Inizia una nuova avventura all’insegna della spettacolarità insita nelle quattro Tartarughe Ninja. Laddove ci eravamo lasciati, i fratelli Hamato erano intenti a riconquistare non solo il loro ruolo sociale, ma soprattutto le proprie identità. Così, avendo a disposizione un nuovo team creativo composto dallo sceneggiatore Gene Luen Yang, dal disegnatore Freddie E. Williams II e dal colorista Andrew Dalhouse, si torna a raccontare storie con cadenza mensile in stretta continuity dopo il precedente fill-in.
Questo n.14 – dal titolo Ujigami – è, a tutti gli effetti, un punto d’incontro tra le ritrovate anime delle TMNT e la rinascita spirituale del maestro Splinter che (dopo diversi albi) torna a farsi carico di importanti decisioni.
Si parte con il personaggio di Xiang Fei Tong, che perde fin da subito il controllo dei suoi “uomini fantasma” per mano proprio dell’Ujigami che fa la sua apparizione nella prima tavola (ma – per evitare spoiler – preferirei non dire di chi si tratta). È interessante scoprirlo durante la lettura, scoprire come questo nuovo “nemico” delle Tartarughe in realtà sia un fedele compagno di viaggio, sebbene non si sia ancora palesato.
La narrazione prosegue in modo incalzante, con colpi di scena ben costruiti, fino a un finale davvero toccante, confermandosi come fedele continuazione di quel grande scrittore che è stato Jason Aaron, non facendoci rimpiangere la sua assenza.
Il comparto visivo è dolcemente raffinato, figlio sicuramente di una generazione di autori che padroneggiano le nuove tecniche miste tra analogico e digitale, sapientemente equilibrate, rendendo i disegni corposi e i colori vivi.
Alcuni personaggi, come April O’Neil e lo stesso Ujigami, sono ben rappresentati: la prima con uno stile che strizza l’occhio alla cultura orientale (vedi occhioni grandi), il secondo con suggestioni che rimandano ai Kaiju (mostri) giapponesi.
Tirando le somme, e senza dilungarmi ulteriormente, devo dire che non mi aspettavo una tale qualità, anzi le mie aspettative erano pressoché basse. Sono, quindi, piacevolmente contento.
