In occasione dell’ennesimo compleanno centenario di “Topolino” – siamo ormai a quota 3700 – l’offerta del settimanale si impreziosisce di un terzo omaggio alla poetica di Dino Buzzati. Alla penna di Michele Medda succede quella dell’ubiquo Marco Nucci, che si cimenta con una rilettura di Una goccia affidandosi ai pennelli di Casty, qui in una delle sue rare sortite in quel di Paperopoli.
Il Realismo magico che, da Buzzati a Márquez, sporca vicende verosimili di elementi non reali, e che caratterizza il racconto originale dell’autore bellunese, ha chiaramente poco gioco nella dimensione fantastica – in più di un senso – di paperi e topi; nondimeno, una certa qual valenza “meta–” rimane e serpeggia insinuandosi nel ronfare di Paperone, costringendolo a notti insonni alla ricerca di un “plic” insistente.
La risoluzione dell’intreccio, a ben pensarci, come sempre si nasconde nelle premesse dello stesso, e richiama non troppo da lontano numerose storie dal taglio similare.
Se però in queste ultime la causa scatenante era di natura abbastanza concreta (ad esempio, Paperone in preda ad una crisi isterica fin quando non ricorda di essere uscito di casa senza salutare la sua Numero Uno), in questo caso Nucci gioca una carta più impalpabile e personale, che scava a fondo nella psiche e nei ricordi del papero più ricco del mondo, rivelando (a lui e a noi) una volta di più perché lui fosse destinato a diventare tale.
A tale proposito, se non il tratto – la consueta verve di Casty quando si tratta di Topolino & Co. risulta per Paperone un po’ più appannata – è la regia a giocare sapientemente con gli echi del realismo magico di cui sopra, pennellando di buio tanto le stanze del deposito quanto quelle della memoria di Paperone, oltre a offrire una suggestiva prova di montaggio nei ricordi di quest’ultimo, elemento chiave che condurrà al twist finale. Da questo punto di vista, il duo autoriale risulta ben rodato grazie ai recenti cicli di storie che hanno riportato Macchia Nera alla sua originale, e meritata, caratura di villain.
Lungi da noi produrci in considerazioni circa la capacità, da parte di tale o tal altro autore, di interpretare “correttamente” la poetica e la prosa di Buzzati. È però in questo caso doveroso sottolineare come, dove non sono giunti i testi, hanno saputo farlo i disegni, capaci di accompagnare il lettore nella magia della paura, che ci attrae e ci respinge ad un tempo, pur all’interno di una cornice reale, ossia quella della vita “vera” di un magnate della finanza che senza saperlo si sottrae alla sua “missione narrativa”, e proprio per questo va ricondotto sulla retta via, passo dopo passo, goccia dopo goccia.
