Nel 2017, il talento multiforme di Manuele Fior è stato magnificamente celebrato da Oblomov Edizioni nel prezioso volume L’ora dei miraggi, autentico diario di bordo che raccoglie le illustrazioni realizzate nei 15 anni precedenti, impreziosito dai commenti dello stesso autore che si sofferma – in maniera non banale, per quanto sintetica – sul proprio percorso artistico e personale.
Nel ricco apparato iconografico che costituisce il volume, Fior ripercorre la propria carriera: dalle locandine dei film alle copertine dei dischi, come nel caso delle collaborazioni con la band fiorentina Diaframma; dai primi, a volte fortunosi, contatti con le riviste fino ad arrivare alle illustrazioni per i quotidiani nazionali e internazionali, come ad esempio quelle per gli articoli di Alessandro Baricco su La Repubblica.
Ci sono poi gli omaggi alle grandi attrici che lo hanno ammaliato – come Monica Vitti e Annelise Lambert – e il rapporto con chi lo ha preceduto, veri e propri mostri sacri del fumetto e dell’illustrazione come Pazienza, Mattotti, Winsor McCay, Moebius.
Dal punto di vista personale, Manuele Fior si è trovato spesso in contesti ambientali molto diversi l’uno dall’altro (dalla Norvegia all’Egitto, fino a Berlino), aspetto che ha influenzato le sue scelte artistiche e narrative: talvolta, perfino il semplice invio delle illustrazioni agli editori assumeva una dimensione avventurosa.
L’autore si sofferma inoltre sul suo percorso di crescita artistica, facendo emergere il rapporto con gli editori e con i suoi lettori.
Il volume ci proietta nei vari periodi e ambienti che hanno condizionato le sue scelte stilistiche e nelle varie tecniche utilizzate. Fior si palesa come un vero e proprio sperimentatore, sempre pronto ad abbracciare un nuovo stile, anche ammettendo le proprie incertezze, come ad esempio nel passaggio dalla pittura ad olio ai colori acrilici.
Curando con particolare attenzione i materiali che utilizza, impara ben presto a giocare con la materia, compiendo scelte stilistiche consapevoli e costruendo una sua vera e propria filosofia artistica. D’altra parte, come sostiene lui stesso:
“Non esiste un metodo nel fare un disegno, ma una serie di passaggi conosciuti che si connettono di volta in volta in una forma diversa. Il filo che li lega è il principio del piacere.”
