“Le Storie a Bivi di Topolino” di Bruno Concina e Giorgio Cavazzano

“Le Storie a Bivi di Topolino” di Bruno Concina e Giorgio Cavazzano

Dilemmi, bivi ed alberi decisionali: la logica combinatoria nella Nona Arte

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La data: il 24 novembre 1985. Il luogo: in tutte le edicole italiane.
Sono queste le coordinate per tracciare una novità del fumetto italiano – se non LA novità per quegli anni – ovvero l’apparizione della prima storia a bivi ad opera di Bruno Concina ai testi e di Giorgio Cavazzano ai disegni sulle pagine di Topolino n.1565.
Topolino e il Segreto del Castello – questo il titolo della storia – prende l’avvio dallo spavento provato da Minni e Clarabella mentre passano in auto vicino al vecchio castello abbandonato in una serata piovosa e improvvisamente sentono forti rumori come di catene arrugginite. Raccontato l’episodio a Topolino, questi decide di andare a investigare sul luogo insieme a Pippo. Saranno forse fantasmi o si celerà altro tra le mura dell’edificio diroccato?

Da questo punto in poi e per la prima volta, il lettore italiano ha smesso di essere un semplice spettatore passivo per trasformarsi nel vero motore dell’indagine. Invece di voltare la pagina successiva seguendo il classico flusso lineare, si è ritrovato davanti al primo, storico spartiacque: Topolino e Pippo, davanti al portone del maniero, devono mettersi d’accordo se esplorare il castello o rimandare al giorno dopo? E chi può decidere per loro se non il lettore? Una scelta materiale, saltando fisicamente a un’altra tavola (e non a quella successiva nell’ordine delle pagine) scelta in base a quale strada del bivio è stata imboccata, strada che potrà sdoppiarsi nuovamente più avanti nella narrazione. Le trame multiple derivate sono capaci di affrontare anche diversi generi narrativi, accompagnate dagli ottimi disegni di Cavazzano, per condurre fino a uno dei sei possibili finali. E se il lettore non è soddisfatto o semplicemente è curioso, può tornare indietro a una delle tante scelte e sceglierne un’altra.

Coinvolgimento e divertimento del lettore assicurati e un successo per la formula fin dal primo bivio! Dopo questa, Concina ha scritto altre storie a bivi per Topolino ed è stato imitato da altri autori di fumetti – Disney e non – inaugurando un vero e proprio nuovo filone di storie per il fumetto italiano.

Per celebrare i 40 anni dall’uscita di Topolino e il Segreto del Castello, nel novembre del 2025 Panini Comics ha pubblicato il volume Le Storie a Bivi di Topolino, contenente proprio le prime tre storie a bivi del settimanale Disney, tutte realizzate dalla coppia Bruno Concina e Giorgio Cavazzano.
In Paperino e gli Incontri Ravvicinati di “5 Tipi” (la seconda storia presente, apparsa per la prima volta su Topolino n.1585 del 13 aprile 1986) la coppia di autori esplorerà – è proprio il caso – un classico della fantascienza: come può avvenire un primo contatto tra terrestri – in questo caso, paperi – e alieni? Ce lo mostreranno Paperino e Paperina che, durante un picnic vicino al lago Azzurro, sentono alla radio la notizia dell’avvistamento di un UFO proprio nella loro zona. Scherzo di un burlone o realtà? E nel caso fosse vero, come saranno questi extraterrestri? Anche stavolta sarà il lettore a scegliere le reazioni dei protagonisti, a scoprire la trama e a lasciarsi meravigliare dai testi di Concina e dai disegni di Cavazzano.
Ricordiamo in particolare l’episodio di Ilena, ma non aggiungiamo altro per non rovinare la sorpresa.

In Zio Paperone e l’Anfora Enigmatica (Topolino n.1602 del 10 agosto 1986) vediamo il vecchio cilindro accompagnato da Paperino, Paperoga e Pico De Paperis, impegnato nell’esplorazione sottomarina di un antico vascello, alla ricerca di un’anfora destinata addirittura a Giulio Cesare, ma andata perduta insieme alla nave, affondata a seguito di una tempesta. Sulle loro tracce e pronti a impadronirsi dell’oggetto al loro posto, Rockerduck insieme a uno studioso rivale di Pico. Dal punto di vista narrativo, la storia di Concina propone diverse biforcazioni e, per la prima volta, sposta pure la centralità dell’azione – in almeno un caso – da Paperino e Paperoga, impegnati nelle immersioni, a Rockerduck e al compagno. Dal punto di vista visivo non c’è nulla da eccepire: Cavazzano è perfettamente a suo agio con gli ambienti marini e, come già mostrato in Zio Paperone e l’ “Operazione Galeone” (testi di Osvaldo Pavese, su Topolino 937 e 938 del 1973), i tempi e la regia sono perfetti, nel bilanciare la lentezza dei movimenti sott’acqua con ampie tavole fino ad avere la possibilità di cambiare a piacimento l’angolo dell’inquadratura nelle tre dimensioni.

La particolarità del volume non è solo la veste celebrativa per lo sceneggiatore e le storie a bivi incluse, ma la possibilità di leggere la prima storia in una duplice veste: a fianco della tavola a colori è presente la versione in bianco e nero dove è possibile apprezzare l’inchiostrazione, eventuali note a matita, le correzioni del lettering e tutto ciò che appare prima della colorazione.

Oltre a un piccolo ma accurato apparato critico che introduce ogni storia, l’albo è arricchito da un’intervista a Giorgio Cavazzano in cui racconta la genesi delle avventure, la felice e stimolante collaborazione – umana oltre che professionale – con Bruno Concina in queste e altre storie, come ad esempio Paperino e la storia dell’acqua dolce (su Topolino n.1587 del 1986), e alcune scelte stilistiche operate, dall’introduzione delle icone circolari nel momento della scelta del bivio a certi tipi di tratteggio.
Infine, le ultime pagine sono occupate dai bozzetti delle proposte per la copertina di Ivan Bigarella e sull’uso dei colori di Mario Perrotta.

Il primato di Bruno Concina e Giorgio Cavazzano non sta tanto nell’aver inventato questo tipo di fumetto (questo primato va a Charles Platt), ma nell’aver scardinato la linearità classica, dando una struttura alle scelte multiple, fino ad allora limitata ai librogame, all’interno della griglia di una tavola disegnata. Non solo la scelta ma anche l’immaginazione viene lasciata, anzi stimolata nel lettore. Non che si possa influenzare in qualche modo la storia stampata e fissata sulle pagine, ma questa operazione consente qualcosa di unico: di fronte a un bivio, il lettore già si prefigura dove potrebbe portare una scelta invece che un’altra, alla ricerca del finale più desiderato, ricevendo anche la sensazione di avere il controllo della storia. Non meno, la curiosità che viene suscitata.
In questo ventaglio di soluzioni differenti, il tempo di lettura del settimanale si dilata e la tradizione del fumetto pop italiano viene traghettata definitivamente nell’era dell’interattività.

Le origini dei bivi

In un discorso più ampio e transmediale, dove andrebbero ricordate anche le avventure testuali al computer degli anni ‘70 (antesignane delle avventure grafiche), la narrazione interattiva non nasce né sulle pagine a fumetti né con i pixel, bensì affonda le sue radici nella carta del Novecento. Se la suggestione di una struttura narrativa a bivi trova la sua prima e celebre formulazione nei racconti di Jorge Luis Borges del 1941 – in particolare con la teorizzazione del romanzo ramificato in Esame dell’opera di Herbert Quain e la metafora filosofica de Il giardino dei sentieri che si biforcano -, per il primo prototipo fisico di libro a bivi si deve attendere il 1945 con Consider the Consequences! di Doris Webster e Mary Alden Hopkins.
A questo percorso si intrecciano, negli anni ’50, gli intenti educativi di B.F. Skinner e della sua istruzione programmata: testi strutturati per segmentare lo studio in piccoli passi logici, costringendo lo studente a rispondere a quesiti per poter procedere (o essere reindirizzato) nel percorso didattico, con l’obiettivo di favorire un apprendimento attivo e personalizzato. Negli anni ’60, invece, è il gruppo d’avanguardia letteraria francese Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) a sdoganare la scrittura vincolata e combinatoria teorizzando strutture narrative ad albero, mentre in Italia la prima grande contaminazione tra bivi e letteratura per l’infanzia avviene nel 1971 con la raccolta di racconti brevi Tante storie per giocare di Gianni Rodari.
Tra le prime serie di librogame pubblicate in Inghilterra e Stati Uniti, il fenomeno esploderà poi commercialmente tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 con la collana statunitense Choose Your Own Adventure, portata in Italia da Mondadori con il titolo Scegli la tua avventura. Il vero e proprio boom di massa nel nostro Paese arriverà però a partire dal 1985 grazie alle edizioni EL e alla leggendaria serie fantasy di Lupo Solitario (Lone Wolf), creata da Joe Dever, che unì definitivamente la narrazione al gioco di ruolo.

Nel mondo del fumetto, solo recentemente si è riconosciuto il primato del passaggio dalla linearità della tavola alla struttura a bivi, merito di Norman vs. America, storia breve dalle atmosfere irriverenti e underground di Charles Platt, pubblicata nel 1971 sul numero 4 della rivista d’avanguardia Quark. In ogni tavola viene proposta al lettore una duplice scelta per andare avanti e giungere a uno dei quattro possibili finali. A tal proposito, Andrea Angiolino, autore di giochi e libri ed esperto della materia, ha ricostruito la storia del fumetto a bivi sul n.43 della rivista IoGioco (aprile 2026), e ha curato il libro Charles Platt – Leslie’s Life – Il primo fumetto-gioco a bivi della storia in anteprima mondiale (collana Edgar, i classici introvabili – edizioni Homo Scrivens) in cui è inserito non solo Norman vs. America ma anche Leslie’s Life, storia di Platt del 1970 e finora inedita che, se pubblicata, avrebbe anticipato l’altra.

È in questo solco pionieristico, più a contatto con i lavori del gruppo Oulipo che con Platt o gli altri esempi, che tredici anni dopo si inserisce l’intuizione nostrana di Bruno Concina: proprio nel 1985, in perfetta contemporaneità con la febbre italiana per i librogame, con Topolino e il segreto del castello il fumetto a bivi abbandona lo sperimentalismo delle riviste underground per farsi linguaggio pop e accessibile, conquistando il grande pubblico della testata ammiraglia Disney, grazie anche al tratto, alla collaborazione e alle intuizioni di Giorgio Cavazzano.

Eppure, nonostante l’exploit disneyano, la strada delle storie a bivi nei fumetti non è stata battuta molto: spesso si è preferito raccontare direttamente avventure in cui veniva compiuta una scelta alternativa a quella canonica. Su questo filone si inseriscono i What If…? della Marvel, in cui un singolo cambiamento riscrive la storia (uno dei più celebri è il numero 1 del 1977 di Roy Thomas e Jim Craig, What If Spider-Man Had Joined The Fantastic Four?, in italiano E se l’Uomo Ragno si unisse ai Fantastici Quattro?). Un’operazione speculare è stata condotta da DC Comics con la linea Elseworlds, il cui esempio più famoso è senza dubbio Superman: Red Son (2003, di Mark Millar con Dave Johnson e Kilian Plunkett), in cui la capsula con il piccolo Kal-El precipita in Ucraina anziché in Kansas. Inoltre, l’uso dei multiversi, che propongono anche universi speculari differenziati solo da piccole deviazioni, è ormai diventato prepotente. In tutti questi casi, però, il lettore resta passivo. Un celebre caso di reale interazione – seppur extratestuale – si è avuto quando i lettori statunitensi decisero tramite un sondaggio telefonico la morte del secondo Robin, Jason Todd, nella saga Una morte in famiglia (1988, di Jim Starlin e Jim Aparo).

Nel mondo del cinema è ancora più difficile proporre narrazioni interattive, preferendo racconti lineari che mostrano le diverse conseguenze di un evento: il caso più famoso resta il film Sliding Doors (1998). Sono pochissimi i veri esperimenti interattivi, come il pioneristico Kinoautomat del 1967 e il più recente Black Mirror: Bandersnatch (2018).

Nel campo del fumetto italiano, infine, merita una menzione speciale l’unico albo della Sergio Bonelli Editore interamente strutturato a bivi: A passeggio per Roma, numero 6 della serie Mercurio Loi, scritto da Alessandro Bilotta e disegnato da Sergio Ponchione (2017). Per l’occasione, su questo magazine è apparsa la prima recensione a bivi (della storia?), dal titolo In questa recensione il protagonista sei tu! – a firma di Luigi Ferrini.

Tornando all’albo e alla figura di Bruno Concina, la riscoperta di questi lavori evidenzia lo spessore di un autore che ha dato tantissimo al fumetto Disney e che merita di essere ricordato tra i grandi innovatori della testata. Oltre alla rivoluzione dei bivi, Concina è stato infatti il co-inventore – in contemporanea a Giorgio Pezzin – delle celeberrime storie della macchina del tempo con Topolino, Pippo, Zapotec e Marlin. E se, unendo i due filoni, qualcuno si stesse chiedendo se esiste una storia a bivi scritta da Bruno Concina e ambientata proprio nei viaggi nel tempo, la risposta è sì: si tratta di Topolino e Pippo eroi del giorno prima (apparsa su Topolino n.1723 del 1988, disegni di Luciano Gatto). Un tassello che chiude il cerchio sulla straordinaria eredità di un autore che non andrà mai dimenticato tramite le sue storie, capaci di affascinare vecchi e nuovi lettori.

Non a caso, durante Lucca Comics & Games 2025, Bruno Concina è stato al centro di un emozionante incontro celebrativo che ha visto la partecipazione dei figli, dell’amico Giorgio Cavazzano e dello studioso Alessandro Stefanelli, mentre la mostra LIBROGAME40: Il protagonista sei tu! allestita presso il Real Collegio ha ospitato ed esposto alcune delle sue opere più iconiche, consacrando definitivamente il suo ruolo di pioniere della nostra letteratura interattiva a fumetti. Per approfondimenti, rimandiamo ai relativi articoli.

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LUCCA COMICS & GAMES 2025 – Tutti gli articoli

Le Storie a Bivi di Topolino
di Bruno Concina e Giorgio Cavazzano
copertina di Ivan Bigarella, colori di Mario Perrotta
f.to 18.3×24.5 cm, b/n e colori, 176 pagine, brossurato fresato, €18,00
2025 Disney / Panini Comics

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