Quarant’anni di storie a bivi: l’omaggio a Bruno Concina e alla prima avventura interattiva nel mondo di Topolino
Tra le numerosissime iniziative di Lucca Comics & Games 2025, ce n’è stata una dal carattere fortemente emotivo ed emozionale, svoltasi nella cornice d’eccellenza che il festival riserva alle grandi occasioni. Non si è trattato della presentazione di un prodotto commerciale o di un’iniziativa futura, bensì di una celebrazione speciale dedicata a tutti gli appassionati di fumetto Disney, di narrazione interattiva e, soprattutto, della figura di Bruno Concina: scrittore e sceneggiatore che ha segnato la storia della Nona Arte.
L’incontro, introdotto da Mauro Longo in rappresentanza di Librogame’s Land, la community italiana degli appassionati dei libri interattivi che conta oltre 10.000 iscritti, ha voluto celebrare un anniversario unico: i 40 anni di Topolino e il segreto del castello. Pubblicata nel novembre del 1985 sul numero 1565 di Topolino (in un’epoca in cui il settimanale vendeva circa un milione di copie a settimana), questa avventura detiene un primato assoluto: è la prima storia a bivi a fumetti realizzata nel mondo (in realtà il primato va a Norman vs. America di Charles Platt pubblicata nel 1971 sul numero 4 della rivista Quark, ma si tratta di un caso isolato e riconosciuto solo in tempi recenti). Per ripercorrerne la genesi e ricordare il suo autore, sul palco si sono alternati i figli dello sceneggiatore, Tommaso e Giacomo Concina, il maestro Giorgio Cavazzano e lo studioso Alessandro Stefanelli.
La figura di Bruno Concina: sceneggiatore e pedagogo
Bruno Concina è stato uno dei più grandi scrittori della Disney italiana, autore di oltre 500 sceneggiature (con una media impressionante di più di una al mese) e tra i pochissimi artisti insigniti del prestigioso riconoscimento della Copertina d’Argento di Topolino per la carriera di sceneggiatore disneyano. Ma prima ancora di essere un autore di fumetti, o comunque in contemporanea, Concina è stato per più di 24 anni un maestro di scuola elementare. Questa sua natura di pedagogo lo portava a coniugare costantemente l’aspetto didattico ed educativo con la narrazione interattiva e le avventure di Topolino e Pippo, tanto da dedicare a questo tema una pionieristica tesi di laurea intitolata Il fumetto a bivi come una proposta educativa.
Invitati a raccontare la figura del padre e come il suo lavoro venisse percepito tra le mura di casa, i figli Tommaso e Giacomo hanno offerto due prospettive diverse ma complementari, legate ai loro 12 anni di differenza. Tommaso ha ricordato come il padre lo coinvolgesse talvolta in una sorta di prima visione delle storie, ponendogli domande apparentemente casuali che in realtà servivano a testare i progetti in corso sui lettori della sua fascia d’età. Ha persino rievocato come una parola da lui usata all’epoca per un mesiversario con la fidanzatina fosse piaciuta così tanto al padre da diventare il titolo di una successiva storia Disney (Zio Paperone e il mesiversario mancato, di Bruno Concina e Guido Scala su Topolino 1858 del 7 luglio 1991).
Giacomo ha invece descritto un uomo estremamente dedito al lavoro, capace di passare giorni e notti intere nello studio a scrivere sceneggiature e libri. Ha inoltre riportato il ricordo del disegnatore Maurizio Amendola, che con Concina condivideva lo studio a Venezia: lo sceneggiatore era pignolo e meticoloso nella stesura dei soggetti perché temeva moltissimo le correzioni o i rimproveri della redazione, e desiderava che ogni lavoro contenesse sempre un valore aggiunto creativo.
Il maestro Giorgio Cavazzano ha ricordato Bruno Concina come un caro amico e una persona fondamentale per la sua vita, ne ha lodato la straordinaria disponibilità e la capacità di coinvolgerlo in un progetto complesso come quello delle storie a bivi. “Erano storie estremamente difficili da disegnare,” ha spiegato il maestro, “non tanto per il percorso in sé, quanto per il rischio costante di fare errori. Era semplicissimo sbagliare una vignetta anziché un’altra”. Cavazzano andava spesso a trovare Concina a casa per pianificare il lavoro: lo sceneggiatore aveva già tutto il percorso chiaro in mente e insieme studiavano persino la grafica dei bollini dei bivi, inserendo piccoli dettagli come mani o fantasmini per guidare il lettore senza confonderlo.

Tra le tante collaborazioni nate da questo sodalizio e la conseguente crescita professionale derivata, il disegnatore ha ricordato la celebre storia Paperino e la storia dell’acqua dolce (su Topolino 1587 del 1986) e una dimenticata parodia Disney basata su un film degli anni ’50 che meriterebbe una ristampa libraria (Topomouche, storia di amori e spada, su Topolino 1739 e 1740 del 1989, parodia di Scaramouche, film del 1952 diretto da George Sidney, tratto dal romanzo Rafael Sabatini e interpretato da Stewart Granger, Eleanor Parker, Mel Ferrer e Janet Leigh). Cavazzano ha poi strappato un sorriso al pubblico ricordando come l’appartamento di Concina fosse vicino a una linea ferroviaria: “Quando passava il treno dovevamo stare un quarto d’ora in silenzio perché non si capiva un accidente. Una domanda di pochi secondi si trasformava in un incontro di mezz’ora, ci guardavamo negli occhi e sorridevamo”. Ma il ricordo più forte resta l’autenticità del loro rapporto: “La sua era un’amicizia vera, non mentiva mai con una stretta di mano o un abbraccio. Era una persona a cui ho voluto bene e che mi ha voluto bene”.
Le ricerche di Alessandro Stefanelli e la scoperta dell’inedito
L’intervento di Alessandro Stefanelli ha unito la passione del fan alla vocazione del docente, avendo anch’egli intrapreso la carriera di insegnante seguendo le orme pedagogiche di Concina. Stefanelli ha raccontato di polverose ricerche d’archivio, di sconosciuti importunati sul web e di scoperte fortuite e inaudite. Per lui, tutto nasce in una scuola elementare alla periferia di Bologna quando, da bambino negli anni ’80, leggeva clandestinamente i fumetti a bivi e i librogame durante l’intervallo a scuola. Deciso a fare di Bruno Concina l’oggetto della sua tesi di laurea, lo studioso ha contattato l’Università di Padova per recuperare il lavoro accademico dell’autore (risalente all’anno accademico 1991/1992), scoprendo che era conservato solo su supporto cartaceo. Però, per potervi accedere ha dovuto rintracciare i figli su Internet, disturbando sul web via messaggio tutti i profili con il cognome Concina compatibili per età, trovando l’immediata disponibilità di Tommaso e Giacomo.
Tempo dopo, sempre tramite i figli, ha recuperato pure una parte mancante della tesi di Concina e l’ha ripresa in mano, invogliato da un testo scritto in maniera scrupolosa, rigorosa ma anche dialogica con il lettore, con una prosa talmente simpatica da rendere lo studio un vero e proprio piacere da leggere, e facendo così una scoperta eccezionale: Concina aveva inserito un capitolo sulla nascita di Topolino e il segreto del castello, svelando che quella non era la sua prima opera interattiva. L’autore era entrato in contatto con il gruppo d’avanguardia letteraria francese Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) più che con la serie americana Choose Your Own Adventure (in italiano, Scegli la tua avventura) non ancora tradotta in Italia a quel tempo e, colto da un enorme entusiasmo, aveva scritto di getto una storia a bivi di stampo classico, senza personaggi Disney dal titolo Il segreto del castello. L’editore dell’epoca non poté pubblicarla per problemi logistici, ma l’allora direttore di Topolino, Gaudenzio Capelli, gli suggerì di tradurre quella struttura nel linguaggio del fumetto sfruttando i personaggi Disney: nacque così il capolavoro disegnato da Cavazzano. Spinto da questa rivelazione, Stefanelli ha contattato nuovamente la famiglia scoprendo che quel primo romanzo a bivi primordiale esisteva ancora: un testo inedito di 120 pagine e ben 33 finali alternativi, completo e perfettamente giocabile.
Il materiale d’archivio ritrovato dai figli – tra cui questo incredibile inedito, la tesi originale, le lettere dei piccoli lettori che inviavano suggerimenti e la collezione completa di tutte le quaranta storie a bivi Disney pubblicate fino al 2025 – è stato esposto in una mostra celebrativa presso il Real Collegio di Lucca, accessibile gratuitamente al pubblico.
Mauro Longo e Giorgio Cavazzano hanno sottolineato la difficoltà tecnica di queste sceneggiature interattive, che richiedono una perfezione geometrica che pochi altri autori sono riusciti a replicare con la stessa forza e freschezza, in uno stretto connubio tra testo e disegno. Cavazzano ha ricordato anche la definizione data a Concina da Lidia Cannatella, responsabile dei Grandi Classici Disney, che lo ribattezzò la penna romantica della Disney per la straordinaria sensibilità delle sue trame, e tutti i presenti hanno concordato sul talento innato dello scrittore.
Tommaso e Giacomo hanno poi svelato i segreti del metodo di lavoro del padre, caratterizzato da una documentazione infinita e maniacale raccolta in epoca pre-Internet tramite lettere inviate a massimi esperti dei temi trattati. Giacomo ha ricordato che, sebbene il padre fosse molto riservato nella fase di scrittura vera e propria, a volte cercava nuove idee stimolando la fantasia dei figli. Ha così rievocato un aneddoto personale: da bambino, essendo un grande appassionato di aerei, propose al padre l’idea per una trama. Bruno Concina la sviluppò concretamente in una storia del 1993, pubblicata sul numero 162 di Paperino Mese, in cui il celebre papero veste proprio i panni di un pilota (Paperino pilota… modello, su Paperino Mese 162 del 1993). Poco dopo, Giacomo ha mostrato al pubblico un supporto visivo per spiegare il segreto che il padre gli aveva confidato per non perdere il filo della narrazione: “Immaginate un albero stilizzato senza foglie, tagliato alla base e capovolto con il tronco verso l’alto. La base del tronco è l’inizio della storia e le diramazioni sono i bivi. Tenendo una traccia visiva di questo genere a fianco del foglio si ha sempre una visione chiarissima di dove si sta andando”. Tommaso ha integrato il ricordo menzionando un’evoluzione successiva di questo metodo: una parete della stanza da letto-studio ricoperta da un sottile pannello di sughero su cui il padre appendeva fogli collegati tra loro da fili rossi, come un profiler intento a mappare lo sviluppo logico delle storie. Lo sceneggiatore era inoltre molto geloso del proprio processo creativo: evitava di esporre le sceneggiature in fase di stesura perché temeva che raccontarle ad alta voce avrebbe svuotato l’ispirazione interna prima del tempo.
Il valore pedagogico del pensiero divergente
Tornando al valore didattico, Stefanelli ha letto un estratto delle conclusioni della tesi empirica di Concina, condotta all’epoca in sei classi della provincia di Venezia. Lo studio dimostrava che il vero punto di forza delle storie a bivi non risiede tanto nei finali predeterminati dall’autore, quanto nella capacità di stimolare la creatività e il pensiero divergente del bambino. Il solo fatto di dover compiere una scelta insegna al giovane lettore che una scelta è sempre attuabile e che, se esistono due sviluppi dati dallo sceneggiatore, allora può esisterne un terzo o un quarto ideato dalla mente di chi legge. Come dice Concina al termine della sua tesi, il limite imposto dal numero di sviluppi e finali non è un vincolo, ma è la rampa di lancio per pensarne altri, e conclude proprio con una frase emblematica: “le vie del fantastico sono infinite”. E sono proprio le vie del fantastico, insieme alla fantasia, a essere da lui celebrate come una vera e propria competenza fondamentale.
Un imprinting che Tommaso Concina ha confermato di aver ricevuto dal padre anche nella vita di tutti i giorni: “Ogni volta che da ragazzino avevo un problema, mio padre mi diceva che per ogni difficoltà esistono sempre almeno tre soluzioni. Se hai tre soluzioni, il problema di fatto non esiste più. È una regola che applico ancora oggi”.
A riprova dell’efficacia pedagogica provata da Concina, Stefanelli ha mostrato i dati di una sua recente sperimentazione sul campo in una scuola primaria: il 33% dei bambini ha indicato come attività più divertente e stimolante proprio l’estrazione della struttura logica ad albero dei fumetti di Concina e Cavazzano, utilizzata come base per imparare a scrivere le proprie storie personali, usando nei Post-it per individuare le unità narrative, con freccette per i rimandi, le conseguenze delle scelte e così via.
In chiusura dell’incontro, prima dei saluti finali, è stato dato spazio alle domande del pubblico, dando modo a Stefanelli di citare nuovamente la visione teorica di Concina: l’obiettivo dell’autore non era creare un rigido rapporto di causa-effetto basato sulla scelta immediata, ma esplorare mondi paralleli possibili, salvaguardando la coerenza interna e la creatività della narrazione. Riguardo alla reperibilità della tesi di Concina per scopi di studio, Mauro Longo ha anticipato l’intenzione di Librogame’s Land di collaborare con la famiglia per realizzare una digitalizzazione del testo accademico, rendendolo fruibile online agli appassionati.
Infine, Cavazzano ha espresso il desiderio di vedere presto pubblicata da Panini Comics una prestigiosa edizione cartonata deluxe che raccolga le prime storiche avventure a bivi realizzate con Concina (oltre a Topolino e il segreto del Castello, i due autori hanno realizzato insieme Paperino e gli incontri ravvicinati di 5 tipi e Zio Paperone e l’anfora enigmatica). Il volume con le tre storie, come confermato dai relatori, era già nei piani editoriali e arricchito da bozzetti e contenuti speciali.
L’incontro si è concluso con i ringraziamenti a Lucca Comics & Games e l’invito a riscoprire, tra le tavole del Real Collegio e i padiglioni del festival, la magia senza tempo di un pioniere del fumetto mondiale.
Per un ulteriore approfondimento della mostra, si rimanda al relativo articolo (di prossima pubblicazione).





