Non sono mai stato un grande lettore del fumetto supereroistico statunitense, preferendo – come per il resto del mondo artistico – il versante europeo.
Conosco chiaramente gli universi Marvel e DC Comics dove, tra l’altro, c’è uno dei miei personaggi preferiti: Batman. L’unico che leggo con qualche parvenza di costanza.
Premessa, questa, che mi porta a dirvi che invece le Tartarughe Ninja rientrano in queste letture e ne sono molto preso, soprattutto per questa serie ideata da Jason Aaron.
Siamo arrivati al primo giro di boa per questa avventura e lo si fa con il n.7 che, tra le altre cose, cambia anche il titolo “seriale” in NYC vs TMNT parte uno: le fogne di Newark.
I quattro fratelli appartenenti al Clan Hamato dovranno soffrire parecchio affinché la loro amata città di New York possa tornare ad amarli ed accoglierli come fu un tempo, cosa che al momento in cui scrivo non è proprio così, viste le ultime lotte contro il Clan del Piede ed alcuni agenti di polizia e pompieri della città.
La grande metropoli è sotto le mani di Hieronymus Hale, il procuratore distrettuale che già avevamo incontrato e che ora gestisce tutto.
Jason Aaron continua a scrivere numeri su numeri con grande intelligenza senza mai cadere in banalità che rendano esile – da un punto di vista narrativo – questa serie.
Lo fa sempre con dovizia di dettagli che ci aiutano a collegare i vari momenti della vita dei quattro fratelli (ma non solo) facendoci entrare nelle loro vite – e fogne – per viverli da dentro, quasi fossimo tutti degli analisti che giocano con le identità delle tartarughe. La sua grande capacità sta nel saper affrontare i temi cardini e consolidati dell’universo TMNT e smontarli a proprio piacimento senza però snaturare il “classicismo” di Eastman & Laird.
Anche in questo numero i fratelli non combattono solo il Clan del Piede: la battaglia più grande la stanno affrontando tra loro stessi per questioni mentali e personali, soprattutto per la perdita del loro maestro guida – nonché papà – Splinter. Aaron decide di far “scomparire” il maestro lasciandoci inermi davanti ad una quest costante del motivo per cui non risulta presente nella loro vita. Questa continua ricerca / mancanza porta i quattro fratelli a scontrarsi pedissequamente.
Gli altri personaggi, che qui fanno una piccola comparsata, sono Casey Jones e April O’Neil che rimangono stazionari in ospedale in attesa di una guarigione da parte dell’amico di Raffaello.
L’apparato grafico di Juan Ferreyra – vedi anche il n.6 – risulta e rimane incredibilmente di alto profilo, sia per i disegni che per i colori.
Le mie parole sul disegnatore sono già state spese nell’articolo precedente e non posso far altro che confermare quanto detto: straordinario.
