“Masai Killer”, il debutto di Pini Segna su Zagor

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Sì, lo so, avevo “promesso” questo articolo più di due mesi fa, quando avevo scritto “In attesa di un ulteriore articolo sulla Silver Age in cui sarò affiancato da alcuni redattori uBicciotti miei coetanei”… Beh, finalmente eccoci qua 😊
Avevo infatti pensato di raccogliere i pareri di altri lettori di età vicina alla mia per essere sicuro che la percezione negativa dell’esordio del disegnatore Pini Segna sulle pagine di Zagor, nella storia Masai Killer, non fosse il semplice rifiuto del dodicenne che ero – classe 1965 –di fronte a una novità che rompeva anni e anni di “certezze grafiche” rappresentate da Ferri & Donatelli (saltuariamente affiancati da Bignotti).
Ecco quindi perché ho contattato Moreno Burattini (classe 1962), Marco “Baltorr” Corbetta (classe 1963), Vincenzo Oliva (classe 1964) e Francesco Manetti (classe 1966): un rappresentante per ogni anno, a coprire un intervallo temporale che, all’epoca, andava dall’inizio della scuola media al biennio delle superiori. Tutto questo sempre ricordando – come ho fatto notare in altri miei articoli sull’argomento, a partire da questo – che i termini Golden Age e Silver Age sono stati definiti (molto) a posteriori: non potevamo sapere, quando Masai Killer apparve in edicola nella primavera del 1977, che Nolitta stava allontanandosi da Zagor eccetera eccetera… ma quei disegni così diversi erano lì – anche se il nome del disegnatore non era menzionato – a indicarci concretamente che qualcosa era cambiato.
E quindi si torna al punto di partenza: la mia reazione negativa era stata eccessiva o no? Potete leggere qui di séguito le risposte alle domande che ho posto ai miei compagni di questa sorta di “chat”.

1) Pini Segna debutta su Zagor nel 1977, nella storia conosciuta come Masai Killer (albi mensili dal 141 al 144). Da quanto tempo leggevi regolarmente Zagor? E quale disegnatore preferivi tra Ferri, Donatelli e Bignotti?

Marco: Ho iniziato a leggere regolarmente Zagor nel 1972, con il debutto della Golden Age. Ammetto che per me Ferri era inarrivabile, se c’era Donatelli già storcevo un pochino il naso (mentre Bignotti, che appariva molto saltuariamente, mi sembrava un “Ferri de’ poveri”).
Vincenzo: Avevo iniziato a leggere Zagor negli ultimi mesi del 1973. Senza dubbio preferivo Ferri, ma Donatelli sicuramente non mi dispiaceva. Fatto è, però, che allora non avevo una reale competenza critica, e mi ci volle un paio di decenni per apprezzare – appunto da un punto di vista critico – i due, e in particolare Ferri: a quel tempo mi sembravano un po’ i “parenti poveri” dei disegnatori di Tex (ma era un qualcosa, come detto, di “pancia”).
Moreno: Avevo già quindici anni e leggevo regolarmente Zagor da almeno cinque. Il mio disegnatore preferito era, inutile dirlo, Gallieno Ferri. Quando c’erano le storie di Donatelli le accettavo di buon grado, ma solo perché sapevo che con l’avventura successiva sarebbe ritornato il titolare. A parer mio, Bignotti avrebbe potuto occupare il secondo gradino del podio se avesse disegnato più episodi. Non essendo stato così, il bresciano risulta ingiudicabile per insufficienza probatoria, come si dice in avvocatese.
Francesco: Leggevo Zagor da qualche anno – ovvero dalla parte centrale di quella che sarebbe poi stata chiamata Golden Age – e avevo velocemente recuperato gli arretrati. All’epoca Zagor era la mia serie preferita, in ogni caso la mia serie del cuore, quella con cui ero cresciuto non appena avevo imparato a leggere. Il mio disegnatore preferito era ovviamente Ferri, ma non mi dispiacevano affatto né Donatelli né Bignotti (che apprezzavo, nello stesso periodo, su Mister No): fra le mie storie di Zagor preferite, allora come adesso, c’è per esempio Libertà o morte, disegnata da Donatelli.
Baltorr: Ho iniziato a leggere regolarmente Zagor nel 1971, con l’albo Lo strano Mister Smith dove comparivano sia Ferri (nel finale della storia che dà il titolo all’albo), sia Donatelli (l’inizio della storia successiva, Paradise Gate). I disegnatori mi sono sempre piaciuti entrambi, così come mi piacque subito anche Bignotti quando lessi Molok! e Zagor Story. Se devo per forza esprimere una preferenza assoluta, ovviamente non posso che scegliere Gallieno Ferri!

2) In una scala ideale che va da “0 – Pessimo” (“Ohibò, cos’è questa roba che vedo disegnata?!?”) a “2 – Neutro” (“Toh, c’è un nuovo disegnatore su Zagor”) e arriva a “4 – Eccellente” (“Finalmente si cambia, che bello!”), come valuteresti le sensazioni che provasti per l’esordio di Pini Segna?

Francesco: Quei disegni furono uno choc. Oltre che molto diversi da quelli di Ferri, Donatelli e Bignotti (troppo carichi di inchiostrazione, tanto per dire), li trovai davvero brutti in sé, persino talvolta caricaturali, sostanzialmente inefficaci dal punto di vista espressivo. Quindi la mia valutazione, a voler essere buoni, è 0,5 su 4.
Moreno: Devo distinguere il voto che avrebbe attribuito il me stesso quindicenne (ahimè, 1) da quello che, con maggiore consapevolezza, ritengo di poter dare oggi (2,5). Adesso so che stiamo parlando di un professionista intraprendente, versatile ed estroso che ha disegnato un numero incredibile di tavole dei generi più svariati, molte delle quali sceneggiate da lui stesso e pubblicate su testate di cui era anche l’editore, nell’arco di una carriera da fumettista durata quarant’anni e proseguita per oltre venti come pittore (era del 1925, è scomparso nel 2012). Per non parlare della sua attività come partigiano, che meriterebbe un discorso a parte.
Baltorr: Fin da subito non mi piacque il suo stile. Solo alcuni primi piani di Zagor e Cico erano apprezzabili (ma forse c’era lo zampino di Ferri in sede di correzione redazionale…), per cui il mio voto è 1.
Marco: Lo so che mi ripeto, ma per me l’impatto fu molto negativo, troppo diversi quei disegni rispetto a quelli di Ferri, soprattutto quando i soggetti erano “in movimento”. Direi 1 (e non 0) giusto perché alcune pose plastiche di Zagor erano efficaci, ma mi sembrava che il livello cambiasse troppo da una tavola all’altra.
Vincenzo: Non classificabile. Anche per quanto già detto al punto precedente, Masai Killer non ha rappresentato alcun tipo di spartiacque per me, nemmeno graficamente. Di certo non dovette dispiacermi, e il titolo – se non la storia – è di quelli che mi sono rimasti in mente perché accendevano la mia fantasia. Più che altro il titolo, ribadisco; mi si dirà che per Zagor i titoli coloriti erano l’ordinario, ma evidentemente per me alcuni lo furono più di altri.

3) Nel referendum del 1981, Masai Killer si classificò al secondo posto tra le storie che avevano più deluso i lettori negli ultimi cinque anni, preceduta soltanto dal Cavaliere misterioso (cioè la storia immediatamente precedente e con la quale era iniziata la Silver Age di Zagor). Secondo te, la storia sarebbe stata valutata diversamente se fosse stata disegnata da Ferri? E a te era piaciuta?

Moreno: Concordo sul giudizio negativo dato dai lettori di inizio anni Ottanta al Cavaliere misterioso (banditessa Blondie a parte). Riguardo il secondo posto nella classifica del pollice verso assegnato a Masai Killer, bisogna contestualizzare: la votazione riguardava, appunto, soltanto le storie dei cinque anni precedenti, cioè quelle tra il 1976 al 1980. Un lustro ancora caratterizzato da avventure di Nolitta & Ferri o Nolitta & Donatelli di grande impatto (da Tigre! a Tropical Corp). È chiaro che fra tante teste di serie, gli underdog partono sfavoriti. Circa la sceneggiatura, io Nolitta l’ho riconosciuto: la scena della fossa dei serpenti è da antologia. E dato che la storia e i dialoghi mi sono parsi molto belli, ho subito rimpianto che ai disegni non ci fosse stato Ferri. Non ho dubbi sul fatto che, con Gallieno ai pennelli, Masai Killer sarebbe diventato un classico, un must have.
Baltorr: Secondo me, nel referendum la storia sarebbe stata valutata più positivamente se l’avesse disegnata Gallieno Ferri. Tuttavia, a me non piacque granché nemmeno come soggetto rispetto ad altri “parti” creativi di Nolitta…
Marco: Con Ferri sarebbe stato tutto un altro discorso, certo. Questa storia, però, è svantaggiata a prescindere dai disegni di Pini Segna: Nolitta ne aveva scritte di molto migliori nella Golden Age conclusa da poco, e infatti Masai Killer non mi sembrò granché, nel complesso.
Vincenzo: Come accennato la storia non mi era dispiaciuta, ma neppure è tra quelle che si fissarono in modo speciale nella mia memoria. Con Ferri ai disegni non credo sarebbe cambiato alcunché – sempre per quanto ho già detto.
Francesco: È sempre difficile valutare la qualità di una storia quando è affidata a un disegnatore scarso se non pessimo. Certamente posso capire (pensando a Ken Parker) che Il giorno in cui bruciò Chattanooga è un capolavoro anche se disegnato da un Alessandrini ancora acerbo invece che da Milazzo, così come posso immaginare che Adah sarebbe rimasta un’ottima storia anche se fosse stata affidata (cosa che, fortunatamente, non accadde) a Marraffa, Cianti, Ambrosini o Tarquinio.
Ma Masai Killer non doveva essere un capolavoro, o in ogni caso i disegni di Pini Segna mi disgustarono a tal punto da non consentirmi di apprezzare i pregi della storia, sempre ammesso che pregi ci fossero. Perché la vera domanda che mi pongo è: c’è qualcuno, fra vecchi e nuovi lettori di Zagor, che apprezza i disegni di Pini Segna?

4) E se la “colpa” dello scarso gradimento di Masai Killer non fosse stata tutta del disegnatore, bensì – appunto – del passaggio dalle storie irripetibili della Golden Age a quelle (di livello oggettivamente inferiore) con cui iniziò la Silver Age? Cosa ne pensi?

Baltorr: Ribadisco che il voto negativo espresso nel referendum è sicuramente da addebitarsi principalmente ai disegni. A me, per esempio, impressionò molto la figura del “reietto” Signore dei Serpenti, che dona la sua vita per colui che ha riconosciuto come difensore della libertà: un altro dei tipici personaggi nolittiani che riconciliano col mondo. Quindi una storia non al livello della Golden Age ma nemmeno da disprezzare tout court.
Francesco: Non credo, il livello era ancora buono. Persino il precedente Cavaliere misterioso, a mio parere, era apprezzabile, e ricordo come buona anche Pugni e pepite, la storia – scritta fra l’altro da Decio Canzio – immediatamente successiva (forse appunto perché uscivo dallo choc dell’aver appena subìto quella tortura per gli occhi che erano i disegni di Pini Segna?). La vera decadenza iniziò poco dopo, quando in Fantasmi! i disegni di Pini Segna illustrarono una storia di un Castelli veramente poco ispirato (eufemismo) e si concretizzò, per me, con l’abbandono di Sergio Bonelli come autore, tanto che poco dopo abbandonai la lettura di Zagor.
Vincenzo: All’epoca, su Zagor come su Tex, trovavo storie che mi piacevano di più e altre di meno; ma non serbo ricordi di Masai Killer in un senso o l’altro (a questo punto sono curioso di rileggerla). “Golden Age” o “Silver Age” sono d’altronde concetti del tutto anacronistici, per il 1973 e anche per un ragazzino di nove anni come io ero; come se nel 477 d.C. un contadino della campagna romana, o anche il Basileus Zenone si dicessero: “Toh, è già un anno che siamo nel Medioevo!”
Moreno: La vera “colpa” di Pini Segna è quella di dover subire il confronto (dall’esito impietoso, agli occhi degli zagoriani della vecchia guardia) con Ferri e di essersi cimentato con un personaggio, lo Spirito con la Scure, dal pubblico estremamente esigente. Circa i testi, mi ripeto: secondo me, in Masai Killer Nolitta è ancora quello della Golden Age. Il primo scivolone nolittiano verso la Silver Age avviene, a mio parere, con Il vendicatore alato (1979). Volendo dividere i demeriti, in ogni caso, la vera “colpa” di Sergio Bonelli, detto da lettore di quegli anni, è stata quella di aver smesso di scrivere Zagor nel 1980, dopo aver diradato i suoi racconti a partire dal 1978.
Marco: Si veda la mia risposta alla domanda numero 3. Nolitta ci aveva “abituati troppo bene” negli anni precedenti, quindi bastava che il livello scendesse un pochino per non entusiasmarsi. Resto però dell’idea che l’impatto grafico ebbe un peso notevole, anzi decisivo: nessuno dei miei amici, al paesello, mostrò il minimo apprezzamento per questo nuovo disegnatore e ciò condizionò in negativo qualsiasi valutazione. E leggendo le risposte dei miei “compagni di chat”, pur con qualche distinguo qua e là, questa mia sensazione è stata ampiamente confermata.

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