Breve analisi del team-up tra Dylan Dog & Martin Mystere

//
1 min read

Dopo ventisei anni Dylan Dog e Martin Mystere tornano ad incrociarsi in un albo speciale.
Ai testi è il turno di Carlo Recagno che con la collaborazione di Alfredo Castelli e di Roberto Recchioni si cimenta in quello che da subito si mostra come un viaggio nell’universo e nella storia dei due personaggi. Un albo in cui la storia diventa pretesto per passare in rassegna l’idea di avventura e mistero insita nel profondo dei due investigatori.

Dopo due veloci prologhi entrano in scena i due protagonisti: distanti, annoiati, risentiti. Quanto sospeso tra loro dopo l’ultima avventura è ancora lì, utile a sottolineare la dicotomia e la distanza dei loro caratteri. La forza del ragionamento logico e della razionalità di Martin contro la ricerca/speranza dell’irrazionale e l’impulsività di Dylan.

Questa distanza rimane presente e forte per la prima parte dell’albo con i due personaggi che a stento si incontrano e che seguono le loro indagini separatamente. In questa fase Recagno è bravo a non dilungarsi in noiosi e pedissequi recap che, a conti fatti, avrebbero immobilizzato la narrazione, ma ne conserva solo il mood, puntando veloce all’evolversi della vicenda. O meglio, della narrazione. Perché della vicenda, ad un terzo di albo, ancora non si ha molta contezza.

In questa fase quello che più colpisce e affascina è la comparsa di personaggi comprimari cari agli universi di Martin e Dylan. Se Martin è “ospite” nell’Inghilterra di Dylan e di conseguenza ci sembra quasi naturale la sua interazione con con H.G. Wells o Madame Trelkovski lo è meno per Dylan imbattersi, ad esempio, in Dee e Kelly.

Siamo qui di fronte non ad un incontro tra due personaggi ma tra interi universi narrativi.

L’Universo Bonelliano in poche parole prende il sopravvento ed ai due indagatori non rimane che essere spettatori della meraviglia di cinquant’anni di avventure. Tolti i colpi di scena e l’entrata a sorpresa dei comprimari rimane quindi ben poco di Dylan e Martin.
L’unico momento degno di nota per la loro evoluzione e che giustifichi e motivi la profonda dicotomia che li caratterizza sono i due brevi episodi in cui entrambi incontrano i propri alter ego.
La bistrattata storia ha proprio qui la sua svolta, i protagonisti in questo momento riacquistano forza e contezza del loro posto nell’Universo Bonelli che fino ad ora li ha resi spettatori.

Oscar&Pasquale

Uno scrive e l'altro pensa. E viceversa

Articolo precedente

Non ci ammazziamo di originalità: Tales of Wedding Rings

Prossimo Articolo

Breve analisi del team-up tra Morgan Lost & Dylan Dog

Ultimi Articoli Blog