In un paese come l’Italia dove abitano circa 60 milioni di allenatori di calcio – ma poi sulla panchina della nazionale si alternano sempre i soliti nomi – il connubio tra paperi, topi & pallone è sempre stato allegro e scoppiettante. Al di là degli esempi qui riportati, va ricordato uno storico racconto pubblicato su Topolino n. 1584 e che accompagnò i lettori in quel di Mexico ’86: in quel frangente Topolino e Pippo, spediti per sbaglio nel futuro dalla macchina del tempo di Zapotec e Marlin, ebbero l’opportunità di sbirciare la finale del mondiale, e non una, ma ben tre conclusioni diverse furono scritte, grazie al contributo di un terzetto di autori d’eccezione: Karl Heinz Rummenigge, Enzo Bearzot, e addirittura Sandro Pertini.
Con un salto in avanti di quarant’anni arriviamo ai giorni nostri, dove per un mondiale (l’ennesimo!) senza nazionale italiana c’è una storia – sempre allegra e scoppiettante – architettata da Marco Nucci per i disegni del maestro Corrado Mastantuono, che vede stavolta come protagonista il nostro Paolino Paperino (che apprendiamo essere il talentuoso coach delle giovanili della nazionale del Calisota) alle prese con la scalata alla più importante delle competizioni pallonare del globo.
Si potrebbe ogni volta disquisire a lungo circa la sensibilità degli autori, della loro ricerca di un linguaggio che rimanga comunque al passo con le (innumerevoli) dinamiche narrative odierne – come in effetti è già stato fatto – ma in questo caso basti pensare a Paperino come portatore sano di una simpatica combo tra l’intramontabile (in terra italica) Oronzo Canà e il più attuale (a livello planetario) Ted Lasso. È una commistione che ben si attaglia alle corde dello sfortunato papero, anche se in questo caso la sua classica maschera viene (giustamente e orgogliosamente) messa da parte per mostrarci le sue qualità migliori – alle quali comunque non viene offerta una corsia privilegiata per emergere, e solo il suo indomito buon cuore lo mostrerà al mondo per ciò che vale, alla fine.
Parlando però di una storia sul calcio, è anche il gioco di squadra tra i personaggi a venire fuori come cifra caratteristica dell’ordito: da Paperino a Paperone ai tre nipotini, passando per tutta una serie di comprimari estemporanei – dal presidente del Calisota ai giocatori della nazionale, fino ai telecronisti e agli esperti di ovvietà sul gioco del pallone – giù giù addirittura fino a Pippo & Topolino, l’autore conferisce alla narrazione un taglio molto simile a trasmissioni leggendarie come “Tutto il calcio minuto per minuto”: come lì si ascolta(va) la classica girandola di collegamenti in sequenza dai vari campi da gioco (salvo interruzioni ad esempio in caso di gol), così qui la vicenda principale, incentrata sulle partite del mondiale, presenta un minutaggio relativamente limitato, ed è intervallata dalla sequenza (e continua riproposizione) di scenette e tormentoni incentrati sui personaggi di cui sopra, ognuno dei quali chiamato a punteggiare da par suo ciò che accade sia in campo che fuori. È anche per questo motivo che la trama “gialla” – se così si può dire – viene sgamata praticamente subito, così da fornire un ulteriore elemento di “cronaca” da commentare da parte del nutrito roster di personaggi, tra principali e comprimari.
Sul finale ovviamente non ci si pronuncia: basti solo dire che la lunga cavalcata orchestrata da Nucci – dal n. 3681 al n. 3685 del settimanale – ci restituisce principalmente un Paolino Paperino che agguanta “la consapevolezza di avere superato se stesso”, in un percorso di crescita personale che una volta di più ci rende contenti di poter leggere le sue avventure pur nell’inevitabile volgere del tempo. La capacità dell’autore di imbastire una trama che non fa del plot la sua arma vincente, quanto la caratterizzazione dei vari attori che si avvicendano al suo interno, testimonia anche qui di un percorso di crescita che testimonia una volta di più la capacità più in generale della testata “Topolino” di esprimere la proverbiale continuità nel rinnovamento.
E il quadro si completa affiancando ad un talento “giovane” un altro che ha già scalato da tempo tutte le vette e i traguardi possibili, e ancora macina tavole su tavole senza perdere un’oncia di smalto: quel Corrado Mastantuono che enfatizza ritmo e intenti della sceneggiatura, privilegiando i personaggi agli scenari, lavorando su espressioni e mimica senza perdersi in splash pages o effetti “facili” similari, inanellando una piccola galassia di characters che agilmente affiancano il clan dei paperi, lavorando su tavole non parche di vignette, eppure non prive di leggibilità e scorrevolezza.
Nell’editoriale del n. 3681, che ospita la prima puntata, il direttore della testata si rammarica senza usare mezzi termini dell’assenza della nazionale di calcio italiana ai mondiali, sottolineando la cosa come la mancanza della classica “ciliegina sulla torta” per un evento sportivo/fumettistico dal largo respiro organizzativo, preparato meticolosamente da lungo tempo per arrivare in edicola – in Italia ma anche all’estero, in contemporanea! – proprio in corrispondenza del fischio d’inizio in quel delle Americhe.
Forse questa torta sarà alla fine risultata più gustosa per altri lettori, in altri paesi: una magra consolazione, certo, ma in ogni caso è il segno del sempre elevato livello qualitativo della produzione disneyana nostrana nel mondo e, nel particolare, una storia su un papero classicamente iellato che, once in a lifetime, merita di salire sul tetto del mondo.
E scusate se è poco.











