Come scrivevo in questo articolo della rubrica Bonelli Forever, se dovessi indicare l’episodio di Ken Parker che mi è piaciuto più di tutti sarebbe senz’altro questo e per vari motivi… che cercherò di spiegare, sperando di riuscirci. E buon 2026 a tutti!
1908 (ma lo scopriremo solo alla fine dell’episodio): Adah racconta in flashback tutta la sua vita, dalla nascita in una piantagione di Richmond – figlia di una schiava e di un possidente bianco – alla scoperta della realtà in cui vive, dall’infanzia all’adolescenza, dalla guerra civile americana al lavoro in un bordello cittadino… fino all’incontro con Ken, che la aiuterà a diventare finalmente una donna davvero libera.
Questa storia “rappresenta sicuramente uno dei vertici del fumetto italiano”, come testimoniato dalla mini-recensione di uBC che ha assegnato il massimo dei voti a questo “vero e proprio romanzo letterario”, impreziosito dall’uso magistrale con cui Berardi impiega le didascalie e dalla straordinaria resa grafica dei disegni a mezzatinta di Milazzo.
Tutta la straordinaria, sconvolgente vita di Adah, nata schiava nel Sud degli States, in uno dei più indimenticabili episodi di Ken Parker […] la sua vicenda umana ci arricchisce, ci commuove e ci fa sapere cosa fosse la schiavitù prima e dopo la guerra tra Nord e Sud.(La presentazione in quarta di copertina)
Chissà come si sentivano, i lettori (ahimè, pochi) di Ken Parker in quei primi anni Ottanta, quando le avventure del loro (anti)eroe preferito iniziarono a saltare qualche appuntamento in edicola e, inoltre, la resa grafica dei disegnatori che contribuivano alla collana non arrivava ai vertici di Milazzo o Trevisan… Dopo aver scoperto Ken a mia volta (molti anni dopo), ho parlato spesso con alcuni di loro e la risposta che mi davano era sempre la stessa: sì, questa indeterminatezza delle uscite – rispetto alla rigorosa mensilità di tutti gli altri personaggi Bonelli – era frustrante, ma spesso l’attesa era premiata da autentici capolavori, quali Chemako, La ballata di Pat O’ Shane, Lily e il cacciatore, Casa dolce casa, Diritto e rovescio… Insomma, valeva la pena pazientare qualche settimana di più: e leggendo una storia come Adah non posso che dar loro ragione.
Certo, non era la prima volta che Ken Parker “entrava in scena” molto tardi: addirittura, già nel n.3 (!), I gentiluomini, appariva soltanto da pagina 40… E non era nemmeno la prima volta che il protagonista era presente solo in una ventina di pagine: era già successo nel n.27, C’era una volta, in cui lo spazio era monopolizzato dagli altri personaggi. Ma qui Berardi & Milazzo si erano spinti ancora oltre: Ken entrava in scena addirittura a pagina 75, dopo che Adah ci aveva raccontato tutta la sua vita di ex-schiava e prostituta di lusso, adesso in fuga dalla vendetta degli uomini assoldati dal fratellastro…
In un altro fumetto, o in mano ad altri autori, questa peculiarità – eravamo a inizio anni Ottanta, va sempre ricordato – avrebbe avuto come risultato i mugugni degli aficionados più duri e puri. Ve la immaginate una storia di Tex senza la sua presenza fisica? L’unica volta che Gianluigi Bonelli aveva fatto qualcosa di simile (nel capolavoro Il figlio di Mefisto), il ranger era comunque apparso nel flashback iniziale; e se poi era “riapparso” solo a pagina 94, la storia si sviluppava su oltre 350 pagine, non su 96 come negli albi autoconclusivi di Ken!
Eppure… eppure, nonostante questa “mancanza” oggettiva del protagonista della testata per tre quarti della storia, quando ho letto Adah per la prima volta – oltre a restare affascinato dalla scelta della mezzatinta (che, come ricordato da Milazzo, “serviva per evidenziare i flashback dalla narrazione contemporanea al nostro personaggio”) – non ho mai avuto l’impressione che Ken “non ci fosse”. Certo, non c’è materialmente, ma questa storia è l’apice della kenparkerianità: la vita di Adah spiega il dramma della schiavitù negli stati del profondo Sud molto meglio di un trattato ampolloso o di un saggio storico, mostrando certi aspetti che nei libri spesso erano lasciati sullo sfondo o addirittura taciuti.
Se è vero che, anche in altri casi, le storie di alcuni eroi Bonelli si sono intrecciate con la Storia americana (come già successo per la Storia del West di D’Antonio e come succederà in séguito per il Magico Vento di Manfredi), le vicende di Ken sono state magistrali per rappresentare in modo non edulcorato la vita dei nativi americani: ma qui il bersaglio è ancora più ambizioso e viene centrato in pieno. Berardi, in molte interviste, ha rivendicato orgogliosamente la scelta di utilizzare le didascalie – da lui eliminate già da qualche anno, privilegiando altre tecniche con cui rimarcare determinati passaggi o cambi di scena – in un modo completamente nuovo: “non si tratta di didascalie classiche (quelle esplicative di luogo o di tempo) ma di una narrazione letteraria. Vale a dire la fusione tra un romanzo e una storia a fumetti. Uno dei primi esempi di letteratura disegnata, credo” (il neretto è mio). Una tecnica di cui si ricorderà per Julia, in cui “l’escamotage del diario […] mi permetteva di evidenziare i [suoi] pensieri più profondi”.
Naturalmente, (quasi) alla fine Ken arriva e, se vogliamo spaccare il capello in quattro, salva l’eroina in pericolo finendoci anche a letto… ma che differenza rispetto alle mille conquiste femminili del primo Dylan Dog di Sclavi o del Dago di Robin Wood! Non ho mai sentito questo lieto epilogo come una “concessione” ai lettori, altrimenti destabilizzati dall’assenza di Ken o di qualche bella sparatoria, bensì come il coronamento di una prova d’autore eccezionale grazie all’abbinamento tra una sceneggiatura perfetta e disegni di ottima qualità (per quanto Milazzo abbia ammesso, anni dopo, di aver dovuto accelerare nelle pagine finali per non ritardare ulteriormente l’uscita dell’albo in edicola). Un Ken Parker al 100%, anche “senza” di lui.
Un vero capolavoro.
La storia intitolata Adah è stata originariamente pubblicata in bianco e nero nell’albo 46 della serie di Ken Parker (apparso in edicola a febbraio 1982) e ristampata nel 1987 in un cartonato dalla Editoriale Lo Vecchio. La versione che consiglio fa parte del collaterale a colori intitolato semplicemente Ken Parker, pubblicato dai giornali del Gruppo GEDI nel 2020, che ripropone le storie di Ken Parker scritte da Giancarlo Berardi e disegnate “a solo” da Ivo Milazzo e Giorgio Trevisan. La storia è corredata da un redazionale introduttivo di Luca Raffaelli. La versione riprodotta è proprio quella dell’Editoriale Lo Vecchio e alterna vignette a colori con i bordi squadrati, ambientate nel “presente” della narrazione, ad altre in bianco & nero, a mezzatinta e con i bordi arrotondati (come nell’originale), riservate alle “dida-diario” – come definite da Milazzo – che connotano i flashback.
ADAH
Testi: Giancarlo Berardi
Disegni: Ivo Milazzo
In: Ken Parker (Gruppo GEDI)
Numero II, 13 febbraio 2020
Editoriali di Luca Raffaelli
Cartonato, colori & b/n, 112 pagine
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