Nathan Never in fuga dalla zona proibita

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Confesso che questo articolo avrebbe dovuto parlare di un altro fumetto, cioè di un manga che mi avrebbe permesso di chiudere il “secondo round” dei vari generi che ho analizzato in questa rubrica (e che avevo elencato qui, dopo aver completato il “primo round”) e al contempo avrebbe portato a un totale di 21 articoli, di cui 7 dedicati a eroi Bonelli ed esattamente il doppio agli altri generi, con 2 rappresentanti per ciascuna categoria. Ma poi ho cambiato idea, ritenendo che Nathan Never avesse aspettato fin troppo, dato che la mia carrellata di Evergreen è iniziata tre anni – e tre giorni – fa e che questa avventura dell’Agente Alfa era già stata pianificata allora, come si poteva vedere dalla copertina… Spazio quindi ad Antonio Serra e Nicola Mari, autori di questa storia doppia che, al tempo della sua uscita in edicola, mi aveva letteralmente entusiasmato ed era stata fondamentale per il mio “ritorno” definitivo ai fumetti Bonelli.


Uno shuttle viene dirottato e fatto atterrare a Hell’s Island, la “zona proibita” in cui da anni non è possibile accedere – e da cui è impossibile fuggire – perché chi vi è rimasto è contaminato da un virus che trasforma gli uomini in orrendi mutanti. Nathan Never avrà 48 ore per salvare le due persone rapite (una strana ragazza e un vecchio che la accompagna), ma oltre al malvagio Kal Skotos dovrà affrontare altri nemici misteriosi e anche i fantasmi del suo passato…
Una storia avvincente che, dopo i primi numeri in cui era stato presentato l’universo neveriano, getta le basi per la saga della Fratellanza Ombra che poi Serra svilupperà per anni e anni, dando la sua personale visione del futuro.

[Nella] storia contenuta in questo volume della serie […] accade una cosa importantissima, perché fa il suo ingresso, prepotentemente, la continuity. Ovvero, da questi due albi in poi, l’universo di Nathan Never si “ricorda” ciò che è successo nei numeri precedenti…

(Antonio Serra, nella rubrica “Memorie dal futuro”)

Come raccontavo in questo articolo, a fine anni ’80 avevo di nuovo perso un po’ di vista i fumetti Bonelli, dopo l’iniziale entusiasmo per l’esordio di Dylan Dog e – meno – di Nick Raider. Il primo numero di Nathan Never, però, mi aveva colpito positivamente per i rimandi al good doctor Asimov (a partire dall’applicazione delle tre leggi della robotica) e per i disegni di Castellini, quindi avevo acquistato anche i numeri successivi che mi erano sembrati di buon livello ma un po’ “slegati” tra loro.
La vera svolta ci fu – almeno per me, ma anche i commenti online sono abbastanza concordi – con questa miscela di malinconia sofferta e azione pura, di trame oscure e momenti toccanti, opera del solo Antonio Serra (già autore del numero 1). Innanzitutto, la psicologia del protagonista veniva finalmente approfondita con una serie di “didascalie di pensiero” molto coinvolgenti, per poi essere ulteriormente sviluppata nei mesi successivi fino a sfociare nella fondamentale L’abisso delle memorie, in cui Medda faceva luce sul passato di Nathan. Entrava a far parte dell’Agenzia Alfa una nuova segretaria, Janine, che tanta importanza avrebbe assunto in séguito. Tornava poi Kal Skotos, sempre dal numero 1, braccio armato (è il caso di dirlo…) del padre Aristotele. Inoltre, la trama era serratissima e appassionante, anche se largamente debitrice (eufemismo) del johncarpenteriano 1997: Fuga da New York

Ecco: sento già in sottofondo il solito saccentino che prorompe in un “Fosse solo Fuga da New York… l’autore ha copiato a destra e a manca!” Senza stare a riaprire l’annoso dibattito su originalità / citazioni / plagio (chi volesse, può comunque rileggersi le considerazioni del nostro Francesco Manetti che abbiamo riproposto in questo articolo), mi limito a constatare che alcune di tali citazioni sono letteralmente “strizzatine d’occhio”, quindi il lettore potrebbe anche NON riconoscerle senza che questo influisca minimamente sulla comprensione della trama. Chi non conoscesse Mister No, porrebbe al titolare della compagnia aerea Drake la stessa domanda posta da Nathan; chi non avesse visto Ghostbusters, non avrebbe alcuna reazione al nome “Janine Spengler”; chi non leggesse i manga, vedrebbe semplicemente Nathan scontrarsi contro un tipo robusto chiamato Ken… e chissà quante altre “strizzatine” ci sono ancora. Inoltre, sfido CHIUNQUE a riconoscere i due film d’animazione giapponese (di tale Yoshiaki Kawajiri) a cui lo sceneggiatore, come confessato da lui stesso, si è ispirato intrecciandone le trame con quella del film di Carpenter…

Alla fine, ciò che importa davvero è che Serra ha rielaborato tutti questi spunti in modo magistrale, dando appunto vita a una storia che centra il bersaglio e che costituirà l’inizio dell’avvincente saga sulla Fratellanza Ombra: ed è curioso constatare che il tutto nacque, secondo quanto spiegato dallo stesso autore, da un momento di impasse creativa da cui non sapeva come uscire… “Nathan si doveva salvare: sì, ma come?” – spiega nell’introduzione, continuando con “La soluzione ha generato il paradosso temporale […] che coinvolgerà quasi tutti i miei albi a venire”.

Se il risultato finale è particolarmente riuscito, buona parte del merito va agli strepitosi disegni di Nicola Mari, quanto mai adatti alla storia. E qui devo aprire una doverosa parentesi: come spiegato in altre occasioni, il mio “ideale” di disegnatore (senza scomodare i Maestri del passato) era costituito all’epoca da un Villa, un Castellini, qualcuno insomma talmente realistico da disegnare perfino “i pori della pelle”, come si diceva bonariamente – e infatti, su Dylan Dog, non amavo granché disegnatori quali Piccatto o Ambrosini. Eppure Mari, qui all’esordio in Bonelli, mi colpì immediatamente per gli stessi motivi segnalati da Serra: “parte decisamente realistico per poi diventare sempre più grafico, più elegante e graffiante, sempre più adatto a un’atmosfera così cupa”. Quei disegni mi facevano venire in mente – a parte Mike Mignola, cui lo stesso Mari si è sempre dichiarato debitore – certi film espressionisti tedeschi degli anni Venti a partire dal Nosferatu di Murnau, le loro atmosfere oscure ai limiti del malsano, le ombre che tutto avvolgono. E difatti, in séguito, l’autore sarà l’interprete perfetto per L’abisso delle memorie di cui parlavo in precedenza, oltre che di Vampyrus che avrà come protagonista proprio un moderno Nosferatu.
Insomma, si sarà capito: grazie all’abbinamento perfetto tra testi e disegni, tre anni fa quest’avventura di Nathan mi è sembrata assolutamente degna di entrare a far parte dei miei “evergreen”… e nel frattempo non ho cambiato parere.

Questa storia è stata originariamente pubblicata negli albi 7 e 8 della collana mensile di Nathan Never, apparsi rispettivamente in edicola a dicembre 1991 e gennaio 1992. La versione che consiglio fa parte del collaterale intitolato semplicemente Nathan Never, pubblicato dai giornali del Gruppo RCS a cavallo tra 2017 e 2018, che ripropone – in 50 volumi e rispettando il bianco & nero originale – i primi 100 numeri della collana mensile ideata dai “tre sardi” (cioè Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna). Ogni volume è completato dalla snella rubrica “Memorie dal futuro”, in cui Serra illustra alcuni interessanti aneddoti che avevano accompagnato la creazione della collana e la realizzazione e delle singole storie.

LA ZONA PROIBITA / UOMINI OMBRA
Testi: Antonio Serra
Disegni: Nicola Mari
In: Nathan Never (Gazzetta dello Sport)
Numero 4, 25 ottobre 2017
Editoriali di Antonio Serra
Brossurato, bianco & nero, 192 pagine

 

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