Hayao Kagari è un maestro vetraio che la solitudine ha ridotto al silenzio: morta la moglie, in rotta pluridecennale col figlio, Kagari rinvia gli apprendisti e chiude bottega. Akari Nakashimi è una giovane spezzata dalla vita: vorrebbe (e saprebbe) ma non può. Sino a che non si incontrano e Akari si fa passare per la nipote che il vecchio non vede dalla nascita e la vita per entrambi riprende. Ma quanto dura una menzogna?
Chiuso il libro e letta la postfazione, si vorrebbe saperne di più su Marco Kohinata, autrice indipendente, illustratrice, mangaka all’occasione: Akari è la prima e per il momento unica opera pubblicata Oltralpe, mentre una rapida ricerca in Rete rivela due altri volumi tradotti in spagnolo, nulla in italiano e nessun’altra informazione che la riguardi. E allora non resta che tornare alla storia, aspettandone altre.
Perché il tratto di Kohinata non assomiglia a nessun altro: chiaroscuro granuloso, carboncino denso, con un doppio segno per chiudere le forme che si crede di primo acchito un errore di stampa, e solo poi si capisce che riproduce lo spessore del vetro.
Perché nonostante l’originalità, le inquadrature che da sole suggeriscono senza mai spiegare le ferite non possono non richiamare quelle dell’immenso Jiro Taniguchi, adulato in Europa ma sconosciuto in patria, la cui lezione finalmente non si è persa.
Perché a chi l’ha letto, o visto sulle note di Innocent When You Dream di Tom Waits, il racconto di Natale di Paul Auster nel quale un vecchio tabaccaio si fa passare per il nipote della nonna cieca, e al quale Kohinata anche se non vuole rimanda, è rimasto dentro in maniera indelebile.
Perché il finale, benché lieto, pacifica ma non risolve, come la vita.
Perché uscire dai sentieri battuti, anche grafici come quelli del manga, è ancora possibile.
