L’Empire State Building è uno dei grattacieli simbolo della cultura pop, legato in modo particolare a diversi personaggi dei fumetti e del cinema. È impossibile, infatti, non pensare alle celebri scene di King Kong nelle sue varie trasposizioni cinematografiche.
Questo edificio rientra, così, a pieno titolo anche nelle TMNT, che ci portano alla chiusura di questo arco narrativo proprio nelle altitudini di cemento tanto famose.
A fare da sfondo, una New York che ritrova i “suoi figli” dopo tante disavventure in una storia dai tanti colpi di scena.
Nel numero precedente i nostri protagonisti erano riusciti a gestire la sfida e non farsi uccidere dalle due donne Oroku Karai e Shinigami, oltre a non essere risucchiati nel varco che portava nell’aldilà (Michelangelo escluso).
Nello scontro finale, quindi, il fatidico Gashadokuro/Splinter verrà messo all’angolo dagli stessi figli che opteranno per lasciare andare le due antagoniste sopra citate. La scelta era (quasi) inevitabile, nel momento in cui bisognava salvare “Mikey” disperso nel Yomi-no Kuni (il regno dei morti).
In questo senso, il n.19 dal titolo Ujigami – Parte sei rappresenta la degna chiusura di una battaglia lunga più di sei mesi in cui i quattro fratelli Hamato si sono ritrovati nelle situazioni più disparate.
Il ritrovamento della madre Tang Shen e il risanamento del padre e maestro Splinter hanno ricucito il rapporto familiare tanto agognato, nella speranza di poter continuare sulla strada della pacatezza…
Il lavoro grafico dell’albo in questione è minuzioso e accattivante, con quel tocco che non va oltre le righe ma mantiene un limite cromatico molto equilibrato – il minimo per stuzzicare l’appetito dei lettori. Le scene cariche di azione, come quelle più intime e riflessive sono calibrate per donarci una sensazione di avventura solida e reale. In questo senso la bravura degli autori denota grande professionalità nel mischiare i diversi livelli della narrazione.
Nota di merito che va anche agli ideatori della suddetta run che portano a casa un lavoro ben strutturato.
La psicologia delle Teenage Mutant Ninja Turtles (come già detto altre volte) potrebbe trarre in inganno, ma risulta inevitabilmente malleabile alle influenze esterne, e ciò permette agli sceneggiatori di approcciarsi ai personaggi con un tatto delicato ma anche con un bagaglio storico/culturale di alto livello, attingendo direttamente alle basi degli anni ‘80 messe su da Kevin Eastman e Peter Laird.
Nel n.12 scrivevo che «Jason Aaron e Juan Ferreyra hanno fatto delle Teenage Mutant Ninja Turtles un atto creativo che rimarrà nella storia di questo fumetto» : alla luce di questa chiusura firmata da Yang e Williams II si può confermare che i presupposti per confermare quel giudizio ci sono tutti. Si è aperta una strada che promette altre avventure ricche di colpi di scena: non ci resta che attendere e scoprire cosa ci riserva il futuro.
