Si è tenuta a fine maggio la trentesima edizione di Torino Comics, salone e mostra mercato dedicata alla cultura pop, in cui fortunatamente – tra cosplay, videogames e band musicali – sono stati protagonisti anche i fumetti. Rispetto agli anni passati è cambiata drasticamente la sede e l’organizzazione, spostata nel parco della Certosa Reale di Collegno, con una netta separazione tra gli stand commerciali a entrata gratuita e quelli artistici ospitati nel Chiostro maggiore.
Al di là di qualche difficoltà organizzativa, con assenze di indicazioni chiare sui percorsi per raggiungere le varie zone del Salone (aspetto che ha confuso qualche visitatore), o i misteriosi retroscena che stanno dietro alla decisione di abbandonare la storica sede del Lingotto Fiere, il successo ha arriso alla nuova formula con oltre centomila spettatori.
Il programma dedicato ai fumetti è stato abbastanza interessante e variegato, con Milo Manara – main guest della manifestazione – cui è stata dedicata la mostra Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia; l’artista veronese è stato poi protagonista anche di un incontro con Ivo Milazzo, altro maestro del fumetto italiano. La consueta Artist Alley ha ospitato oltre 50 fumettisti di primo piano, tra cui Giorgio Cavazzano, Giampiero Casertano, Antonio Lapone, Roberto Baldazzini, Ivan Calcaterra: un parterre capace di soddisfare qualsiasi aspettativa. Tra i pochi stand degli editori presenti, invece, è giusto almeno citare Cut-Up Publishing. È stato presentato l’annullo filatelico dedicato a Massimiliano Frezzato, autore torinese scomparso nel 2024, a 30 anni dall’esordio della sua serie di maggiore successo, I Custodi del Maser.
Il manifesto ufficiale della mostra è stato realizzato da Vittorio Pavesio, il fondatore di Torino Comics, con protagonista Pietro Micca (cui è dedicato il premio destinato agli autori emergenti), segno di continuità e tradizione della manifestazione.
Gianfranco Goria ha presentato il Terzo incontro nazionale Italia Syldavia – Amici di Tintin, dedicato alle edizioni italiane delle avventure di Tintin e alla storia del celebre reporter creato da Hergé. Tintin è pubblicato in Italia da Editoriale Cosmo e da Alessandro Editore (come del resto Blake e Mortimer). Opere accomunate dalla ligne claire, uno stile che nasce dalla ricerca della semplicità per realizzare storie divertenti, legato anche ai problemi di reperibilità della carta nel secondo dopoguerra. Goria ha precisato che in quelle opere è l’intento comunicativo a prevalere, viene utilizzato un segno minimo per renderlo immediatamente riconoscibile, ma con vignette arricchite da molti dettagli. Tutte tecniche narrative che Hergé impara da solo a partire dal 1929, partendo dalla sua esperienza di illustratore e grafico, e commettendo nelle prime storie errori evidenti.
I Consoli di Syldavia sono le migliaia di collezionisti, esperti e appassionati di Tintin, tra cui anche Jean-Pierre Talbot -l’attore che fu protagonista dei film dal vivo degli anni’60, di grandissimo successo. Nei paesi francofoni, personaggi come Asterix e Tintin hanno un ruolo fondamentale nell’educazione alla lettura, anche dei fumetti, all’insegna della fantasia con cui è possibile creare dei veri e propri mondi.
L’evento più significativo della mostra è stato l’incontro dedicato al creatore di Martin Mystère, Alfredo Castelli, dal titolo Il mistero, l’ironia e il senso del meraviglioso. Durante l’incontro, alcuni dei suoi maggiori collaboratori – i disegnatori Lucio Filippucci e Rodolfo Torti, lo sceneggiatore Stefano Fantelli, anche curatore di Cut-Up, la critica Silvia Riccò e gli appassionati dell’associazione culturale AMys e i Nipoti di Martin Mystère – si sono confrontati, tra memorie personali e racconti sulla storia del fumetto italiano, sull’impatto che il geniale sceneggiatore milanese ha avuto sull’immaginario fumettistico italiano.
Torti e Filippucci hanno rievocato le loro prime collaborazioni con Castelli su Martin Mystère, con racconti pieni di aneddoti, in grado di far rivivere ai tanti appassionati presenti in sala un periodo storico del fumetto italiano. Rodolfo Torti arrivò alla Sergio Bonelli Editore dopo le esperienze con Il Giornalino e l’editore francese Dargaud, esordendo nel 1993 con Il Segreto di Pulcinella, storia doppia (ambientata a Napoli) appartenente al ciclo Mysteri italiani; una collaborazione durata 30 anni, fino al suo passaggio a Tex.
Filippucci, pur conoscendo Castelli sin dai primi anni ’80, solo alla fine del decennio lo ritrova alla Bonelli insieme a Giovanni Romanini. Ad un loro iniziale progetto per un personaggio di fantascienza per la rivista Torpedo, Castelli risponde proponendone la collaborazione a Martin Mystère. Il rapporto con il personaggio si interrompe per Filippucci solo con la morte di Alfredo, ma prosegue da un certo punto di vista con il Docteur Mystère e i progetti con Cut-Up.
Tutti sottolineano come lavorare con Castelli fosse sempre un divertimento, cui era impossibile negarsi, nei suoi mille progetti. Fantelli – che ha curato i lavori di Castelli fuori da Bonelli – ne sottolinea l’imprevedibilità e la velocità di scrittura, com’è il caso del saggio in due volumi dedicato ad Arsenio Lupin, del tutto inedito e pronto da esser pubblicato. Altre invenzioni erano del tutto geniali, come il Miele del Docteur Mystère, di cui Filippucci ha realizzato l’etichetta.
Silvia Riccò (che ha curato per Fumo di China un dossier dedicato a Castelli e il Mostro di Frankenstein) sottolinea, oltre alla piacevolezza del lavorarci insieme, il suo collezionismo, che sfogava per esempio nelle Fiere Anafi, o mettendo da parte, come sostengono gli appassionati lettori dell’AMys, le cose più improbabili, come i sacchetti degli aerei o i cartelli da bagno. Tutti sottolineano la disponibilità di Castelli a rapportarsi con i suoi lettori, insieme al suo stile vulcanico che si concretizzava nei mille progetti e nei cambiamenti continui cui destinava le sue opere.
Tra numerosi aneddoti, Torti e Filippucci rievocano le loro collaborazioni, dalla storia peggiore di Martin Mystère, a dire dello stesso Castelli (lo speciale n.19, La macchina della verità) dal finale scritto all’ultimo momento, alle differenze di metodo lavorativo con Tiziano Sclavi. Castelli lasciava completa libertà al disegnatore, fornendo delle indicazioni di massima al di là dei dialoghi, e permettendogli di divenire il vero regista della storia, un po’ come faceva Claudio Nizzi su Tex, come sottolinea Filippucci.
A rimarcare una volta di più l’importanza di Alfredo Castelli all’interno del mondo del fumetto è anche il recente evento della Cittadella degli Archivi di Milano, Castelli – dietro ogni mystero c’è una storia che aspetta di essere raccontata, con la presentazione del compendio dell’archivio del creatore di Martin Mystère, dichiarato di interesse storico particolarmente rilevante dal Ministero della Cultura!

