Molto tempo fa, in una chat con il mio amico Butch Walts, avevo indicato il sacco di Roma come l’arco narrativo che preferivo nella lunghissima vita editoriale di Dago, un’historieta che mi ha sempre affascinato. Era quindi inevitabile che decidessi di includere questa saga tra i miei Evergreen…
Dago, per sfuggire ai suoi nemici a Madrid, si arruola nell’esercito in marcia verso Roma guidato dal Conestabile di Borbone e si ritrova a tentare di salvare la Città Eterna, convinto dal Papa e soprattutto dall’enigmatica Antonia de Medina, della quale si innamorerà dopo un inizio decisamente burrascoso. I suoi sforzi resteranno tuttavia infruttuosi: il 6 maggio 1527 il Conestabile viene ucciso e le sue truppe iniziano il sacco di Roma, guidate dal fanatico predicatore luterano Enfeldt. Dago riuscirà però a mettere in salvo il Papa a Castel Sant’Angelo e ad uccidere il predicatore.
Robin Wood e Carlos Gomez danno vita ad un affresco articolato e appassionante, intrecciando gli avvenimenti della Storia reale (alcuni accuratamente documentati, altri maestosamente romanzati) con le storie del Giannizzero Nero e di uno stuolo di comprimari azzeccatissimi. Lo sceneggiatore, in particolare, non si (e ci) fa mancare niente: tradimenti e complotti, atti eroici, grandi amori, personaggi indimenticabili… Tutti al servizio di una trama serrata e avvincente.
Ci dev’essere qualche ragione particolare per cui gli uomini più importanti della Terra, i papi, i re, i condottieri e i più terribili e vendicativi tra i tiranni, accettino di parlare con [Dago], gli prestino ascolto, ne sentano il fascino assoluto e ne percepiscano l’infinito dramma.(dalla presentazione in seconda di copertina)
Come disse una volta Umberto Eco, “Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere. Cento cliché commuovono”.
In questa grandiosa saga, Robin Wood sembra prendere Eco alla lettera. Dago era già, sin dai suoi esordi, un personaggio larger than life (proprio come il suo creatore): nobile veneziano tradito e fatto schiavo, divenuto rinnegato per poter proseguire la vendetta contro chi ha massacrato la sua famiglia, amico / nemico di Barbarossa, al servizio – volta dopo volta – di Solimano, del Re di Francia, del Papa ma sempre mantenendo la sua indipendenza (che, naturalmente, lo fa detestare e temere da tutti i potenti che richiedono i suoi servigi), testimone di eventi storici e occasionale compagno di viaggio di Nostradamus, oppure di Martin Lutero, dei conquistadores… e chi più ne ha, più ne metta, in un’interazione continua con gli eventi della Storia arricchiti da “grandi amori” in quasi ogni episodio, tra liaisons intense che durano però lo spazio di poche pagine e altri personaggi femminili più sviluppati.
Molte di queste caratteristiche vengono condensate nelle 250 pagine circa che compongono l’arco narrativo conosciuto come “il sacco di Roma”. Il lettore sa benissimo che Dago non potrà salvare Roma dalla rovina che l’attende (né, d’altronde, Kozakovich & Connors erano riusciti a salvare lo zar Nicola II…), ma – una volta accettata una robusta suspension of disbelief – potrà lasciarsi trascinare con piacere dalla trama nel suo complesso, senza soffermarsi sull’implausibilità delle numerose coincidenze e/o sugli archetipi di cui sopra. Vogliamo vederne alcuni?
– Dago conosce sempre TUTTI ed è ascoltato da tutti, come nella citazione riportata all’inizio dell’articolo. Fa parte dell’esercito assediante (anche se per circostanze fortuite), ma si adopera per salvare Roma scampando a numerosi complotti orditi ai suoi danni, quasi fosse immortale – come spesso sostenuto dai suoi compagni di avventure.
– Dago conosce Antonia e rifiuta le sue profferte sessuali, facendosi odiare al punto che lei vorrà “il suo cadavere in una tomba aperta”. Poche pagine e… puff, scoppia un amore infinito dopo aver conosciuto la disgraziatissima storia di lei, abusata e torturata da un marito vecchio e vizioso. Dago, poi, farà i salti mortali per metterla in salvo: uno, due, tre cliché (forse di più) allegramente affastellati.
– En passant, il lettore potrebbe chiedersi… ma a Madrid non è rimasta Margherita, sorella del Re di Francia, innamorata (forse ricambiata) del rinnegato? Beh, sì… ma questo è un particolare secondario (e, per inciso, Dago continuerà ad avere storie amorose anche in séguito, con una ripetitività talvolta stucchevole, nonostante Antonia divenga la madre di suo figlio).
– Wood mescola abilmente la Storia documentata con quella romanzata: basta una rapida ricerca su Internet per verificare che, sì, UNO dei possibili uccisori del Conestabile di Borbone era stato davvero Benvenuto Cellini. Enfeldt, invece, sembra un personaggio inventato di sana pianta: ma è talmente, fanaticamente realistico – nel contesto storico – da sembrare più vero del vero.
– Naturalmente il Conestabile non è l’unico personaggio realmente esistito presente nella trama, ma la sua grandiosa caratterizzazione lo rende indimenticabile: chi, meglio di lui, poteva personificare l’animo nobile che si ribella al suo Re e alla sua patria, costretto dalle circostanze e dalle false accuse? Spesso, nelle storie di Wood, fanno capolino le atmosfere da feuilleton: qui debordano clamorosamente.
– E i comprimari o gli episodi secondari che rafforzano la trama principale? Wood non perde occasione per pescare a piene mani in vari cliché abusati. E così, solo per fare un esempio, ecco il mercenario “Mezzafaccia” che morirà proprio come gli aveva predetto anni prima un’indovina (ah, va da sé che molti dei comprimari fanno una brutta fine, spesso per salvare Dago).
– Poteva mancare un personaggio femminile sotto mentite spoglie? Certo che no… Solo che, come in molti altri fumetti (così, al volo, mi viene in mente Cybersix nei panni dimessi di Adrian Seidelman), serve davvero una ROBUSTISSIMA suspension per non prorompere in un “maddai!!!” dopo aver assistito alla trasformazione del macilento “Pidocchio” nella quasi top model Evangelina.
– Ah, naturalmente Benvenuto Cellini, mostrato per decine di pagine come una sorta di puttaniere che non se ne fa scappare una, si innamora a sua volta di Pidocchio-Evangelina MA, per metterla in salvo (insieme ad Antonia), architetterà un sotterfugio per farsi odiare – per poi, poche pagine dopo, riprendere la sua vita libertina come se niente fosse. Cliché, cliché, cliché…
– In questo turbinio sfrenato di episodi, Wood trova il modo di inserire ANCHE la vendetta di Dago, che si trova a salvare la moglie e le figlie del Principe Bertini, cioè colui che ha massacrato e disonorato la sua famiglia. È credibile che tre cittadine veneziane siano a Roma? E che incrocino proprio la strada di Dago? E che lui riesca a portarle a Castel Sant’Angelo beffando Enfeldt? Naturalmente, no… e invece sì.
Insomma: se indossassi i panni del “critico”, dovrei probabilmente massacrare questa storia 🙂 E invece devo dare ragione al sommo Umberto e ammettere che, quando la lessi per la prima volta quasi trent’anni fa, rimasi affascinato e commosso… come resto affascinato e commosso anche ora, ogni volta che la rileggo, lasciandomi trascinare da quel grande affabulatore che era la Leyenda.
Se questa saga è riuscitissima, buona parte del merito va ai disegni di Carlos Gomez, autore di un vero e proprio exploit dal punto di vista grafico. TUTTI i personaggi (e sono decine e decine), anche quelli che appaiono per poche vignette, sono caratterizzati in modo eccezionale e trasudano espressività da tutti i pori, restando al contempo sempre perfettamente leggibili in modo da non rallentare minimamente la fruizione della trama: se il lettore si sofferma su qualche tavola, è per ammirarne il layout impeccabile o l’uso sapiente del bianco & nero e NON – come talvolta, ahimè, capita con il cosiddetto “fumetto d’autore” – per riconoscere la fisionomia di un personaggio, magari perché varia da una pagina all’altra. Un risultato eccelso che pone Gomez al fianco dei grandi disegnatori “popolari” che tanto avevo imparato ad amare negli Anni ’70 (Galep, Ferri, Letteri…), quegli artisti che sapevano abbinare alla perfezione qualità e quantità. Ho selezionato quattro tavole che illustrano snodi importanti della trama – il primo incontro tra Dago e Antonia, la prima apparizione di “Pidocchio”, l’uccisione del Conestabile, il duello tra Enfeldt e Dago – MA avrei potuto selezionarne decine e decine di altrettanto belle. Applausi.
Dago viene pubblicato su Lanciostory a partire dalla fine del 1983, suddiviso in episodi di lunghezza variabile prima di passare alla misura standard di 12 pagine. La frequenza con cui appare sulla rivista dell’Eura Editoriale, nonostante l’entusiasmo dei lettori, è piuttosto saltuaria per diversi anni a causa della lentezza di Alberto Salinas, creatore grafico del personaggio di Robin Wood; diventa poi settimanale dopo l’avvento di Carlos Gomez ai disegni.
La saga del sacco di Roma appare tra la fine del 1997 e i primi mesi del 1998, per poi essere ristampata in numerose versioni: in bianco e nero tra la fine del terzo e l’inizio del quarto “inserto Dago” su Skorpio; a colori nei numeri 164, 167, 170 e 174 della collana Euracomix; poi di nuovo in bianco e nero nei numeri 29, 30 e 31 di Ristampa Dago (riproposti a colori nella successiva Dago Colore Nuova Ristampa).
La versione che consiglio fa parte del collaterale intitolato I Classici del Fumetto di Repubblica, collana antologica dedicata a personaggi di vari generi di fumetto pubblicata tra il 2003 e 2004 a cura di Luca Raffaelli. L’albo, intitolato semplicemente Dago, ripropone – conservandone anche i titoli – i quattro numeri della collana Euracomix (però in bianco e nero), preceduti dal primissimo episodio della saga – disegnato da Salinas – in cui la famiglia Renzi viene massacrata e Cesare, pugnalato alle spalle con una daga, viene recuperato da una nave di Barbarossa e diventa uno schiavo.
Restando nell’àmbito dei collaterali, una versione di questa saga a colori e in gran formato è contenuta nei volumi 11 e 12 di Dago Collezione Tuttocolore, pubblicata dal Messaggero tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Preferisco però la versione che ho consigliato, nonostante un formato piuttosto “ridotto” (15×21 cm), in quanto valorizza maggiormente lo splendido bianco & nero di Gomez.
DAGO – IL SACCO DI ROMA
Testi: Robin Wood / Disegni: Carlos Gomez (& Alberto Salinas)
In: I Classici del Fumetto di Repubblica
Numero 52, 12 febbraio 2004
Editoriali di Luca Raffaelli
Brossurato con alette, bianco & nero, 272 pagine
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