Lo avevo scritto nell’articolo precedente che il nuovo team creativo messo su per portare avanti questa nuova run delle Teenage Mutant Ninja Turtles fosse abbastanza bravo, e qui lo confermo. La cosa davvero interessante è che non si rimpiange la mancanza di Jason Aaron, proprio perché il lavoro sull’originalità della narrazione ha il sopravvento su tutto, mantenendo una continuity serrata e orizzontale con colpi di scena sobri e calibrati.
Questo n.15, dal titolo Ujigami – Parte due, (con le stesse firme dell’albo precedente) rafforza – appunto – una visione molto nitida sul futuro dei quattro Fratelli Hamato.
Sempre in lotta con sé stessi, ma con un pizzico di morale in più, riescono a contenere la furiosa rabbia che il nuovo personaggio dell’Ujigami sta spargendo in giro per la città di New York, palcoscenico preferito dagli autori per mettere in scena il ritorno del Maestro Splinter. Si parte all’interno del tribunale dei mutanti e dalla condanna di un acerrimo nemico del popolo, Lao Ban, ma – mentre il processo è in corso – l’Ujigami riesce a uccidere il personaggio che porterà Leonardo (presente in aula) a scagliarvisi contro per cercar di rimediare i danni, ma senza riuscirci. Da questo evento, e per tutto l’albo, ci sarà un rincorrersi a vicenda, alternando scene di battaglia a vividi momenti di ricordi, per avviarsi ad un finale in cui si capirà l’effettivo svelamento del personaggio principale di questi ultimi due numeri.
Del resto, che il Maestro Splinter fosse pronto a tornare in scena lo avevamo già capito tempo fa. La sostanziale differenza tra un’apparizione comune e un’entrata in grande stile fa la differenza e, devo dire, quest’ultima ha tutti i pregi della grande arte del fumetto.
Nel corso della storia verranno toccati temi importanti e saranno anticipati nuovi personaggi; vedremo come April O’Neil aiuterà i quattro fratelli mutanti e di come il livello artistico sia di grande stile, ma anche di come Oroku Karai, aiutata dai fratelli ninja, riserva dei segreti che la porteranno a diventare controparte guerriera dalle prossime avventure.
Perché, se c’è una parte importante nel costruire una buona storia di fumetto, sicuramente questa è legata al comparto grafico, che gestisce lo sguardo e accompagna il lettore e la lettrice verso universi fantasiosi, dove l’immaginazione non ha limiti tangibili.
Si conferma di buon fatturato lo stile dei disegni e dei colori, con i layout che rendono bilanciati tutti i comparti della narrazione.
Mi soffermo su un dettaglio di cui non ho parlato nel n.14, ma che si rivela importante ai fini prettamente visivi, è cioè l’uso dei contorni marcati e luminosi sui singoli personaggi, come a rimarcare un’aura forte e chiara, una sorta di emersione dalla tavola per farli fluttuare nello spazio bidimensionale del disegno.
Non è – per quanto mi riguarda – un dettaglio da poco, anzi, ne amplifica il valore estetico e punta sulla riconoscibilità del segno degli autori in questione.
Ciò detto, ci rivedremo nel prossimo numero e sui personaggi che, molto probabilmente, porteranno altri scompigli sulle strade di New York e nella quotidianità delle Tartarughe…
