“Piume – Vol.1”
di Luigi Mascolo

Un fumetto intrigante

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Valutazione 8 su 10

Nell’universo delle nuvole parlanti, tanto si è detto, scritto e fatto. Da storie straordinarie a opere che lasciano il tempo che trovano. 
Il fumetto di cui mi appresto a parlare quest’oggi – per il sottoscritto – rientra in quella dimensione di storie belle e intriganti, dove la lettura ci trasporta a pieno ritmo nella vicenda di cui è fatta. Il primo volume di Piume, scritto e disegnato da Luigi Mascolo, non solo conferma la sua professionalità in questo settore ma ne dà un segnale molto forte, ovvero quello in cui le autoproduzioni possono e devono essere realizzate, soprattutto quando il livello è alto.
Il fumetto di Mascolo – del quale avevamo già conosciuto la trilogia Quel che sono stato, l’ho sognato – è rappresentativo di un’epoca che corre inesorabilmente verso un tempo digitale fatto di Stories e Reels spesso futili, alla ricerca di qualcosa che nessuno sa ancora definire. L’autore, suddividendo i suoi fumetti in diversi volumi, non solo ci dà il tempo di respirare e assimilare le storie, ma ci invita anche a una totale immersione in cui il tempo la fa da padrone.

L’agente letterario Ferro è alla ricerca di Emmanuelle Kral, scomparsa da diversi giorni nella città di Praga. Con l’aiuto di un’amica, l’agente segue una scia di indizi per scovare la giovane autrice. In questo primo volume, di per sé abbastanza corposo, si sondano le location, i personaggi, gli intrecci e le vicissitudini che porteranno gli attori protagonisti a risolvere un caso complesso e ben congegnato.
Il formato quadrato – che per definizione si inserisce nell’ibridazione dei formati del fumetto – è un esempio di come esso sia anche un elemento costitutivo della narratologia e non un elemento avulso dal contesto. Ci sono diverse opere nella storia di questa arte che ne danno una casistica ben strutturata (Chris Ware con il suo Building Stories ne è un esempio lampante) e Mascolo, ormai da diversi anni, lo utilizza come base strutturante delle sue storie.

Tre i livelli narrativi che costituiscono il fumetto: il tempo presente, rappresentato in bianco & nero spesso a strisce orizzontali; il flashback monocromatico in rosso a strisce verticali, ma non solo; le pagine di testo che rappresentano la sceneggiatura scritta dall’autrice scomparsa come racconto lineare del suo passato e interconnesso con tutto il resto.
Tre modi, quindi, di portare avanti una narrazione che diventa avvolgente e lascia ai lettori l’arduo compito di provare a ragionare sulla possibile deriva che la protagonista possa aver preso. 
Lo stile grafico è ben gestito, dinamico e avvincente con tocchi originali ben calibrati, come l’uso dei retini che rendono l’atmosfera d’altri tempi, soprattutto per lo stile noir dell’opera.
In conclusione, Piume si configura come un fumetto caparbio e non scontato, da leggere per lasciarsi prendere dal dolce rituale dell’attesa del séguito della storia.

VOTO
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