Le critiche unanimemente ditirambiche della stampa transalpina, specializzata e no, precedono la lettura e alimentano un involontario sospetto. La smentita è per una volta inferiore alla meraviglia che segue la visione della prima pagina. Nulla in Zoc, primo fumetto della ventottenne Jade Khoo – edito quattro anni fa da Dargaud, lavoro di fine studi a Gobelins, una delle più rinomate ed esigenti scuole francesi di animazione (tra i laureati si trovano nomi quali Olivier Coipel, Riad Sattouf e Bastien Vivès, e non sono che i nomi di punta più conosciuti) – lasciava presagire una simile maturazione.
L’etichetta «manga» con la quale si è poi cercato di classificare il libro è distopica tanto quanto il racconto stesso, perché se l’influenza di Hayao Miyazaki è riconoscibile (e comunque il livello è alto), sono più gli inchini per ringraziare o i calamari essiccati serviti come antipasto che rimandano alla cultura giapponese.
Il vocabolario fumettistico è in realtà molto più ricco e variegato, e include tanto Little Nemo di Winsor McCay nelle visioni oniriche che assillano il protagonista, l’adolescente efebo nei tratti Othello, alla ricerca di sé stesso quanto dei genitori (la madre in prigione, il padre morto), che Il mondo di Edena di Mœbius nel tratto delicato e nella luce, sino alla saga di Aldebaran di Leo (due raccolte integrali sono appena state riunite dall’Editoriale Cosmo) per l’immersione in medias res in un mondo altro.
La Luna abitata e abitabile che qui fa da sfondo, infatti, non si distingue di primo acchito dalla Terra: le differenze sono introdotte a piccoli tratti, non attraverso una fauna ignota e pericolosa (la banda di amici del racconto, cosi simile a quella di Stand by me di Stephen King, si riconosce nella comune passione ornitologica) ma in un giro di parole, in paesaggi che piano piano ma sempre più si caratterizzano in maniera autonoma, sino al rituale istituzionale che la storia e i rapporti di forza tra la Luna – nuova Gaia – e la Terra distrutta dall’inquinamento, ribalta e spiega.
Il capovolgimento delle aspettative, che alla fine mette in dubbio pure il carattere perentorio del titolo stesso (Terra o Luna, senza punto interrogativo), attraversa il racconto come un fiume carsico, sotterraneo e pervasivo: nelle colpe da addossare ai genitori (l’omicidio del marito prende le sembianze di un parricidio, ma il dubbio s’insinua e sembra negare l’evidenza dei fatti), nel flottamento delle identità – Othello, il protagonista, e Ange, il suo amico, hanno sembianze femminili, mentre Solveig e Pisselint, le ragazze del gruppo, maschili; nell’abbandono della Luna da parte dei suoi abitanti (rappresentati come bambini-giganti in abiti ottocenteschi, strizzata d’occhio steampunk) all’arrivo dei terrestri, e dalla discriminazione subìta da questi ultimi a mano a mano che i nuovi arrivati si emancipano dalla Terra madre. La dimensione intima del dramma familiare che funge da baricentro (capire chi erano i proprî genitori significa poi e soprattutto capire sé stessi) si coniuga allora a un orizzonte ecologico (la Terra è divenuta un ammasso di bitume) che diventa di fatto politico: sono i “cugini” terrestri – ricercati, imprigionati o ricacciati – a fare le veci dell’altro da sé disconosciuto e privato della sua elementare umanità.
Né paia puerile uno dei capi d’accusa della dissidenza: la musica. E non solo e non tanto perché uguale destino (la prigione) tocca oggi a chi canta o suona in una qualsiasi dittatura, teocratica, fascista o comunista che sia: ma perché le parole che ne denunciano l’estetica che corrompe sono tratte dalla Repubblica di Platone, che bandisce dalla città ideale poeti e cantori, rei di convincere anche del falso e non di dire la verità. La banda che contrabbanda carte grafiche, dischi e alcol lo fa attraverso la stessa attitudine di Agostino, Padre della Chiesa e santo, che oppose alla filosofia platonica e al pericolo del piacere sensibile gli effetti “salutari” del salmodiare (Confessioni, XXXIII, 49-50), ammettendo e legittimando il canto entro il perimetro sacro, cambiando di fatto la storia della musica.
Tutto sembra intorpidirsi e confondersi attraverso un procedere che, pur nella violenza suggerita ma mai esibita (da incubo la sequenza dell’attraversamento del tunnel che unisce la Terra alla Luna da parte di un fratello e una sorella, e di cui solo uno arriverà alla fine), sembra chiederci con delicatezza e con poesia chi siamo e cosa vogliamo.
Ma al di là dei molteplici e profondi riferimenti grafici e culturali, è soprattutto il talento cromatico di Khoo ad abbacinare. Le trecento pagine che costituiscono – come recita l’ultima di copertina – la prima di due parti, frutto di un biennio di lavoro, interamente stese ad acquarello, rivelano una padronanza tecnica che lascia stupefatti perché mai è compiaciuta e mai prende il sopravvento. La maestria è sempre al servizio della storia, il dettaglio non è mai superfluo, mai distoglie ma accompagna la comprensione dell’azione che si svolge e dei pensieri che si svelano davanti ai nostri occhi, come nei quadri dei pittori umanisti e rinascimentali, da Botticelli a Leonardo, per i quali una scena da rappresentare era anzitutto racconto, nella scia dell’ut pictura poesis dei retori romani tanto adulati. Il paragone non paia esagerato: era da anni che non si vedeva un tale talento, una tale sintesi tra il piacere tutto grafico della visione e la fluidità della lettura
Assieme alla trasposizione fumettistica, per le matite di Adrien Demont, del classico della letteratura giapponese Una notte sul treno della via Lattea di Kenji Miyazawa (in Italia disponibile grazie a Marsilio – il racconto, non il fumetto), che non lasciò indifferente né il già menzionato Miyazaki né un certo Leij Matsumoto, Terre ou Lune costituisce il primo binomio del catalogo della neonata casa editrice Morgen, fondata da Silvan Rouaud – transfuga di Hachette e libraio a Marsiglia e Tolone – e Thomas Ragon, già passato da Delcourt, Dargaud e Le Seuil. I due hanno affermato di non voler pubblicare più di due libri al mese, e la dichiarazione d’intenti non potrebbe essere più chiara: la qualità sopra tutto.
Jade Khoo, le cui tavole hanno già fatto oggetto nel mese di febbraio 2026 di una prima mostra personale alla galleria parigina 9e Art, non ha tenuto una promessa, l’ha creata e assunta: in appena due mesi il volume è giunto alla terza edizione, segno di un successo che il passaparola ha già reso duraturo.
Imprescindibile, Terre ou Lune è, sin d’ora, il fumetto faro del 2026.
