Dove eravamo rimasti
La trappola architettata da Mefisto e Ramirez è stata smontata da Tex e Montales, come visto nella trilogia precedente. I fratelli Dickart, dopo il faccia a faccia con Tex, sono stati catturati e adesso se ne stanno buoni buoni nelle patrie galere.
La saga di Tex Willer e Montales però non è affatto conclusa.
Mauro Boselli e Pasquale Del Vecchio hanno confezionato un nuovo trittico di albi. Se nella storia precedente il soggetto di Boselli aveva dei punti di contatto con quello di Gianluigi Bonelli (ad esempio: la resa dei conti tra Tex e Mefisto, oppure la contestualizzazione della villa “stregata”), dal n.91 – Sonora! – si viaggia su scenari completamente nuovi e ce lo spiega lo stesso sceneggiatore nell’introduzione. Il personaggio – totalmente nuovo – su cui si concentra questa nuova trilogia è il Colonnello Ramirez. Apparso per la prima volta nel Tex Willer n.26, El Paso del Norte, si tratta di una figura che agisce dietro le quinte: è lui che comandava Mefisto nella cospirazione del Cerchio d’oro.
Le ambientazioni messicane sono ben tracciate da Del Vecchio. Ormai il disegnatore ha sviluppato un’identità visiva immediatamente riconoscibile. La chiave per comprendere il suo stile risiede in una formula apparentemente semplice ma complessa da attuare: la ricerca dell’essenzialità. Il tratto è pulito, arricchito dai chiaroscuri che fungono da ombre tra i caseggiati isolati dei villaggi del Messico.
Tanti sono i personaggi che si “muovono” in scena nel n.91. Si parte con un interessante spaccato della vita di Tex mentre si spaccia per Montales: se nelle storie originali questo aspetto del “doppio” condottiero era narrato solo in una manciata di vignette, qui invece tutto è più approfondito e non si tralascia niente. Vale la pena leggersi come Tex e il fidato Drigo (figura che di albo in albo in questa saga messicana assume sempre maggior spessore) riescono a sfaldare le truppe dell’Armada, catturando due ufficiali per poi usarli come spie per rintracciare il perfido Ramirez.
E proprio Ramirez e le sue nefandezze sono al centro della seconda parte dell’albo. Se da un lato Tex riesce a conoscere l’identità del suo avversario – questi dopo aver preso il comando della guarnigione di Santa Ana – sparisce ben sapendo che Tex è sulle sue tracce.

Caccia a Ramirez a suon di “spiegoni”
Ciò che rende efficace la lettura di una storia è la chiarezza espositiva dei vari personaggi in scena, che devono descrivere al lettore cosa accade in diretta. Questo avviene anche quando i personaggi devono ragionare sia nel tempo presente della narrazione, sia prospettando al lettore le loro mosse successive.
Nelle sceneggiature di GLB il trucco dello “spiegone” è stato uno strumento narrativo impiegato tantissime volte. Anche se oggi si preferisce asciugare i dialoghi, dando maggior spazio ad un ritmo veloce con meno narrazione, nelle prime pagine del n.92 Carte truccate Tex e Drigo si abbandonano ad una serie di ampi dialoghi, talvolta un po’ pesantucci. Nonostante questo, però, Boselli trasmette alla perfezione il senso di insicurezza e dubbio che pervade Tex.
Tra pagina 15 e 17 ci sono diversi dialoghi che fungono da spiegoni: si tratta di diversi scambi di opinione tra Montales stesso (che torna ad apparire per la prima volta in questa trilogia) e il buon Tonio. Anche se in certi punto il ritmo della narrazione rallenta, appesantendo un po’ tutto in certi frangenti, nell’economia globale dell’albo la storia funziona.

Se si osserva una tavola di Del Vecchio, la prima sensazione è quella di una grande leggibilità. Il tratto di Del Vecchio non è mai barocco o sovraccarico, evita i virtuosismi fini a sé stessi e le “esplosioni” grafiche continue: il suo è un fumetto dal ritmo normale, realistico, dove ogni inquadratura serve a far progredire la storia senza distrarre il lettore con fuochi d’artificio visivi non necessari. Questo realismo stilistico, unito alla dinamicità dell’azione, portano ad un rapido scatto in avanti della storia in termini di ritmo.
Efficace è l’entrata in scena del bambino messicano Marcelo che, per raggiungere l’arroyo dove Tex e Drigo si sono nascosti, viene colpito di striscio dai militari in attesa di tendere una trappola. È una giornata soleggiata, senza nuvole: l’arroyo si trova ad un centinaio di metri dal villaggio di Turicachi. È qui che la trappola attende Tex e Drigo. Grazie al predominio del bianco della tavola e con la giusta dose di chine (mai in eccesso), Del Vecchio fa trasparire l’arsura estiva di un pomeriggio messicano. Il disegnatore riproduce in maniera convincente anche la sparatoria ai danni di Tex, Drigo e del piccolo Marcelo (ormai membro effettivo della rivolta di Montales). Proprio il bambino, nelle ultime pagine del n.92, ha una manciata di vignette a disposizione per entrare nelle simpatie del lettore.
Montales in trappola
Già: ma Montales che fine ha fatto?
Tratto in inganno da false informazioni pervenutegli in mano da spie di Ramirez, si ritrova rinchiuso nel carcere di Arizpe. Ed è qui che Tex si reca in compagnia di Marcelo, con l’obiettivo di togliere le castagne dal fuoco al suo amico messicano.
Vittoria o morte (n.93) completa questa trilogia. La copertina di Maurizio Dotti immortala uno dei momenti più riusciti della narrazione: Tex appeso ad una corda legata tra due edifici, gambe sospese nel vuoto, mentre cerca di fare più silenzio possibile con la ronda della guardia impegnata nel compiere il giro di routine intorno al Palazzo di Giustizia accanto al quale si trova la prigione.
Sulle tracce di Marcelo
Inutile dire che la rivolta di Montales ha la meglio e che l’eroe Tex, da pura figura archetipale, riesce nel suo intento di liberare l’amico.
Ciò che però colpisce questa sceneggiatura è il secondo finale che Boselli lascia a noi lettori. E stavolta un retrogusto amaro è d’obbligo: da semplice figura di secondo piano a spalla dell’eroe, il giovane Marcelo è ormai uno dei più fedeli compagni della battaglia di Montales. Svolge i suoi compiti fianco a fianco di Tex, nonostante la sua giovane età. Nell’ultimo terzo della storia ormai il binomio Tex – Marcelo è diventato un tutt’uno. Ma dopo una missione datagli da Tex, il giovane a cavallo di Dinamite scompare.
Da puro maestro dei trucchi delle sceneggiature, Boselli ci inserisce a fine albo questo stratagemma che va ad incuriosire il lettore. Si, perché ormai è chiaro a tutti: le vicende narrative della guerra civile si fanno sempre più vicina. È sicuro che Dinamite tornerà a farsi vedere sulle pagine di Tex Willer e forse sapremo qualcosa di più anche del destino del giovane Marcelo.
Non contento di questo interrogativo lasciato ai lettori, Boselli appesantisce il retrogusto amaro nella lettura lasciando un’ultima tavola a Tex che, inviando il dispaccio sul resoconto messicano a Mr. Marshall, si dimette abbandonando momentaneamente il reparto dei Rangers!
