La “regia” visiva di Rébecca Dautremer
Il manifesto di Lucca Comics & Games 2025 porta la sua firma, ma la presenza della celebre artista francese Rébecca Dautremer ha qualcosa di incredibile. L’incontro stampa si è così aperto con l’introduzione di Cosimo Lorenzo Pancini, Director of Art di LC&G25, che ha descritto come una vera e propria impresa leonardesca il trasferimento dell’atelier dell’autrice francese, un viaggio di ben millecinquecento chilometri dalla Bretagna fino alla Limonaia di Palazzo Guinigi. Su sua esplicita richiesta, infatti, il festival ha ospitato la sua prima residenza d’artista: una sfida organizzativa che ha visto il trasferimento fisico del suo intero studio bretone tra le mura storiche lucchesi, permettendole di continuare a lavorare al suo prossimo libro sotto gli occhi del pubblico. Personalità eclettica prestata al teatro, alla fotografia, all’animazione e alla pubblicità, la Dautremer ha raccolto l’introduzione dialogando con la stampa per raccontare la genesi del poster, i suoi legami con l’Italia e il futuro della sua produzione.
Tra i titoli più celebri del suo percorso artistico vanno ricordati Principesse. Dimenticate o sconosciute e Alice nel Paese delle Meraviglie, per la visionaria reinterpretazione di fiabe e classici; Il piccolo teatro di Rébecca, capolavoro cartotecnico con pagine intagliate al laser che creano un palcoscenico tridimensionale; Il libro delle ore felici di Jacominus Gainsborough, capostipite della fortunata saga del piccolo coniglio antropomorfo; e infine Uomini e topi, in cui reinterpreta il romanzo di Steinbeck con straordinaria potenza pittorica.
L’incontro è proseguito analizzando l’impatto della sfida logistica del trasferimento e le prime ore di attività all’interno del nuovo atelier toscano. L’illustratrice ha confessato di aver provato un po’ di paura all’inizio per il trasloco, ma di sentirsi poi a perfetto agio, circondata dai suoi mobili originali. Ha spiegato di essere abituata a lavorare da sola e di apprezzare la solitudine, ma di trovare stimolante e piacevole la condivisione di questi spazi con i giovani illustratori.
Sollecitata sul suo approccio creativo e sull’ispirazione da cui parte per un poster o un’illustrazione, la Dautremer ha tracciato un parallelismo con il mondo del teatro: “Il lavoro dell’illustratore è identico a quello di un regista, e la pagina bianca è il palco vuoto. Le domande sono: cosa voglio raccontare? Come lo farò? Da lì si scelgono personaggi, abiti, luci, scenografie e regia”. Riguardo al manifesto di Lucca 2025, ha spiegato che la risposta visiva non è sempre complicata come la domanda teorica. Nelle riunioni è emerso che il tema del bacio (French Kiss) doveva essere gigantesco da mostrare: un solo personaggio non bastava, così ha preferito metterne in scena diversi, affrontando il disegno come un vero e proprio casting. Scelte visive, insomma, non teoriche. Puro teatro.
Avendo l’autrice uno studio in Bretagna, le è stato chiesto se abbia mai pensato di trattare il ciclo bretone di Merlino. La Dautremer ha confermato di vivere in Bretagna perché ama quella terra fin da bambina per le sue storie fantastiche, ma ha ammesso che non le piace disegnare questo specifico ciclo, trovandolo sgradevole a causa dell’eccesso di elementi fantastici: “È come per il Signore degli Anelli, c’è troppa magia. Quando la storia può spingersi troppo in là, mi sento persa. Mi piace come lettrice, ma non come artista”.
Tornando al manifesto e alla possibilità che ci sia una storia dietro i personaggi del poster, ha ribadito il concetto del casting puramente visivo. Ha svelato però che una piccola trama di fondo esiste, poiché i personaggi hanno una natura duplice. Evocando un’atmosfera quasi pirandelliana, la Dautremer ha ricordato che è stato chiesto proprio alla community di creare le storie attorno a loro. Ha fornito una traccia da far scrivere, ammettendo che le sarebbe piaciuto moltissimo poter disegnare quella storia.
Parlando dei progetti futuri, l’autrice ha annunciato un lavoro imponente: una graphic novel scritta interamente da lei stessa, molto corposa, di oltre 430 pagine e rivolta a un pubblico adulto, dal titolo Bise Ruby (il titolo provvisorio era Ruby Rose). Il volume sarà caratterizzato da tavole con stili diversi, sulla scia di quanto fatto per il suo adattamento di Uomini e topi.
Questo passaggio dalle illustrazioni al fumetto rappresenta per lei un progetto nuovo e una sfida, specialmente per le tecniche e la gestione dei tempi, radicalmente differenti. Il risultato sarà un vero e proprio miscuglio tra l’illustrazione tradizionale e l’arte sequenziale.
Il confronto si è poi spostato sul rapporto tra Francia e Italia nel fumetto. Con grande onestà, la Dautremer ha confessato di sapere pochissimo del fumetto francese e ancor meno di quello italiano. Analizzando i possibili punti di contatto tra lei e la Nona Arte italiana, ha tuttavia riconosciuto una sensibilità e una ricezione maggiore delle sue opere proprio in Italia, un fattore che le permette di osare anche senza avere una conoscenza enciclopedica del settore.
Invitata a commentare l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, l’artista ha espresso una posizione netta: “Non si può sostituire l’artista dietro l’opera. La speranza è quella di rimanere umani e artigiani, permettendo al pubblico di sentire il contatto, il lavoro e il sudore dell’autore”. Ha definito l’AI uno strumento, ribadendo però di non farne alcun uso.
Questa centralità dell’artigianato si riflette nel suo dettaglio visivo, quasi maniacale. La Dautremer ha spiegato che, per sua metodologia, l’eroe o il protagonista della scena richiede necessariamente che l’autrice ci passi sopra molto più tempo per rifinirlo.
Entrando nel dettaglio tecnico del suo modo di fare fumetto, ha rivelato di lavorare sempre su doppia pagina, concepita come una scena teatrale. Il lavoro sul layout avviene in maniera maniacale attraverso uno storyboard in cui tutto viene visualizzato prima. C’è un enorme lavoro preparatorio per garantire una visione d’insieme, rifiutando l’approccio classico di disegnare vignetta per vignetta. Si tratta, a tutti gli effetti, di una tecnica nuova per lei per approcciare il fumetto.
La Dautremer ha poi regalato ai giornalisti una ricca anteprima sulla trama della prossima graphic novel. La storia ruoterà attorno a due bambine negli anni ’80, con una famiglia che lavora alle dipendenze dell’altra. La cornice ambientale è la Costa Azzurra, un pretesto per esplorare gli ambienti sociali diversi a cui appartengono. Una di queste scompare. A distanza di tempo, l’altra bambina torna sul posto per cercare di capire cosa sia successo. La trama è ispirata a un fatto di cronaca nera (una scomparsa legata forse a un omicidio) e sarà narrata attraverso molteplici punti di vista, specchiando la complessità dei personaggi. L’ambientazione riprende la casa d’infanzia dell’autrice: una tipica dimora provenzale del XIX secolo, una grande proprietà con vigne, attingendo a ricordi vissuti ma ampiamente reinventati dalla finzione.
L’incontro si è chiuso con un salto all’infanzia e al suo primo ricordo legato al disegno. L’autrice ha raccontato un aneddoto intimo, presente anche nel suo spettacolo teatrale: “A 4 anni, all’asilo, stavo colorando una paperella. Ero considerata brava fin da piccola, e per dimostrare quanto fossi abile ho voluto colorarla senza guardare il foglio, convinta di non uscire dalle righe. Ho fatto un casino tremendo e mi sono sentita profondamente umiliata davanti a tutti”. Un trauma infantile che ha segnato la sua arte: “Da quel giorno, per via di quell’umiliazione, ho giurato a me stessa che non avrei mai più superato la linea”. Un blocco emotivo che oggi, a distanza di anni, si è trasformato nella straordinaria, geometrica e apprezzatissima precisione millimetrica delle sue opere.




