Alla scoperta di Jiro Taniguchi: Quartieri Lontani

///
5 mins read

Questa puntata della mia rubrica Evergreen sarà un po’ particolare, perché se è vero che parlerò (come sempre) di un unico albo pubblicato in una delle innumerevoli collane di collaterali apparsi negli ultimi vent’anni – e oltre – in edicola… è altrettanto vero che non sarà per recensirlo, bensì per raccontare il percorso che ho affrontato per arrivare a leggerlo. Perché, come si dice a volte, “ciò che conta è il viaggio, non la meta”. E se, alla fine, la meta si rivela eccellente, ne è valsa ancora di più la pena.


Finito su un treno sbagliato, Hiroshi fa ritorno alla città natale, dove riaffiora il ricordo della madre. In visita alla sua tomba, improvvisamente l’uomo si ritrova nel corpo del se stesso quattordicenne. Davanti a lui, sospesi tra passato e futuro, riappaiono i quartieri e i legami di una vita ormai lontana che lo sguardo della maturità ricompone adesso sotto un’inedita luce.
Quartieri lontani (titolo originale Harukana Machi-e, tradotto anche In una lontana città in altre versioni) è una delle migliori opere di Jiro Taniguchi, conosciuta inoltre per la sua trasposizione su grande schermo – Quartier lointain – da parte del regista e sceneggiatore belga Sam Garbarski.
Più che un fumetto da leggere, un’esperienza da vivere.


Ci si incontra a Parigi. […] Gli domando se qualcosa è cambiato per lui dopo il successo internazionale. Sorride. “In Giappone nessuno sa che il mio lavoro è apprezzato all’estero”, dice.

(Igort, dalla prefazione al volume)

Da tempo mi chiedevo come avrei completato, per la seconda volta, la mia personalissima panoramica di opere inserite nella rubrica Evergreen. Mi ero infatti occupato di tutti i generi – tranne i manga – che avevano già fatto parte del “primo round” (di cui avevo parlato qui), riservando – come già successo – più di un’apparizione solo agli eroi bonelliani (Dylan Dog, Tex, Ken Parker, Nathan Never). Nello specifico:
Historietas? Le avventure minimaliste dell’immortale Mort Cinder.
Disney? Le prime mitiche storie di Paperinik.
Bandes Dessinées? L’autobiografia di Marjane Satrapi, Persepolis.
Graphic novel? I disperati Fax da Sarajevo di Joe Kubert.
Supereroi americani? Il fascino perverso della Morte di Superman.
Altro fumetto italiano? L’omosessualità ai tempi del fascismo.

Insomma, per far quadrare il cerchio e iniziare un “nuovo round” (in cui, inoltre, usufruirò della possibilità di parlare di alcuni evergreen in versione Short), volevo assolutamente trovare un manga di cui valesse davvero la pena parlare e che, al contempo, facesse parte di un collaterale. Piccolissimo problema: gli unici fumetti giapponesi in cui mi ero appunto imbattuto nei collaterali erano quelli apparsi nelle collane antologiche della Repubblica, cioè L’uomo che cammina di Taniguchi – che aveva fatto parte del “primo round” di cui sopra – e Domu di Otomo (a detta di tutti un capolavoro, ma non esattamente la mia cup of tea), oltre alla collana “didattica” I manga delle scienze
Ho quindi deciso di chiedere consiglio agli altri uBicciotti e il responso è stato unanime: conoscendo la mia idiosincrasia per il genere (compreso, spesso e volentieri, il senso di lettura all’orientale), l’unico autore giapponese che avrei sicuramente apprezzato – sia per i disegni che per le tematiche – era proprio Taniguchi, che “fa amare i manga anche a chi normalmente non li apprezza” come spiegavo in questo articolo. Mi ero quindi orientato al recupero mirato di alcuni volumi del collaterale che il Gruppo RCS gli aveva dedicato, quando sono riuscito a procurarmi l’intera collana… ed è stata proprio una bella scoperta.

Ho iniziato con la rilettura dell’Uomo che cammina per poi passare ai due volumi dedicati a Gourmet, di cui avevo letto alcuni episodi apparsi nei Classici del Fumetto di Repubblica (i testi, per quest’opera, sono di Masayuki Qusumi): queste storie “gastronomiche” minimaliste sono state l’occasione per impratichirmi – anche se, lo ammetto, con grande difficoltà – con il senso di lettura all’orientale e, inoltre, con alcuni aspetti e tematiche della società giapponese, che conosco solo superficialmente e solo grazie alle spiegazioni e ai racconti degli amici uBicciotti appassionati di manga e anime.
Con le deliziose raccolte di racconti Allevare un cane e L’olmo ho approfondito ulteriormente la mia scoperta del “mondo giapponese”: fratelli e sorelle che non si vedono da anni, piccoli riti quotidiani incomprensibili agli occhi di un occidentale, frammenti delicati di storie ordinarie eppure toccanti (soprattutto quelle dedicate agli animali)… L’unico racconto, in queste due raccolte, che mi ha lasciato perplesso è stato La spada nell’ombra, la luna del mattino, in cui il disegno è più “tipicamente manga” e al servizio di una storia di vendetta piuttosto scontata.
Sono poi passato a La montagna magica – che aveva il pregio di essere una storia breve e stampata all’occidentale – per capire come mai molti lettori non avessero apprezzato l’inserimento di quest’opera (intimista e un po’ fiabesca) nella collana e per rinviare ancora un pochino il momento di affrontare quella che, temevo, fosse un’impresa troppo difficile: la lettura di un’opera di Taniguchi LUNGA.

Ho chiesto quindi nuovamente consiglio agli amici uBicciotti, raccomandandomi di evitare qualsivoglia spoiler. La domanda, semplice, è stata: qual è secondo voi il “capolavoro assoluto” di Jiro, da leggere ad ogni costo? Un rapido sondaggio ha avuto come risultato questa graduatoria:
Quartieri lontani
Al tempo di papà
Uno zoo in inverno
L’unico titolo di cui sapevo qualcosa era Uno zoo in inverno (“un fumetto sul mestiere del mangaka”), ma tanto era finito all’ultimo posto del podio… e quindi l’avrei letto solo dopo gli altri due, di cui NON conoscevo per niente la trama.
Ho quindi aperto, trepidante, il volume 26 della collana evitando persino di leggere la prefazione e la descrizione in quarta di copertina (poi “recuperata” in toto per inserirla come descrizione in apertura di questo articolo – “Finito su un treno sbagliato, Hiroshi…” ecc. ecc.). Taniguchi mi avrebbe affascinato anche con una storia di 400 pagine? Una trama di così ampio respiro sarebbe comunque stata da “assaporare e centellinare” come mi era successo per le sue opere brevi? I disegni sarebbero stati “più manga” di quelli che avevo conosciuto nei racconti? E il senso di stampa all’orientale mi avrebbe reso così difficile la fruizione da rovinarmi il piacere della lettura?

Partiamo dalle ultime domande: fortunatamente 🙂 il senso di lettura, per questo volume, è all’occidentale e lo stile – salvo qualche vignetta mangheggiante qua e là – è quello che tanto avevo apprezzato fin lì di Jiro.
Invece, non ho “assaporato e centellinato” la storia: aiutato dal senso all’occidentale, l’ho letteralmente DIVORATA in un’unica seduta di lettura, incapace di fermarmi al termine di uno dei sedici capitoli perché troppo desideroso di scoprire come sarebbe andata a finire (rispondendo così anche alla prima domanda: un’opera di 400 pagine mi avrebbe affascinato? Sì, TANTISSIMO).
Adesso non vedo l’ora di rileggere Quartieri lontani con più calma, proprio per “assaporare e centellinare” maggiormente l’evoluzione della trama e del protagonista in questo suo “viaggio nel tempo”, che nasce da un espediente certo non originale (mio figlio, cinefilo sfegatato: “Ah, ma allora è tipo Peggy Sue si è sposata o 17 Again?” NO, è molto di più…) ma sviluppato in modo talmente profondo e talmente coinvolgente da meritare appunto una seconda lettura… anche se, magari, dopo aver prima letto Al tempo di papà e le altre opere della collana e completato la mia scoperta di Jiro Taniguchi.

(Come dite? L’articolo finisce qui? Beh, l’avevo scritto all’inizio che non avrei recensito questo fumetto… Chi volesse saperne di più su Quartieri lontani può leggere una qualsiasi recensione che trova online – e lo sfido a trovarne una non entusiastica. Io mi riservo di parlarne dopo la seconda lettura di cui sopra, quando la farò, per rendere ancora più onore a questo capolavoro)

Harukana Machi-e è un graphic novel del 1998, pubblicato per la prima volta in Italia da Coconino Press in due volumi nel 2002 (con il titolo In una lontana città). Viene poi ristampato in volume unico da Rizzoli nel 2006 mentre una successiva riedizione del 2019, sempre in volume unico, è nuovamente opera di Coconino Press che ne cambia il titolo in Quartieri lontani.
La versione che consiglio fa parte del collaterale intitolato semplicemente Jiro Taniguchi, collana in trenta volumi dedicata al grande mangaka giapponese pubblicata nel 2019 dai quotidiani del Gruppo RCS. Il senso di lettura (per mia fortuna, come spiegavo prima) è all’occidentale.
La storia è preceduta da una prefazione di Igort, datata 4 marzo 2009: l’autore italiano racconta alcuni suoi incontri con Taniguchi avvenuti a Parigi, nei primi anni Duemila.

QUARTIERI LONTANI
Testi & Disegni: Jiro Taniguchi
In: Jiro Taniguchi
Numero 26, 19 ottobre 2019
Prefazione di Igort
Brossurato con alette, bianco & nero, 420 pagine

 

————————
EVERGREEN – tutti gli articoli
COLLATERALI IN EDICOLA – tutti gli articoli

Ultimi Articoli Blog