Martin Mystère: “Benvenuti a Washington Mews”

L'albetto che conteneva "Venticinque anni fa", la storia ristampata nel Bonelli Pocket di giugno

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Valutazione 7.5 su 10

Classica storiellina d’occasione di Martin Mystère, Venticinque anni fa si caratterizza per la particolarità di presentare una storia nella storia: il racconto eponimo, disegnato da Giancarlo Alessandrini per i testi di Alfredo Castelli, contiene infatti un secondo racconto, La storia dei Cupidini, disegnato da Alfredo Orlandi – sempre per i testi di Castelli – e narrato dalla moglie di Martin, Diana, come relata refero di eventi occorsi al Detective dell’Impossibile parecchi anni addietro.

Classica storiellina d’occasione, si diceva, scritta per celebrare il venticinquennale del personaggio e pubblicata nel 2007 su un albetto allegato al ventiquattresimo albo speciale di MM, offre al lettore il resoconto di come Martin si sia ritrovato a vivere nella sua storica casa di Washington Mews e del perché essa magione sia quella della sua vita.

In un andirivieni tra piani temporali separati da – appunto – venticinque anni, un Alfredo Castelli con evidenza già abbondantemente scogl… stufo del personaggio riesce a trasformare un ghiribizzo narrativo in un racconto tuttavia godibile, o quanto meno non ignobile: privilegio dei soli fuoriclasse.

Sfruttando temi canonici della serie come la geomanzia e i “piccoli popoli” o giocherellando con interessi propri come la storia delle origini del fumetto, condendo il tutto con i più tradizionali siparietti familiari o accademici di Martin e infilando perfino una comparsata di Sergej Orloff giusto per non farci mancare nulla, Castelli assembla sotto forma di cotillon una pinzillacchera che alla prova dei fatti regge come tale, assolvendo la propria funzione celebrativa.

Incomprensibile è, se mai, la decisione di ristampare in questo nuovo formato “pocket” un raccontino da nulla come questo; o forse comprensibilissima alla luce della sensazione di ritrovarsi al cospetto di raccolte antologiche messe su alla rinfusa e per motivi incomprensibili (inconfessabili?); e ancor più alla luce della insopportabile mania da nerd di dover conoscere i perché e i percome un personaggio decida di depilarsi le natiche o, precisamente, abbia scelto la propria abitazione. E tacciamo sul formato balzano.

Alessandrini e Orlandi sono chiamati a un lavoro abbastanza noioso, di illustrazione di gente che dialoga o è immersa in soliloqui, lavoro che svolgono con mano professionale e attitudine al sacrificio; spetta a Orlandi l’unico necessario guizzo di fantastico, e cioè la realizzazione grafica dei Cupidini del racconto nel racconto: il secondo Alfredo se la cava con dei simpatici pupazzetti che in fondo danno un tono leggero a tutta la storia, e una volta di più adempiono alla funzione celebrativa della storia.

Piccola curiosità: la vicenda con protagonisti i Cupidini si svolge nel 1974, laddove il resoconto di Diana (e il racconto castelliano) è del 2007; nel riferirsi al fumetto dei “Little Kupids” del 1904, l’amico fumettofilo di Martin, Bill, dice “agli inizi del secolo scorso“, che parlando nel 1974 dovrebbe significare agli inizi del XIX secolo. Potrebbe essere una raffinatezza del primo Alfredo, che sta lasciando parlare la Diana del 2007, ma è sicuramente più probabile una svista. Chissà se in sede di questa “imperdibile” riproposizione tascabile del racconto verrà corretta.

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