Fine maggio 1979: con gli esami di terza media che incombevano (per modo di dire…), trovai comunque il tempo per acquistare questo albo di Diabolik, incuriosito – come spesso mi succedeva – dal fatto che il titolo contenesse il suo nome e che la storia potesse avere un risvolto “paranormale”… la copertina, infatti, mostrava chiari indizi al riguardo, visto che tutto lasciava presupporre che una veggente stesse avendo una visione del Re del Terrore.
La trama architettata dalle sorelle Giussani andava proprio in quella direzione: la bella Liuba dava più volte prova delle sue doti divinatorie, convincendo i partecipanti alle sue “sedute” di poter indovinare il futuro, cadendo in trance e descrivendo situazioni o avvenimenti che, teoricamente, non poteva conoscere, fino – of course – alla scena madre in cui vedeva Diabolik in azione… Possibile che, per una volta, una trama diabolika avesse davvero una venatura non spiegabile logicamente?
Naturalmente no, la spiegazione logica c’era… Come avevo scritto per un altro albo analizzato in precedenza, un lettore più smaliziato del ragazzino che ero all’epoca avrebbe subodorato la vera identità di Liuba: io, invece, lo capii soltanto a pagina 89 (e, per i duri di comprendonio, seguiva uno spiegone dettagliato), prima del consueto finale con “inseguimento della polizia sventato con un trucco”.
Fu comunque un’avventura gradevole da leggere, grazie anche ai disegni di Franco Paludetti (autore inoltre della copertina), coadiuvato alle chine da Brenno Fiumali. Ma mi restò impresso a posteriori anche perché… fu l’ultimo che lessi per molto tempo.
Eh sì: terminate le scuole medie e approdato al liceo di una cittadina delle vicinanze, cambiai completamente letture (come spiegato in altri articoli di questa rubrica), con Diabolik e la sua inseparabile compagna Eva Kant che scivolarono nell’oblio per anni e anni, prima di qualche albo letto saltuariamente nel terzo millennio.
Diabolik nella rubrica Collaterali in edicola
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