L’avvincente lotta del ranger, concreto e razionale, contro lo stregone che usa la scienza occulta per apparire, sdoppiarsi, ipnotizzare, togliere il terreno sotto i piedi a chi, come Tex e i suoi tre pards, non ha che la realtà come unico punto di riferimento. Uno scontro epico che […] ha contribuito a fare di Tex il personaggio più popolare del fumetto italiano.”
(dalla presentazione in seconda di copertina)
Come già successo nel collaterale precedente di Repubblica, I Classici del Fumetto, il volume dedicato a Tex Willer (il personaggio più popolare e longevo del fumetto italiano) apparve nella seconda uscita del collaterale Serie Oro dopo il numero di lancio a prezzo scontato: la prattiana Ballata del mare salato allora, la riscrittura delle origini di Spider-Man stavolta.
Qui, però, terminavano le analogie: se, infatti, nei Classici erano state proposte due brevi storie non esattamente memorabili (pur se disegnate da Ticci), per la Serie Oro fu ristampata la storia apparsa nel mitico cartonatone Mondadori, pubblicato nel 1978, che per molti lettori era divenuto una sorta di Sacro Graal, tanto ambìto quanto irraggiungibile e che si meritava appieno l’inserimento nella categoria degli “evergreen”. Ricordo il disappunto tipo “la volpe e l’uva” di tanti miei amici del paesello, di fronte alla scarsa reperibilità di quella strenna ampiamente pubblicizzata ma anche molto costosa per l’epoca: “Bah, tanto contiene la ristampa della storia pubblicata nei numeri 39 e 40, rileggiamoci quelli…” Volpe e uva, appunto: la versione in grande formato e a colori era strepitosa.
Quel cartonatone era il secondo dedicato al ranger, dopo l’altrettanto mitico Il mio nome è Tex (pubblicato nel 1975) in cui erano stati riproposti due veri e propri classici: La valle della paura e Le terre dell’abisso. Due storie con un’elevata dose di mistero e di soprannaturale… proprio come in questo Tex contro Mefisto, un’avventura travolgente che aveva occupato – ai tempi della pubblicazione originale, iniziata a fine 1958 – ben 23 albetti a striscia della XXI Serie, denominata appunto “Mefisto” (con un effetto spoiler che forse si poteva evitare).
Le caratteristiche di quel periodo pionieristico erano esaltate in modo magistrale: il ritmo richiesto dalle 32 strisce a numero era costantemente frenetico, ogni albetto doveva concludersi con una sorta di cliffhanger e (di conseguenza) sparatorie e combattimenti si susseguivano con ben poche pause. A tutto questo si aggiungeva la creazione di un villain monumentale, che – nonostante lo spoiler di cui parlavo prima – appariva in scena SOLO nell’ultima striscia del quinto albetto (!), generando un’attesa spasmodica nel lettore… e l’ipnosi cui Mefisto sottoponeva i due Kit era una trovata geniale.
Ottima, quindi, la scelta operata da Repubblica e dalla SBE. E ottimo anche l’inserimento, in appendice a quella storia, del primo scontro tra i due grandi rivali, risalente ai primissimi albi a striscia: come spiegato dallo stesso Sergio Bonelli in un’apposita pagina di presentazione, i lettori avrebbero apprezzato ancora di più la storia appena letta riassaporando l’esordio di Steve Dickart (a quel tempo, poco più di un mago da baraccone) e di sua sorella Lily nelle vesti di spie al soldo dei messicani. Tex aveva dovuto sudare le proverbiali sette camicie per salvarsi da un’infamante accusa di tradimento, prima di catturare i suoi rivali con una scena da antologia.
Un unico appunto sulla copertina (ma sarà una caratteristica costante degli albi dedicati agli eroi bonelliani in questo collaterale): perché scegliere quella dell’albo n.175 della collana mensile e non un’altra maggiormente rappresentativa?
TEX – TEX CONTRO MEFISTO
Testi: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini (Galep)
In: La Serie Oro di Repubblica
Numero 2, 5 ottobre 2004
Editoriali di Luca Raffaelli
Brossurato con alette, colori, 400 pagine
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