Dentro una scatola di latta di Marco Galli è un fumetto nato nel 2012 ma pubblicato da Eris Edizioni nel 2021, facente parte del Progetto Stigma. L’opera si struttura in dieci micro-capitoli e si sviluppa attorno a una tematica crime legata alle vicende di un serial killer e della coppia di investigatori incaricata di scovarlo, composta dal detective Marte e dalla sua fidata assistente Remy.
L’efficacia della sceneggiatura non risiede in una trama orizzontale classica, bensì nella ramificazione di sottotrame curiose che approfondiscono la quotidianità dei personaggi e stravolgono gli elementi tipici della cultura nerd.
L’indagine poliziesca in sé rappresenta lo spunto più lineare, dal quale però l’autore si distacca per esplorare contesti alternativi come la sfera familiare: il figlio del detective, in particolare, vive una dimensione legata a una visione supereroistica che si rivela centrale per la comprensione di determinate dinamiche narrative.
La sceneggiatura di Galli mette in luce l’assenza di suoni onomatopeici, come nel caso di una scena in cui l’esplosione di un colpo di pistola viene suggerita solo dalle conseguenze visive e dai dialoghi successivi. Ma anche l’uso originale di testi non inclusi nei classici balloon, che – pur non essendo strettamente indispensabili alla comprensione della trama principale – arricchiscono la narrazione e ne potenziano l’efficacia funzionale.
Dal punto di vista grafico, lo stile di Galli è singolare e distante dal realismo anatomico, caratterizzato da una raffigurazione della figura umana quasi caricaturale. L’ambientazione rievoca l’atmosfera di una provincia italiana oppressa da un virus, dove la popolazione è costretta a muoversi all’aperto indossando tute simili a quelle spaziali per evitare una contaminazione che trasformi gli individui in creature assimilabili a zombie.
Un’attenzione particolare è dedicata alla gestione cromatica delle ombre e delle luci, visibile soprattutto nella sequenza che traspone un incubo notturno. L’uso espressivo del colore, e in modo speciale del rosso (si veda anche il lavoro che Galli ha fatto per il n.44 del Dylan Dog Color Fest, Il verme bianco), sottolineano una continuità stilistica ricca di rimandi alla cultura cinematografica e artistica underground.
La componente visiva racchiude inoltre espliciti omaggi alla storia dell’arte. Si possono notare le sue interpretazioni riguardo il dipinto Automat (1927) di Edward Hopper o la vignetta che cita apertamente il dipinto L’assenzio (1875-76) di Edgar Degas, in una scena riflessiva in cui i due protagonisti si trovano all’interno di un bar. A questi si aggiungono piccoli dettagli inseriti come autocitazione, come la lettera K sul cappello di Remy che richiama la firma dell’autore, e riferimenti alla cultura pop, come anche una fotografia d’epoca di un Batman vintage all’interno dell’abitazione di un personaggio chiave.
