Budapest, febbraio 1938: qualcuno sta eliminando la rete degli agenti segreti francesi. Dal Bureau di Parigi sono consapevoli che solo un uomo può risolvere questa intricata vicenda, Max Fridman. Rapsodia ungherese è la prima storia in cui compare appunto questo personaggio creato da Vittorio Giardino, maestro incontrastato del fumetto italiano, nel 1982.
Per il bolognese Giardino, che soltanto alla fine degli anni ’70 decide di occuparsi stabilmente di fumetti lasciando l’impiego da ingegnere, la realizzazione delle avventure spionistiche di Max Fridman è la testimonianza migliore della sua raggiunta maturità espressiva, dopo numerosi racconti brevi, molti dei quali dedicati all’investigatore Sam Pezzo.
Questa prima avventura, ambientata nell’Ungheria del 1938 tra agenti segreti in lotta in un’Europa segnata dall’espansionismo nazista, è stata pubblicata inizialmente ad episodi – da giugno a settembre 1982 – sui primi 4 numeri della rivista Orient Express, edita dalla casa editrice L’Isola Trovata, che già ad ottobre 1982 riproporrà la storia in un volume di grande formato. Quel primo volume sarà riproposto da svariati editori nel corso dei decenni successivi come Il Grifo e Rizzoli Lizard, diventando un vero classico del fumetto e venendo riproposto in vari collaterali, tra cui quelli curati da La Repubblica e L’Espresso, oltre che in numerose edizioni estere dal grande successo.
Si tratta appunto di una storia intricata, con una trama complessa, ambientata in uno dei periodi storici più tumultuosi della storia europea, prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale. Le differenze con le storie dedicate al personaggio precedente – l’investigatore hard boiled Sam Pezzo – sono evidenti. In quel caso si partiva da una Bologna, città d’origine dell’autore, che però (poco per volta, durante i vari episodi) si trasformava in una classica ma indeterminata città statunitense, con i suoi bassifondi.
Con le avventure di Max Fridman, Giardino sceglie di sposare in pieno una completa aderenza storica, frutto di un lavoro di ricerca e di documentazione impressionante. Documentazione filtrata da uno stile grafico, ispirato alla ligne claire della bande dessinèe francese, contraddistinto da un’eleganza del segno evidente, capace di unire la definizione di personaggi intriganti e verosimili a splendide ambientazioni.
A tutto ciò si unisce una trama sempre scorrevole, nonostante la complessità dell’intrigo, grazie all’accuratezza della sceneggiatura.
Lo stesso protagonista ha caratteristiche peculiari notevoli: un quarantenne insospettabile, timoroso e non prestante, molto considerato dai servizi segreti francesi per le sue capacità analitiche ma anche per il suo approccio personale, che gli consente di risolvere situazioni dove gli agenti professionisti falliscono miseramente. Negli episodi successivi scopriremo a poco a poco tracce del suo passato, drammatico e avventuroso.
Con Rapsodia ungherese e la creazione di Max Fridman, Vittorio Giardino si avviava a divenire uno dei più influenti e riconosciuti artisti del fumetto europeo.
