Oggi si parla tanto di “remigrazione”, parola che ha il sapore di nulla, o forse di un nazionalismo fine a se stesso che si basa su luoghi comuni e frasi fatte. Le persone di cui parleremo oggi sono, invece, lavoratori e lavoratrici con pieno diritto di vivere nel nostro paese, forse più di tutti quelli che denigrano e sfruttano la parole per avviare una politica di discriminazione.
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I fumetti d’inchiesta che raccontano di storie, luoghi e persone che vogliono cambiare il mondo.
Sul sito de La Revue è possibile leggere delle storie a fumetti in forma gratuita, dopo che già hanno avuto un primo passaggio sul numero cartaceo della rivista e che possono essere nuovamente condivise con i lettori che – magari – si approcciano per la prima volta a questo contenitore ricco di fumetti “impegnati”.
Oggi vi parliamo de I fantasmi di Rosarno, inchiesta pubblicata sul n.13 della suddetta rivista. Scritta da Ferdinando Cotugno e disegnata da La Tram (che abbiamo già conosciuto e di cui abbiamo parlato qui e qui), questa storia ci trasporta direttamente in terra calabra.
Per chi come il sottoscritto è nato ed è vissuto per lungo tempo in Calabria, soprattutto vicino a Rosarno, queste storie sono – purtroppo – fin troppo vere e radicate nel tessuto sociale come una macchia indelebile, difficile da togliere.
Come difficile da dimenticare è la data del 7 gennaio 2010, giorno della rivolta dei braccianti migranti nei confronti di un sistema colluso che non smette di farci pervenire storie maledette e senza il minimo approccio umano.
La storia scritta da Cotugno, quindi, va a ripercorrere – attraverso testimonianze dirette – quelle che sono le problematiche sociali, quotidiane ed umane delle persone che vivono nelle tendopoli della piana di Gioia Tauro, come quella di San Ferdinando (RC).
Il nome stesso di questo “villaggio” può darvi benissimo l’idea del modo in cui questi ragazzi e ragazze sono costretti a vivere, senza servizi minimi necessari, figuriamoci contratti di lavoro o assistenza medica. Questa storia ci serve – più che al ricordo – a poter innescare una nuova ondata di discussione sulla questione del caporalato, oltre che ai diritti che ognuno di essi deve avere per poter vivere una vita dignitosa.
Così, i racconti riportati da Cotugno sono umani, tristi e senza speranza. Nel leggere l’inchiesta a fumetti, la forza di andare avanti svanisce pagina dopo pagina, non perché non sia scritta bene – anzi – ma per il semplice fatto che vorresti che di queste storie non ce ne fossero più.
L’autore, ma soprattutto le persone che testimoniano tali problematiche, riportano in auge la questione dei bandi istituzionali – regionali e nazionali – che possono aiutare i lavoratori (come già successo in passato). La loro, più che una richiesta è una denuncia, visto che la continuità di questi fondi si disperde nei meandri delle istituzioni e della burocrazia italiana.
Per questi motivi, a volte molteplici, le associazioni come Emergency portano volontari che assistono i lavoratori in tutte le forme e misure necessarie. Chiaramente queste condizioni possono durare a lungo.
Bisogna arrivare ad un’altra rivolta? Bisogna che muoiano altre persone? Come di recente successo (sempre in Calabria) nella strage di Amendolara, avvenuta il 1° giugno 2026 lungo la strada statale 106, dove quattro braccianti agricoli stranieri sono stati arsi vivi all’interno di un minivan da due “caporali”?
La Tram, anch’essa in “missione” diretta sul campo, ci riporta un aspetto grafico pulito, riconoscibile e pieno di speranza che, a differenza delle testimonianze dirette di cui sopra, restituisce voglia di vivere e di libertà. Attraverso i suoi colori, l’autrice riesce ad attivare un contrasto forte, con tonalità molto vivaci e baciate dal sole del Sud e in cui viviamo le trasposizioni umane dei raccoglitori di arance. Quegli stessi frutti che tutti noi compriamo al supermercato e mangiamo inconsapevoli dei drammi e degli abusi che ci stanno dietro.
La stessa autrice, durante la fase di lavorazione del fumetto, scrive: «I giorni in Calabria a lavorare su questa storia sono stati più pesanti di quelli passati in Afghanistan. E ci penso spesso quando penso al perché ci tenessi così tanto a fare un buon lavoro. Mentre parlavamo con i lavoratori nella tendopoli ho visto un ragazzo che si torceva le mani dondolandosi su una sedia. Un attimo prima parlava con noi, all’improvviso il blackout» e il resto non lo trascrivo, perché dovete scoprirlo leggendo il resto della storia.
Si, perché le condizioni fragili portano dei problemi che non sono solo fisici ed evidenti, ma spesso sono invisibili, come quelli psicologici che devastano le menti.
Ecco – tornando all’aspetto grafico: questi colori caldi, ci aiutano a capire come questi luoghi hanno bisogno di luce, di servizi e politiche sociali ben strutturate e continuative nel tempo. Senza ciò, i colori, come del resto la dignità dei lavoratori, svaniscono come un’arancia marcia nel terreno incolto e selvaggio.
I fantasmi di Rosarno può essere letta qui e vi invito a farlo, in modo da poter essere partecipi, quanto meno, di una conoscenza collettiva che non vada dispersa nei campi e nelle tendopoli.
I fantasmi di Rosarno
di Ferdinando Cotugno e La Tram
Disponibile in forma cartacea su La Revue n. 13 (2025)
20,00€
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