Peter Parker, studente timido e introverso, viene punto da un ragno radioattivo: nasce così nel 1962 il più famoso tra gli eroi Marvel, quelli con i superproblemi. Trentotto anni dopo, […] la storia leggendaria delle origini dell’Uomo Ragno viene riletta in chiave contemporanea…”
(dalla presentazione in seconda di copertina)
Ricordo ancora quando, ormai quasi trent’anni fa – Lucca Comics autunnale, 1997 – conobbi di persona Antonio Serra, che si intrattenne a lungo con noi giovani uBicciotti (avevamo creato il sito solo l’anno precedente) parlando del calo delle vendite bonelliane e affermando:
“Guardate che tutti conoscono Spider-Man o Batman, ma vendono molto meno dei nostri fumetti!”
Dovetti ammettere che era vero: io stesso ne avevo letti pochissimi numeri (i comics non rientravano negli scambi fittissimi di fumetti tra me e i miei amici o i compagni di scuola), ma conoscevo bene l’Omoragnolo – come lo chiamavamo al paesello – grazie soprattutto ai cartoons trasmessi dalle TV locali… e quindi sapevo che aveva acquisito i suoi superpoteri dopo la puntura di un ragno, era un fotografo alle prime armi, “da un grande potere derivano grandi responsabilità” ecc. ecc. (e ogni tanto mi chiedevo, suscitando risposte irriferibili dai miei compagnucci di merende, “ma a cosa si attacca quando spara le sue ragnatele per volteggiare nel cielo?!?”).
Solo qualche eone dopo lessi la primissima storia di Peter Parker, grazie ai Classici del Fumetto di Repubblica in cui il volume a lui dedicato era apparso subito dopo i due colossi del fumetto italiano (Corto Maltese e Tex) che avevano inaugurato quel collaterale… e scoprii, con mia grande sorpresa, che quella storia – su cui già si basava TUTTA la mitologia del personaggio – era lunga solo UNDICI pagine. Sapevo vagamente che le origini di Peter erano state riscritte e ampliate nel frattempo, ma non essendo quel che si dice un appassionato della ret-con (eufemismo) feci a meno di approfondire la questione.
Il primo volume del collaterale Serie Oro capitò a fagiolo: in un unico, corposo volume erano raccolte le prime puntate della saga Ultimate Spider-Man che riscriveva gli esordi del personaggio, ampliando (a dismisura) l’episodio iniziale e concatenandoci – tra le altre cose -spionaggio industriale, Osborn, Kingpin, l’assunzione al Daily Bugle, i primi approcci con Mary Jane…
Proprio perché NON ero un lettore di Spider-Man (anzi, di comics in generale) l’albo finì per appassionarmi: la sceneggiatura di Brian M. Bendis – supportato da Bill Jemas – “attualizzava” quanto scritto a suo tempo dal mito Stan Lee, operando quella che Luca Raffaelli, nei suoi editoriali, definiva “la drammatizzazione della giovinezza” di Peter Parker. Se era un esercizio di ret-con, dovevo ammettere che era di alto livello, con inquadrature ardite, montaggi veloci e layout variegatissimo delle tavole; inoltre, i disegni di Mark Bagley sprigionavano una potenza visiva da cui non riuscivo a staccarmi, risultando più moderno di qualsiasi disegnatore che avessi visto all’opera con Spidey – a partire dal creatore grafico, Steve Ditko.
Insomma, questo collaterale iniziò alla grande: non avrei mai acquistato un volume su Spidey che costasse troppo, né mi sarei interessato agli albetti con cui Panini Comics pubblicava gli episodi originali… invece ebbi davvero una bella sorpresa – e Spider-Man fu solo il primo (come scrivevo nel mio articolo introduttivo) di una serie di fumetti che un appassionato come me NON poteva non conoscere e che la Serie Oro mi metteva a disposizione.
L’UOMO RAGNO – IDENTITÀ SEGRETA
Testi: Brian M. Bendis & Bill Jemas
Disegni: Mark Bagley
In: La Serie Oro di Repubblica
Numero 1, 28 settembre 2004
Editoriali di Luca Raffaelli
Brossurato con alette, colori, 340 pagine
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