Padre Nicolas – o Nicolau – Eymerich (1320-1399) dell’ordine dei domenicani, inquisitore generale del Regno d’Aragona.
Figura realmente esistita, cui tra l’altro si attribuisce la redazione di un testo importante in materia, il Directorium Inquisitorum.
Grazie all’opera del valente e poliedrico Valerio Evangelisti (1952-2022), quella figura storica fu portata agli onori della cronaca letteraria nel 1994, quando la benemerita collana “Urania” ospitò Nicolas Eymerich, Inquisitore, il primo di una lunga serie di romanzi incentrati sulla figura dell’inquisitore, e conclusasi nel 2018.
Sulle caratteristiche della saga – i tre piani temporali intersecantisi, la complessità delle singole trame all’interno di un più vasto affresco, l’anemia falciforme, Frullifer, RACHE ed Euroforce, e chi più ne ha più ne metta – i classici fiumi di inchiostro sono già stati versati. In questa sede l’intento è di tracciare una parziale valutazione delle opere a fumetti tratte dall’universo letterario creato da Evangelisti.
Il potenziale esplosivo del citato universo è infatti esondato nella multimedialità – radio e celluloide, oltre ai fumetti – già a partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, e lo stesso Evangelisti non si è mai sottratto ad una partecipazione attiva ai vari progetti, spaziando dal ruolo di (co)autore a quello di supervisore, non disdegnando di prodursi financo in vesti di attore.
Gli epigoni di Eymerich sono ancora molto attivi, e il lascito di Evangelisti si mostra a tutt’oggi florido: da qui pertanto la scelta di privilegiare le opere di un periodo ben preciso, compreso pressappoco tra il 2003 e il 2007, che vedono un (più o meno) diretto intervento del “papà” del personaggio.
Tra il 2003 e il 2006, le Edizioni BD danno alle stampe le riduzioni a fumetti del primo e del quarto romanzo del ciclo di Eymerich: si tratta nello specifico del citato Nicolas Eymerich, inquisitore – il cui titolo diventa Nicolas Eymerich: la Dea, dall’originale francofono “La Déesse” – e Il corpo e il sangue di Eymerich. Ciascuna delle due opere, della lunghezza di 96 tavole, viene equipartita in due volumi dalla copertina rigida e caratterizzati da una buona cura editoriale. Gli autori sono l’argentino Jorge Zentner (testi) e il francese David Sala (disegni) – presenti tra l’altro in quegli stessi anni nelle librerie con Replay, edito da Kappa Edizioni.
Il lavoro di Zentner si caratterizza per la precisione con la quale cerca di operare il passaggio da un medium all’altro. Si osserva un largo uso di didascalie (soprattutto nella seconda trasposizione) che si rendono necessarie per garantire una scansione degli eventi quanto più fedele all’originale – data anche e soprattutto la crescente complessità delle trame, da riproporre in ogni caso in una foliazione vincolata.
In un paio di passaggi la tenuta dei testi si assottiglia – e ciò si rende maggiormente evidente per chi conosce le opere originali; ciononostante il risultato finale risulta ampiamente rispettoso del lavoro di Evangelisti.
Gran parte del merito va ovviamente riconosciuta al comparto grafico: nel primo caso, Sala abbonda nell’impiego di toni caldi per la parte del racconto ambientata nel 1352, optando invece per una maggiore desaturazione nelle sequenze ambientate sulla “nave spaziale” Malpertuis. Nella sua seconda prova sembra invece prediligere un approccio opposto: la storyline ambientata nel XX secolo viene narrata principalmente nei toni giallo e terra, mentre nella Castres dove agisce l’inquisitore predomina il biancore dell’inverno subalpino.
Più in generale, il tratto di Sala conferisce ai personaggi tratti che vanno dal ligneo – è il caso di Eymerich, che tra l’altro da un romanzo all’altro è anche invecchiato di circa 6 anni – al caricaturale – lo si nota soprattutto nei casi della piccola e media nobiltà.
La messa in scena è sempre ordinata e comprensibile, e ben rende le atmosfere delle varie epoche storiche rappresentate. Discorso a parte per le sequenze legate alla Malpertuis, la cui fisionomia non lesina circa la ricerca di una qualche originalità, restituendo un incrocio tra Star Wars e soluzioni tecno-organiche che blandamente rimandano a suggestioni Gigeriane.
Nel complesso, le due trasposizioni si presentano ben fedeli alle opere cui si ispirano, cosa che lascia verosimilmente supporre un’azione di generale supervisione da parte di Evangelisti – sebbene non citata esplicitamente nei credits.
L’anno 2003 è stato in realtà un “all-in” per lo spietato inquisitore domenicano: altri due lavori sono infatti stati pubblicati nell’ambito della letteratura disegnata, ai quali stavolta Evangelisti ha contributo in prima persona.
Da un lato abbiamo “I cristalli di Eymerich“, il team-up (forse non è il termine tecnico più adatto, ma tant’è!) con Lazarus Ledd, nell’Extra n.17 della collana edita da Star Comics, dedicata al personaggio creato da Ade Capone. Addirittura, l’editoriale in seconda di copertina lo presenta come “l’esordio assoluto di Eymerich nel campo del fumetto”.
In questo caso, Capone ed Evangelisti firmano assieme il soggetto – per la sceneggiatura del solo Capone – e la storia ben riesce ad assommare in sé gli elementi più classici di Eymerich con alcuni degli aspetti a lui più affini, desunti dalla lore di Ledd. Nello specifico, quest’ultimo è lontano discendente di Alphonse, cavaliere dell’ordine monastico/guerriero di San Giorgio, vissuto nell’XI secolo, e reale comprimario accanto all’inquisitore. Anche in questo caso quindi ci sono due linee temporali destinate ad intersecarsi – tre, se si considerano i “camei” ambientati ai giorni nostri del prof. Hamilton Bedloe, anche lui a sua volta discendente di uno dei personaggi di quell’epoca storica, nello specifico il monaco Armand Bedlò, amico fraterno di Alphonse.
Il fulcro della vicenda è imperniato su una “mysteriosa” rete di cristalli che sembra giacere nelle profondità dell’intero pianeta, alla quale sta cercando di accedere Perramus, acerrimo nemico di Alphonse e della sua compagnia di guerrieri e amici. Gli stessi cristalli fanno quindi capolino, per vie diverse, anche all’epoca di Eymerich, ed è quindi facile immaginare che le strade di quest’ultimo e di Alphonse arriveranno ad incrociarsi, superando le barriere dello spazio e del tempo.
La storia in sé è di base calata nella continuity leddiana ma, come si diceva, molti degli elementi che caratterizzavano il personaggio Lazarus Ledd offrivano naturalmente ben più di un punto – e di uno spunto – di contatto con l’universo narrativo dell’inquisitore. La reciproca stima tra i due autori ha poi fatto il resto.
I disegni sono a firma del già allora valente Arturo Lozzi, oggi in forza alla scuderia Bonelli (Dampyr e Zagor), mentre le sequenze ambientate nel presente sono a firma di Alfredo Orlandi. La prova di Lozzi, pure se forse meno “autoriale” di quella di Sala, ha in ogni caso il merito di usare un taglio più realistico, e ciò giova non poco alla figura di Eymerich e del contesto nel quale vive e agisce. Il tratto è chiaro e privo di particolari fronzoli, e anche la costruzione delle tavole non si allontana più di tanto dalla grammatica di base. La qualità della prova è in ogni caso altalenante, con un vistoso calo nella parte centrale.
Come detto, la storia risulta un po’ ostica per chi non fosse addentro alla continuity leddiana, nonostante i riferimenti a storie passate: lo stesso plot incentrato sui cristalli si inserisce in una macro-trama orizzontale che appare di più ampio respiro, e anche il lettore occasionale viene aiutato a comporre (alcuni de)i pezzi grazie ad alcune pagine di “appunti segreti di Hamilton Bedloe” che provano a fare luce sui perché e i percome. Più in generale, appare manifesto come la volontà di usare questo albo simil-celebrativo per mettere tanta carne al fuoco abbia mostrato la corda nel finale, che si presenta prosaico, didascalico e fortemente anticlimatico, lasciando netta la sensazione che, più appunto che un team-up, si sia trattato di una (pur ben gestita) giustapposizione delle vires narrativæ di due personaggi accostabili a grandi linee sulla base di comuni “mysteriose” suggestioni – e l’impiego (di nuovo!) dell’aggettivo non è a caso: un’operazione similare con il Detective dell’Impossibile sarebbe stata infatti tutt’altro che peregrina, tant’è vero che alcuni (diretti o indiretti) incontri tra Lazarus e Martin hanno effettivamente avuto luogo nel corso degli anni.
La galleria si conclude con La furia di Eymerich, graphic novel pubblicata sempre nel 2003 per i tipi di Mondadori, per la quale Evangelisti compare come autore completo dei testi, coadiuvato da Francesco Mattioli (da lui personalmente scelto) per i disegni.
Curiosamente, l’opera è una variante dello sceneggiato radiofonico trasmesso nel 2001 su Radio2 – anche qui, con Evangelisti autore sia del soggetto che della sceneggiatura – che già a sua volta rielaborava il romanzo Mater Terribilis. Come nelle sue precedenti incarnazioni, dunque, anche qui Eymerich si trova a contrastare la quasi leggendaria eresia dei Luciferiani, che propinava il dogma di una quaternità blasfema basata sulla convinzione che Lucifero fosse stato perdonato da Dio, e posto quindi alla sua destra.
La particolarità dell’opera è quella di essere concentrata su un unico piano temporale – laddove ad esempio in Mater Terribilis faceva la sua comparsa anche Giovanna d’Arco; ciononostante, l’usuale capacità di resa della complessità del contesto geopolitico dell’epoca rimane inalterata, e anzi l’apporto grafico conferisce ulteriore spettacolarità alla trama, aiutando non poco il lettore a districarsi nell’ingarbugliato gioco di poteri mai completamente sovrapposti, nelle cui pieghe l’inquisitore di Aragona ha sempre saputo inserirsi a gamba tesa, vero “mastino di Dio” capace di giocare di fino, ma sempre nell’ambito di un deciso incedere corazzato e senza esitazioni nel nome di Santa Madre Chiesa.
Come accennato, il contributo di Mattioli ben si allinea al tono generale dell’opera: a confronto con il lavoro di Sala e Lozzi, il suo è un tratto molto più lineare – lui è fondamentalmente un illustratore – che gioca ampiamente per sottrazione specialmente per quanto concerne la rappresentazione dei personaggi. Ciò però non mina le loro performance recitative, le quali al contrario oppongono una sorta di ordine grafico alla congerie imbastita in sede di trama.
Il risultato finale rende ancora una volta testimonianza dell’estro e dell’inventiva dell’autore, capace di spaziare su più media – in questo caso dalla narrativa, al radiodramma, alla graphic novel – senza perdere smalto.
Con questa breve disamina si è cercato, pur se a distanza di tempo, di onorare non solo la memoria di Valerio Evangelisti, recentemente scomparso, ma anche e soprattutto aggiungere una tardiva (ma sincera) voce ai giusti concenti levati al suo personaggio più famoso.
In particolare, si è posta l’attenzione sul periodo forse di maggiore fervore nei confronti dell’icona Eymerich, che ha saputo mostrarsi trasversale ed efficace a più livelli; nel caso in questione, poi, la sua figura si è ben prestata ad interpretazioni grafiche anche molto lontane tra loro, ad ulteriore riprova che, se un’idea funziona, sono pochi gli ostacoli che potrebbero ostacolarne il cammino.
Di contro, va registrata la mancata occasione a tutt’oggi di un approdo verso i media dell’animazione in senso lato: in un’epoca dove si sgomita per arrivare a mettere le mani su IP originali – e invece si tende a saccheggiare all’infinito i soliti noti franchise – la parabola narrativa di Eymerich ancora costituirebbe una fonte prospera di materiale.
Senza volerci addentrare in analisi peculiari, la saga dei romanzi riesce (pur con qualche sbavatura) a chiudere il cerchio: Marcus Frullifer arriva, più o meno ai giorni nostri, a costruire la prima nave psitronica, quella stessa Malpertuis che sarà teatro di buona parte degli eventi del primo romanzo. Analogamente, Eymerich arriva a trascendere la mera condizione umana per avvicinarsi più di chiunque altro al punto Omega di teilhardiana memoria, e da lì si accinge a scatenare la sua furia sull’intero drappo sbrindellato che è la storia umana.
A questo punto è suggestivo collegare questo esito con il finale aperto della graphic novel prima analizzata, quale ennesimo rimando interno in un “grande gioco” che dura dal 1994, e che la scomparsa di Evangelisti non solo non ha interrotto, ma a cui ha invero contribuito a dare rinnovato vigore. Per nostra fortuna.
PS: si racconta di alcune tavole di prova per una trasposizione a fumetti del primo romanzo di Eymerich, a firma di un certo Giuseppe Palumbo. Un exploit la cui portata si può (purtroppo!) solamente immaginare…
























