Tex La Leggenda n.1 “I due sceriffi”

Pasquale Ruju per i pennelli di Giampiero Casertano nella nuova collana di Tex

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Voltata l’ultima pagina del racconto e chiuso l’albo, resto un momento perplesso; più ancora sorpreso, a dire il vero. È un lungo momento. I due sceriffi – storia di Pasquale Ruju per i pennelli di Giampiero Casertano – mi è infatti piaciuta: è una buona storia, di fatto; ed è una storia di Tex. Eventi oggi rari, e tanto più raro che si verifichino nello stesso frangente.

Avendone ben donde, partivo con marcati pregiudizi, vista la collocazione del racconto in questa nuova collana annuale senza apparente senso e che null’altro pare se non un classico refugium peccatorum; e visto l’autore, che ha nel curriculum una lunga sequela di storie fiacche o del tutto sballate (come l’ultima apparsa sul mensile, di cui abbiamo parlato qui) che hanno ampiamente mostrato come il personaggio sia distante dalla sua sensibilità, e anzi come la natura e le caratteristiche di Tex e del suo universo narrativo non siano proprio state comprese dall’autore.

Tali ormai innumerevoli storie hanno fatto guadagnare sul campo a Ruju il massimo del non gradimento, accanto al Claudio Nizzi post 400 e al Mauro Boselli che da più di dieci anni va sovvertendo in modo radicale i connotati fondanti e fondamentali di Tex. 

Non siamo al cospetto di un capolavoro, sia chiaro, ma era davvero da troppo tempo che non accadeva di leggere con piacere una storia di Tex. E va sottolineato: di Tex. Sia ugualmente chiaro: i rujismi ci sono quasi tutti, e vi è ogni sorta di personaggio rujesco.

Ovvero: più o meno improbabili pards improvvisati; cattivi o personaggi ambigui inevitabilmente problematici e dal passato inevitabilmente lacrimevole; spiegoni e flashback come se piovesse; lungaggini, prolissità e incongruenze.

Quasi in apertura della storia, per dire, c’è una sequenza, per altro non certo esclusiva di Ruju, che sta diventando abituale nelle avventure del nostro ranger: Tex e Carson aspettano che dei tagliagole aprano il fuoco prima di sparare a loro volta; questa ancora recente postura resta incomprensibile, oltre che irrealistica: una volta che i pards hanno intimato la resa, se soltanto un criminale fa il gesto di utilizzare un’arma è del tutto normale che venga bersagliato di colpi prima che possa sparare.

Tuttavia, rujismi a parte, qui Tex fa le cose che vanno fatte, e le fa da Tex; la storia ha un inizio logico fondato su premesse logiche, una fine logica fondata su conclusioni logiche, uno sviluppo logico e coerente con le premesse e le conclusioni; i personaggi sono credibili, mostrano uno spessore umano genuino e non il profilo lacrimevole a cui l’autore ci ha abituato.

La sceneggiatura ha le sue farraginosità, legate ai più volte richiamati rujismi, e un paio di flashback sono forse di troppo, eppure la storia regge bene e si legge con piacere: Pasquale Ruju gioca sul suo territorio, imbastendo una robusta trama gialla, che una volta tanto si sviluppa in una vera indagine di Tex e non nell’ennesima avventura di un qualche Pinco Pallino nella quale, per puro caso, finisce anche Tex, giusto perché passava di lì.

Perfino, quei personaggi divenuti classici per l’autore sono non soltanto credibili e più genuini come accennato, ma insolitamente interessanti sotto il profilo narrativo, e l’interazione con Tex e Carson funziona bene. Non è un capolavoro, I due sceriffi, lo ribadiamo: è solo una storia di Tex che si legge con piacere; ed è, ormai, qualcosa di talmente raro da far commuovere il lettore.

Casertano mostra una volta ancora come il personaggio Tex non sia la sua tazzina di tè, ma le tavole in cui non deve disegnare Aquila della Notte dimostrano una maestria e un virtuosismo che incantano: tanto è l’impaccio evidente con la fisionomia e l’anatomia dei pards e tanta è l’espressività, la ricchezza di dettaglio, la finezza introspettiva che tratteggiano gli altri personaggi. Se posso concludere con una nota del tutto personale, forse per la prima volta, mi piacerebbe avere una tavola senza Tex di una storia di Tex.

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