’intera serie viene immediatamente ristampata – con due episodi per ciascun volume – nei numeri da 203 a 205 della collana Euracomix, MA in bianco & nero e non a colori (trattamento riservato fin lì soltanto ai numeri da 55 a 57, contenenti le prime due parti dell’Eternauta).
Il successo di questa serie è testimoniato da un’ulteriore ristampa, venti anni dopo. Nonostante una gestione già gravemente compromessa, infatti, l’Editoriale Aurea ha ripubblicato
Secoli bui lo scorso anno in sei albi della collana “I classici del fumetto di Lanciostory & Skorpio“, offrendo a lettori nostalgici – e non – la possibilità di riassaporare i disegni del maestro Alberto Salinas.

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