Devo confessarlo: Virgilio Muzzi era, tra i disegnatori texiani, quello che mi piaceva meno di tutti: il suo stile mi sembrava troppo diverso dagli altri e anche l’interpretazione dei quattro pards mi sembrava insoddisfacente, tranne per i volti di Tex… e vorrei ben vedere, dato che venivano disegnati – come avrei scoperto soltanto molti anni dopo – direttamente da Galep. Sembra infatti che Muzzi, oltre ad essere molto lento per gli standard dell’epoca (un aneddoto racconta che venne letteralmente rinchiuso negli uffici di via Buonarroti durante le feste natalizie del 1968, affinché terminasse la storia che era in corso di pubblicazione), fosse ritenuto “inadatto” a fornire la sua versione di Tex, troppo diversa dal canone.
Partendo da questo scarso gradimento personale, potrete facilmente capire che le storie da lui disegnate non mi entusiasmavano, salvo casi rarissimi: come successe per questa Dama di Picche, grazie all’inconsueta trama architettata da Gianluigi Bonelli.
Intendiamoci: non era certo la prima volta che il nostro ranger affrontava il soprannaturale, visti gli scontri con Mefisto (e poco dopo debutterà suo figlio Yama) o con le “mummie azteche” dei Figli della notte (ricordate da Tex a Carson e a cui contribuì lo stesso Muzzi)… ma questa storia di fantasmi e di vendetta dall’Aldilà mi colpì in modo particolare.
La triste fine di Madame De Thebe, la maledizione lanciata in punto di morte, la vendetta postuma contro Paxton – che arriva tramite un pragmatico Tex (“limitiamoci ad esaudire la preghiera della Dama di Picche“) – sono tutti topoi che più topoi non si può, ma ben amalgamati da GLB in un crescendo di emozioni che fanno da cornice alla parte centrale della storia, in cui i due pards sgominano un traffico d’armi capeggiato proprio da Paxton.
Difficile dimenticare l’inquietante, magnifica sequenza finale: mi fece davvero venire i brividi.
La scheda della storia nel nostro database storico
