Una tematica spinosa
Si dice, con una certa ricorrenza, che Zagor sia il fumetto della contaminazione tra i generi ma, nonostante la varietà del tipo di storie che questo garantisce, ci sono tematiche spinose che vanno maneggiate con estrema cura. Una di queste è la macchina del tempo.
Non fu mai utilizzata per la propria creatura da Guido Nolitta (il nome d’arte dell’editore Sergio Bonelli), che anzi la “detestava” cordialmente. Nel corso degli anni, tuttavia, i viaggi nel tempo si sono ugualmente affacciati sulla serie dello Spirito con la Scure, più o meno esplicitamente e con risultati alterni. Ma il rischio di “scottarsi” resta elevato.
Lo sa bene Alessandro Russo, che, a giudicare dalle reazioni di forum e social, ha visto incrinarsi la fiducia incondizionata e i giudizi favorevoli pressoché unanimi che i lettori gli avevano sin qui riservato. L’approfondita conoscenza della serie e le capacità narrative, nella sua “seconda vita zagoriana” (iniziata nel 2022 dopo decenni di assenza), avevano infatti rappresentato una “boccata di aria fresca”, nel contesto di un’iperproduzione di episodi che hanno inevitabilmente peggiorato la qualità media delle storie del personaggio.
Si sta parlando, naturalmente, di Futuro imperfetto, lo Zagor n.732 Bis dell’estate 2026 (checché ne dica il bollino in copertina, rimasto al 2025, un paradosso temporale in tema).
Non tutte le ciambelle possono riuscire col buco, ma personalmente ritengo che le critiche a Futuro imperfetto siano esagerate e che il vero “bersaglio” sia stato mancato. La qualità delle sceneggiature di Alessandro Russo, il plus a cui ha piacevolmente abituato, non è infatti in discussione, ed anche Futuro imperfetto invoglia a girare la pagina per scoprire gli sviluppi. Un aspetto tutt’altro che secondario, perché qualsiasi trama potenzialmente valida, senza una realizzazione appassionata e appassionante, risulta depotenziata.
Ma arrivati alla spiegazione dei misteri, ecco sorgere i “mal di pancia”. Il problema del Bis sta quindi a monte, nella costruzione di partenza: in questo caso, appunto, nell’avere coinvolto la macchina del tempo. Viaggerò anche io, idealmente, nel tempo, per raccontarne il suo rapporto con la serie dello Spirito con la Scure.
Correva l’anno…
Era il maggio 1989 quando Sergio Bonelli, nella rubrica postale dello Zagor n.286, scriveva che “una lettrice […] mi chiede perché non ho mai usato la macchina del tempo in una storia di Zagor. […] È vero, non l’ho mai usata ma ci ho pensato almeno mille volte. Tutte le volte che dovendo cominciare a scrivere una storia mi trovavo con il cervello completamente a secco. ‘La macchina del tempo’, infatti, è uno di quegli espedienti narrativi […] cui gli sceneggiatori di fumetti ricorrono in mancanza d’idee veramente originali”.
Dopo le abituali note divulgative di Sergio Bonelli sull’utilizzo della macchina del tempo nella letteratura (“che ha dato opere avventurose e, soprattutto, bizzarre e paradossali, ai limiti dell’assurdo”), nel cinema e nel fumetto, la rubrica si chiudeva così: “E Zagor? Vedremo un giorno lui e Cico alle prese con il faraone Ramsete? Chissà!”
Sergio Bonelli tornò sul tema della macchina del tempo due anni dopo, sullo Zagor n.311 (giugno 1991), quando riferì del suggerimento di un lettore “che torna alla carica con il progetto ‘Zagor-macchina del tempo’, proponendo un minireferendum tra i lettori come quello che lanciai per la trasferta di Mister No in Africa”. E aggiunse: “insomma, chi di voi vuol vedere Zagor e Cico tra gli antichi Romani o gli Assiro-Babilonesi, me lo faccia sapere. Mi scrivano però anche quelli che trovano l’idea risaputa o banale”. Sul minireferendum tuttavia non tornò più, il che lascia qualche dubbio sul fatto che stesse parlando seriamente.
Il giudizio severo e quasi annoiato di Sergio Bonelli sull’impiego della macchina del tempo traspare infatti chiaramente dalle sue parole, ma va contestualizzato anche alla luce di quello che aveva scritto soltanto il mese precedente, quando annunciò l’arrivo di Nathan Never nell’edizione del maggio 1991 dell’inserto “Il Giornale di Sergio Bonelli Editore”:
“‘A quando la fantascienza nella Bonelli Editore?’: me lo chiedono tutti, da sempre. E sempre io rispondo: quando qualcuno rinuncerà a propormi extraterrestri vestiti da antichi romani! Quando qualche autore non verrà da me con le solite storie su uomini verdi o gialli, allora arriverà la fantascienza. E finalmente eccola: Nathan Never è diverso. E niente ‘marziani’ variopinti… anche perché è in bianco e nero!”
Ed eccolo, infine, il modo di inquadrare il “Bonelli pensiero”: nessun preconcetto a un’idea ben sviluppata, ma soltanto il senso di responsabilità dell’editore che non vuole proporre qualcosa di banale al proprio pubblico.
Del resto, lo stesso Bonelli, nei panni del suo alter ego Guido Nolitta, nel 1980 aveva lasciato la serie di Zagor con un’avventura fantascientifica in cui comparivano extraterrestri verdi venuti da una galassia lontana, ispirati dai classici del cinema e della letteratura che lo avevano colpito e le cui emozioni, con tanta efficacia, sapeva trasporre negli episodi fantastici della serie. E la sua storia d’addio, Terrore dal sesto pianeta (n.178-182), fu un’avventura epica, amatissima dai lettori e splendidamente centrata sullo spirito della serie e sui suoi ritmi narrativi. Il “come si fanno le cose” vince (quasi) sempre sul “cosa viene narrato”, nelle mani di chi sa scrivere. Anche quando gli extraterrestri indossano le mutande.
Su Nathan Never, poi, il tema dei viaggi nel tempo fu nobilitato dalla “Trilogia dei Tecnodroidi”, il memorabile trittico di Giganti con cui Antonio Serra, a metà degli anni ’90, “spiegò” con “prepotenza” ai lettori bonelliani quanto la “macchina del tempo” potesse essere sfruttata in modo tutt’altro che banale.
I precedenti viaggi nel tempo su Zagor
Certo, su Nathan Never, testata fantascientifica, la “macchina del tempo” è naturalmente più di casa che a Darkwood, ma in seguito i viaggi temporali sono arrivati anche su Zagor, inizialmente senza apparecchiature tecnologiche.
La prima volta è accaduto nel 2010 ad opera di Moreno Burattini (Lo specchio nero, n.540-542), quando a Darkwood sono giunti antichi guerrieri romani e mongoli grazie a specchi magici di origine egizia. Il viaggio nel tempo (chiamato “cronomoto” nell’episodio), tuttavia, si rivela mortale per chi – suo malgrado – lo ha intrapreso, in quanto destinato a polverizzarsi nel giro di pochi giorni. Nel 2016, sempre Burattini ha portato Zagor nell’Antico Egitto (L’ombra del Faraone, n.608-610): non quello di Ramsete tanto “temuto” da Sergio Bonelli, bensì in quello creato da un demone in una dimensione extra-temporale.
Nel 2017 è stato invece Cico a viaggiare realmente nel tempo, grazie ad un manufatto Maya, nella miniserie A spasso nel tempo ideata da Tito Faraci. Spaziando dall’antica Grecia a quello che per il nostro messicano è il futuro (l’epoca del cinema muto), Cico ha incontrato diversi personaggi della Storia, con un taglio umoristico che fa sì che il nostro non si sia mai posto il problema di rischiare di modificare gli eventi futuri.
Nel 2020, invece, Kandrax il Druido (Passato e futuro, n.660-661) ha viaggiato magicamente nel passato appositamente per cancellare l’esistenza stessa di Zagor, facendo diventare l’orfano Patrick Wilding un suo fedele discepolo. La coraggiosa trama, escogitata da Claudio Chiaverotti, purtroppo ha fatto acqua su più fronti, rivelandosi in larga parte insoddisfacente. E con riferimento ai paradossi, le conseguenze sul presente della mancata “nascita” di un eroe come Zagor sono state evitate con bizzarri artifici narrativi.
Il primo utilizzo ufficiale di una macchina del tempo è avvenuto sullo Zagor Più n.7 (novembre 2022). Ne è stato artefice proprio Antonio Serra, all’esordio sulla testata di cui sarebbe diventato curatore alla fine del 2025. Ne La macchina del tempo, episodio di 40 pagine, Serra ha ripreso dalla suddetta trilogia neveriana gli scienziati “osservatori” degli eventi del passato della Terra. Uno di questi scienziati, Zellar, studiando le “pagine nascoste” della Storia, resta così affascinato dalla figura e dal genio di Hellingen – lo scienziato pazzo nemesi dello Spirito con la Scure – che decide di tornare nel passato per ucciderne il nemico mortale che gli impedì di dominare il mondo. Zagor riesce a sconfiggerlo, nonostante la superiore tecnologia dell’avversario, grazie a un paradosso temporale, e Zellar alla fine viene ricondotto nel futuro dai suoi compagni. Vale la pena osservare che il soggetto di Zagor, debitore di film come Terminator, è una variante dello stesso spunto di partenza della trilogia neveriana.
Futuro imperfetto, lo Zagor Bis 2026
E così arriviamo allo Zagor Bis del 2026, che è appunto il seguito di quell’episodio breve, con Zellar che si ripresenta a minacciare lo Spirito con la Scure, con modalità che qui non staremo a descrivere per chi vorrà leggere l’albo.
I “mal di pancia” narrativi che hanno accompagnato questo episodio possono essere così riassunti: 1) i viaggi nel tempo, e la fantascienza più in generale, non sono di casa su Zagor; 2) era stato annunciato il ritorno di un vecchio nemico, ma Zellar è sconosciuto ai più, essendo apparso in una pubblicazione fuoriserie che vende molto meno della serie regolare; 3) la tavola finale.
A chi ritiene che la fantascienza non appartenga a Zagor è fin troppo facile ribattere che storie come Terrore dal sesto pianeta provano il contrario, ma la questione è molto più sottile. L’ultima storia di Nolitta aveva infatti dalla sua parte modalità narrative cadute in disuso in favore di formati agili che, sostiene la casa editrice, oggi incontrerebbero i favori del pubblico. E, insieme ad essi, ha preso piede un uso della continuity che strizza l’occhio alla moderna serialità televisiva, con un’idea che viene spezzettata e spalmata per anni in più rivoli narrativi – e pubblicazioni differenti – a discapito delle “grandi storie” autonome, diventate una rarità.
A mio avviso i problemi nascono pertanto dalle caratteristiche delle pubblicazioni zagoriane degli ultimi anni, in primo luogo a causa della proliferazione delle storie extra (ben 119 nella settima centuria contro 45 nella serie regolare, come abbiamo già calcolato), in particolare di breve durata (74), che finiscono col “bruciare” spunti narrativi o ne aprono di nuovi potenzialmente sviluppabili – come Zellar appunto.
Quelli della macchina del tempo e dei paradossi temporali sono temi troppo forti per due episodi in continuity che, messi insieme, fanno 134 tavole. È quindi comprensibile il malumore di chi, al momento delle spiegazioni di Futuro imperfetto, si è trovato di fronte uno Zellar di cui non sapeva niente, o che si era dimenticato di avere già conosciuto nell’ennesimo racconto breve. L’impiego della “macchina del tempo” avrebbe meritato una storia di tutt’altro respiro. Pensiamo a un altro caposaldo della fantascienza, l’invasione aliena, e alle differenti sensazioni che suscitano le oltre 400 tavole di Nolitta sugli Akkroniani e le 128 pagine del team-up tra Zagor e Brad Barron contro i Morb.
Da una parte abbiamo una storia che era l’equivalente di un romanzo, con una sapiente e lunga introduzione che precedeva il cuore della vicenda, misteri e tensione in crescendo, svolte narrative e colpi di scena; dall’altra ne abbiamo una agile che fa il verso ad altri media, in cui Zagor e Cico sono immediatamente in azione e non si stupiscono più di nulla, perché ormai le hanno viste tutte, e non c’è neppure lo spazio materiale per raccontare qualcosa di diverso da una sequenza di pistolettate e versi gutturali.
Ed eccoci ora all’aspetto che più di tutti ha fatto “arrabbiare” i lettori, la tavola conclusiva di Futuro imperfetto, giudicata pressoché all’unanimità una trovata trash e degna di pubblicazioni per bambini. La reazione istintiva porta effettivamente a pensare “ma che diamine…?” La scena rappresenta infatti il ritorno di Zellar nel suo tempo, con uno di quei colpi di scena finali che “fulminano” lettore e personaggi di una storia e di cui, nell’ambito fantascientifico letterario, si possono trovare due celebri esempi nel romanzo Il pianeta delle scimmie di Pierre Boulle oppure nel racconto Rumore di Tuono di Ray Bradbury (quest’ultimo rievocato anche da Martin Mystère nel n.62, Quarta dimensione).
Tuttavia, passato lo stupore per l’indiscutibile assurdità della situazione rappresentata, è sufficiente rileggere le parole pronunciate da Cico nella pagina che la precede per comprendere che la tavola che ha scatenato il “sacro sdegno” è frutto della fantasia del messicano. L’insolito bordo pagina, identico a quello di una tavola con una scena dichiaratamente immaginata da Zellar – apparsa poco prima e similare a quella contestata, sebbene di segno opposto – lo conferma. Tanto rumore per nulla, quindi, che la dice lunga sulla scarsa attenzione con cui a volte si leggono i nostri amati fumetti, dando in modo sinistro ragione ai sostenitori dei “formati agili”, cioè che vanno di più le letture veloci.
Le critiche che hanno colpito Futuro imperfetto un risvolto positivo comunque l’hanno avuto: quando il fastidioso “rumore di fondo” di una sceneggiatura priva di emozioni viene meno, infatti, ci si può tornare a concentrare sui fondamentali delle idee e dei contenuti di una storia. Futuro imperfetto non sarà (passateci il gioco di parole) un racconto perfetto, ma ogni tanto serve mettere anche i “puntini sulle i” e inquadrare le cose da una prospettiva più ampia, e questo era lo scopo dell’articolo.
Ritorno al passato
Chiudo con una nota autobiografica, tornando di nuovo indietro nel tempo.
Nel 1991 sono stato uno dei lettori che scrisse a Sergio Bonelli a proposito del minireferendum sulla macchina del tempo, dichiarandomi favorevole al suo utilizzo. La trilogia di Ritorno al Futuro era appena stata completata e ne fui (e lo sono tuttora) così entusiasta da suggerire di ispirarsi alla stessa, in particolare al “1985 alternativo” in cui Marty e Doc si ritrovano nel secondo capitolo, dopo che il continuum spazio-tempo era stato modificato in un punto del passato. Proposi che potesse avvenire qualcosa di simile a Darkwood, con Zagor e Cico che d’improvviso si ritrovavano in un presente alternativo in cui Hellingen e gli Akkroniani dominavano il pianeta, non essendo mai stati sconfitti. E se non fosse stato possibile, suggerii di utilizzare la macchina del tempo in uno speciale di Cico.
Ora, Serra scrive nell’editoriale dello Zagor Bis che “negli ultimi mesi di quest’anno lo Spirito con la Scure sarà coinvolto in un’epica avventura dai risvolti davvero ‘speciali’, e l’aver letto l’albo che avete ora tra le mani si rivelerà, credetemi, di grande aiuto!” Lo Zagor inedito di agosto, in quarta di copertina, ha aggiunto ulteriori anticipazioni, con riferimenti ad una minaccia proveniente dal “Sesto Pianeta”.
Quindi, da una parte abbiamo la macchina del tempo e un uomo del futuro che vuole cambiare la Storia, dall’altra chiari riferimenti agli Akkroniani. Probabilmente le parole di Serra celano altro, ma non posso non domandarmi se, dopo che il mio desiderio sullo speciale di Cico in viaggio nel tempo si è concretizzato, non si realizzerà anche qualcosa di simile a quello che il “me” sedicenne sognava di leggere decenni fa. Tuttavia, se così dovesse essere, non sono poi tanto sicuro che il “me” cinquantunenne ne sarà contento. Ripetiamolo una volta di più: il “come si fanno le cose” è più importante del “cosa viene raccontato”. Grande Giove!
(tutte le immagini sono © Sergio Bonelli Editore)
