Dylan Dog 40! Dylan, Groucho e Sting

Alcuni riferimenti stinghiani negli albi dell’indagatore dell’incubo

///
7 mins read

Ho collezionato Dylan Dog per 25 anni, sin dal primo numero dell’ottobre 1986, uscito quando avevo appena iniziato la Scuola Media. E fu così che la mia esperienza di lettore cambiò per sempre, assorbendo negli anni della crescita emozioni e suggestioni che mi accompagnano da tutta una vita, anche dopo aver smesso di seguire l’indagatore dell’incubo.

Fu invece all’inizio degli anni ’90 e della Scuola Superiore che un mio compagno di classe – con cui condividevo anche la lettura di Dylan Dog – mi fece conoscere le canzoni di Sting e dei Police: una passione che da allora non mi ha più lasciato, anche se per motivi generazionali sono legato soprattutto alla carriera solista del cantautore britannico. Alcune sue canzoni mi ricordano tuttora gli albi bonelliani che stavo leggendo in quel periodo, ma per qualche tempo ancora fui inconsapevole del fatto che diversi brani di Sting erano già apparsi nelle storie dell’indagatore dell’incubo. A differenza di altre serie bonelliane di ambientazione contemporanea, infatti, in Dylan Dog i sottofondi musicali sono spesso impiegati in taluni frangenti narrativi. Avendo iniziato a studiare la lingua inglese soltanto alle superiori, tuttavia, quelle citazioni mi restarono a lungo oscure – dopotutto non ne comprendevo neppure il significato letterale, e neppure ne venivano riportati i credits.

Ma nel corso del tempo, nelle periodiche riletture, ho riconosciute immediatamente i versi di Gordon Matthew Thomas Sumner, in arte Sting.

In Diabolo il Grande (Dylan Dog n.11, di Sclavi e Dell’Uomo, agosto 1987), a pagina 77, Dylan Dog mette sul giradischi The Dream of the Blue Turtles (1985), il primo album da solista di Sting – peraltro riconoscibile dalla copertina – ed ascolta Moon over Bourbon Street. Dylan è deciso a provare la colpevolezza del mago da palcoscenico che – ne è certo – ha ucciso la sua donna, e la frase riprodotta (sebbene unisca due versi non consecutivi, rispetto all’originale) è coerente con il pensiero che lo accompagna in quel momento.

Alle pagine 67 e 68 di Memorie dall’Invisibile (Dylan Dog n.19, di Sclavi e Casertano, aprile 1988) è Little Wing – tratta da Nothing like the Sun, il secondo album di Sting, pubblicato nel 1987 – a risuonare nello studio dell’indagatore dell’incubo. In realtà, trattandosi di una cover della famosa canzone di Jimi Hendrix del 1967, non si può essere certi che sia proprio la versione di Sting. Tuttavia, oltre alla coincidenza temporale e al fatto che si tratti di un album appena regalatogli da Groucho, fa propendere per questa ipotesi il fatto che Dylan in quel momento sia particolarmente malinconico, esattamente come l’interpretazione di Sting è più “intima” del pezzo originale. Il verso riportato è un evidente richiamo a Bree Daniels, la donna da lui amata.

È invece la classica “strizzata d’occhio” la citazione in Quando la città dorme (Dylan Dog n.29, di Medda-Serra-Vigna e Montanari-Grassani, febbraio 1989), episodio chiaramente ispirato alla saga cinematografica Nightmare, molto popolare negli anni ’80.

L’albo vede riemergere dal passato dell’ispettore Bloch una tragica vicenda in cui, insieme a tre poliziotti, fu coinvolto nel tentativo di arresto di un pericoloso ricercato, finito bruciato vivo insieme alla giovane figlia. E indovinate come si chiamavano i tre poliziotti? Sting, Summers e Copeland, vale a dire la formazione dei Police, il gruppo in attività dal 1977 al 1984 (oltre a un paio di reunion) che lanciò la carriera del “Pungiglione”. Nella prima vignetta di pagina 33 Bloch li menziona tutti e tre, e quando – un paio di anni fa – ho riletto l’episodio non ho potuto evitare di sorridere di gusto. Per la cronaca, nessuno dei tre arriverà vivo a fine albo.

L’episodio che più di tutti è stato “consacrato” a Sting è tuttavia Il sogno della tigre (Dylan Dog n.37, di Mignacco e Piccatto, ottobre 1989), sin dalla rubrica Horror Post, dove si parla di “prologo stinghiano”. Da pagina 5 a pagina 13 va infatti in scena una sorta di video musicale, con le agghiaccianti scorribande notturne alla “Arancia meccanica” di un gruppo di teppisti, senza balloon né onomatopee, ma con le immagini accompagnate da versi didascalici in italiano che presentano evidenti analogie con la già menzionata Moon over Bourbon Street, ululato finale incluso. La canzone di Sting, ispirata dal romanzo Intervista col Vampiro di Anne Rice, parlava delle difficoltà di una creatura della notte nel tenere a freno i propri istinti.

Ma non è finita qui: l’omaggio a Sting è “firmato” alle pagine 28 e 29, dove Dylan mette sul giradischi l’album Nothing like the Sun (titolo ed autore sono leggibili) ed ascolta Sister Moon, mentre la giovane cliente gli sta raccontando che nelle notti di luna piena si trasforma in una “tigre mannara”. Ancora una volta, canzone e significato narrativo sono chiari.

La stessa cosa non si può dire per la prima citazione di Sting che ho riconosciuto sin dalla prima lettura di un albo inedito di Dylan Dog, nell’episodio I Vivi e i Morti (Speciale n.9, di Mignacco e Siniscalchi, ottobre 1995). Un’intera famiglia, in viaggio per raggiungere il luogo delle vacanze, smarrisce la strada, e mentre i genitori fermano il camper e si mettono a bisticciare tra loro, la giovane figlia si allontana per ascoltare musica nelle cuffiette. I versi che si possono leggere alle pagine 15, 17 e 18 sono quelli di When the Angels fall, il brano che chiude The Soul Cages (1991), il terzo album da solista di Sting (per chi scrive, il suo più bello): una canzone di straordinaria malinconia e dolcezza, che accompagna una sequenza splatter in cui genitori e figlia vengono selvaggiamente massacrati per un tragico errore. Sono infatti finiti, accidentalmente, in uno degli infiniti inferni, pertanto la loro uccisione (teoricamente ininfluente per chi abita quei posti, essendo già morti) diventa irrimediabile e li condanna a restare lì. Sopravvive il solo figlioletto, e il suo ritorno nel mondo dei vivi sarà il fattore che metterà in moto Dylan. Come si diceva, il collegamento tra la canzone e la sequenza non è evidente. Forse fu scelta perché è tratta da un concept album pervaso dai concetti di Vita, Morte e Aldilà, con cui Sting ha elaborato i propri sentimenti per la scomparsa di suo padre. Con un po’ di fantasia, si può anche credere che When the Angels fall sia una “rivelazione anticipata” del bizzarro collegamento che emergerà tra la ragazza che la ascoltava e un folle reverendo, che si ritiene un Angelo vendicatore. Ma può anche darsi che, semplicemente, si volesse creare un forte contrasto tra le parole di una canzone e la scena raffigurata.

Un’ultima (?) citazione, finalmente con tanto di credits ufficiali in didascalia, è contenuta nel finale de Il canto della Sirena (il primo dei racconti ospitati nel Gigante n.5, di Ruju e Bigliardo, novembre 1996), alle pagine 97 e 98. Stavolta nessuno sta ascoltando musica: i versi sono riprodotti nelle didascalie che accompagnano una sequenza di grande impatto emotivo, con la sirena che sta portando gli uomini che sentono il suo canto a gettarsi nel vuoto e Dylan che può fermarla soltanto uccidendola. Peraltro, l’indagatore dell’incubo era stato appena salvato dalla creatura; a trarlo d’impaccio sarà un altro personaggio. La canzone è Fragile (tratta dal già menzionato disco Nothing like the Sun), una delle più famose di Sting, così struggente da essere utilizzata per gli stacchi televisivi in momenti storici di commozione collettiva (i giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001), nonché reinventata con cori di bambini in una recente serie televisiva sul disagio giovanile (Adolescence, 2025). 

Le citazioni di Sting che ricordo nelle storie di Dylan Dog sono riferite al solo primo decennio di vita dell’indagatore dell’incubo: appena un quarto della sua attuale longevità, dato che il nostro ha appena spento le 40 candeline. Non posso pertanto essere certo di avere individuato tutti i riferimenti stinghiani nelle sue storie, tanto più che ho smesso di collezionare Dylan Dog quindici anni fa, con il numero 300. Anzi, è verosimile che in tutto questo tempo (All this time, canterebbe Sting) ce ne siano stati altri. Ma Fragile è anche la canzone con cui Sting termina tradizionalmente ogni suo concerto. Chiudere con lei questo articolo, pertanto, non mi sembra così sbagliato.

Speciale di

Magazine uBC Fumetti
Dylan Dog – 40 anni

1986-2026

Quarant’anni di Dylan Dog

Tutti gli articoli

Dylan Dog è © Sergio Bonelli Editore. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Dylan Dog © Sergio Bonelli Editore · iniziativa indipendente

Ultimi Articoli Blog

0 0,00