Questo è il primo articolo che scrivo per il Magazine uBC dopo aver valicato il confine e avrà – inevitabilmente – un sapore diverso dagli altri. Concedetemi, quindi, l’incipit sottostante che è inerente al fumetto in questione.
Nei primi giorni in Russia, mi metto a girovagare per le vie di una bellissima città, Ryazan – che ha dato i natali al grande poeta Sergej Esenin (tradotto anche in Italia) – e, nelle varie esplorazioni, scovo una piccola insegna con il volto di un ragazzo mascherato e la scritta in cirillico: Magazin komiksov (qui lo riporto traslitterato). Ovviamente è un negozio di fumetti. Entro e rimango abbastanza sorpreso, soprattutto per via della sua moltitudine di fumetti da diverse parti del mondo (per chi se lo stesse chiedendo: non è così scontato, soprattutto viste le misure dell’Unione Europea nei confronti della Russia attraverso le sanzioni commerciali).
Tiro fuori dallo scaffale il primo fumetto perché incuriosito dalla copertina, sfoglio velocemente e vedo i disegni molto belli e con dialoghi striminziti e penso: «Ah, prendo questo. Così riesco a gestire la lettura con il mio russo base e l’aiuto del traduttore». Continuo a sfogliare e arrivo a vedere la foto dell’autore in terza di copertina e vedo Manuele Fior. «Non è possibile!» penso. «Il primo fumetto che tocco in Russia ed è di un autore italiano…»
Questo forse è un segno del destino, o semplicemente un caso, chissà… Fatto sta che compro il fumetto a soli 500 rubli (circa 5€) e lo porto a casa.
Икар* – Icaro in cirillico, ma in Italia uscito con in titolo Rosso oltremare – è il primo fumetto dell’autore emiliano e cosmopolita Manuele Fior. La sua prima edizione italiana è datata 2006, per i tipi di Coconino Press/Fandango, poi proposta anche da Oblomov Edizioni, ed è arrivata a toccare esattamente i vent’anni dalla sua pubblicazione. Opera prima, dicevamo, soprattutto considerando Fior come autore unico di graphic novel.
Chiaro che questa recensione arriva a ritroso e, per forza di cose, è sporcata dalle letture più recenti del fumettista emiliano e questo potrebbe compromettere il punto di vista. Cercherò allo stesso tempo di essere il più obiettivo possibile.
Il rosso di cui il titolo ci dà un appiglio di riflessione è predominante nell’opera, un rosso che non è sangue ma visione ancestrale e viscerale di un autore che usa il fumetto come una tela di pittura, arrivando a discernere i legami tra finzione e realtà, spesso attingendo alla sua straordinaria sperimentazione.
La storia è cosparsa da due visioni: una reale ed una mitologica. Fior intesse qui i valori umani della storia per arrivare al contemporaneo attraverso il suo stile grafico, raccontandoci di come Dedalo e Icaro siano stati degli ambulanti del nostro tempo nel voler ricercare la strada della libertà attraverso il folle volo verso il Sole e cercando di superare i limiti invalicabili del labirinto. E poi c’è Fausto, un architetto dei nostri tempi che rimane incastrato nei meandri della sua mente, affollata da visioni auree e mistiche sensazioni. Ci sarà, oltre la mitologia greca, anche la letteratura tedesca, con il Faust di Goethe, come rivisitazione di un uomo in balia della sua stessa esistenza.
Ci sono anche due donne: Martha e Silvia, incapaci di trovare una via e di cui Fior tenta di abbracciare, attraverso esse, l’intera gamma dello spettro femminile. È proprio in questo passaggio che la narrazione comincia a perdere coesione: la trama si allenta, i fili si sfaldano, e la storia si avvia verso una conclusione pacificante che segna un nuovo distacco tra dimensione mitica e dimensione reale, dove il lettore è perso nei meandri del labirinto creato, questa volta, dallo stesso autore. Sarà lo stesso Fior, anni dopo, ad affermare che l’opera in questione risulta irrisolta.
Personalmente credo che il filo della narrazione vada nella direzione giusta, dove la percezione del senso, attraverso il mito, sia invece consapevole delle scelte fatte. Trovo altresì interessante il finale. Fior lascia ai lettori una parte irrisolta sì, ma che può benissimo essere colmata dall’esperienza di fantasia di chi legge. Non come un gioco delle parti, ma come un alito di intellettualità che forse, ogni tanto, è giusto che ci sia in opere più “impegnate” come questa.
La fabula, ma soprattutto il punctum e lo studium — due concetti fondamentali teorizzati da Roland Barthes ne La camera chiara (Einaudi, 2003) a proposito della fotografia — trovano, applicati al fumetto, una loro validità non scontata. Se lo studium è la comprensione culturale e consapevole dell’immagine, il campo entro cui riconosciamo intenzioni, stile, contesto storico e narrativo, il punctum è invece quel dettaglio che punge, che sfugge al controllo dell’autore e cattura lo sguardo del lettore in modo personale, quasi accidentale. Nel fumetto questo scarto tra i due può annidarsi in un singolo elemento della tavola — un’espressione, un dettaglio grafico isolato dal contesto della vignetta — capace di bucare la superficie narrativa e di aprire un varco emotivo che la sola fabula non potrebbe restituire. Da un punto di vista visivo, troviamo una buona parte del fumetto come una forte sperimentazione sul movimento del Costruttivismo Russo. Sembra che l’autore prenda in mano la tecnica usata dai grandi maestri come Alexander Rodchenko (si veda Servizio da Tè – Schizzo, 1922) e ne tracci una revisione al contemporaneo, utilizzando la bicromia come base fondante del colore e le linee forti e scure per rimarcare concetti che la parola non dona.
Qui si lavora per sottrazione, costruendo lo spazio non con i “pieni” ma attraverso i “vuoti”, dove le luci, le ombre e le linee demarcano i confini e lo spazio vitale dei personaggi e dello stesso labirintico pensiero di Fior. I disegni sono spesso graffianti, espressivi e cangianti e si mescolano, tali da portare lo spettatore a trovare il senso dell’immagine. L’autore cambia stile e rimescola le carte in tavola, non tralasciando gli omaggi velati alla storia dell’arte.
Il voler essere parte di una costruzione visiva rientra, secondo quanto detto poco sopra, nell’intento di integrare la presenza mentale dei lettori e non, semplicemente, una lettura fugace.
Rosso oltremare è l’apripista d’autore che porterà Manuele Fior alla ribalta internazionale come uno degli autori più incisivi e poliedrici del mondo del fumetto. Non è il miglior Fior, ma è il Fior più necessario per capire tutto il resto.
* L’edizione letta per questo articolo è russa.
