Ken Parker
“Fin dove arriva il mattino”

L'ultima storia di Ken Parker

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Valutazione 3 su 10

Cosa dire di Fin dove arriva il mattino, l’ultima storia di Ken Parker (recentemente riproposta dalla Sergio Bonelli Editore), realizzata dai suoi creatori nel 2015 dopo che – dal 1998 – non si erano più occupati del loro personaggio… se non che mai storia fu più attesa e mai delusione fu più cocente?

La notizia della pubblicazione dell’ultima storia di Ken Parker aveva acceso l’entusiasmo di tutti i suoi appassionati. Da un lato, ci si aspettava ormai da tempo che Berardi & Milazzo tornassero a lavorare insieme; in più, c’era la concreta possibilità di poter finalmente vedere Ken – uno dei personaggi più amati nel mondo del fumetto italiano, protagonista di storie che hanno ridefinito il concetto di western – riuscire finalmente ad uscire di prigione e chiudere i propri conti con la giustizia.

La serie apparsa per la Mondadori Comics, in grande formato, aveva riproposto (fino a quel momento) l’intera produzione delle storie di Ken Parker: la serie classica edita dalla Cepim, le deliziose storie in rivista, i vari episodi usciti nel Ken Parker Magazine, i corposi volumi Ken Parker Speciale della SBE e perfino Canto di Natale, la storia breve uscita solo due anni prima in un portfolio per collezionisti. La pubblicazione della nuova edizione fu contraddistinta anche da qualche polemica per le tante correzioni apportate dagli autori, che tentarono di uniformare il formato delle varie storie, uscite in periodi e contesti completamente differenti.

Fin dove arriva il mattino è una storia in bianco e nero, di lunghezza cospicua (ben 126 tavole), ambientata nel 1908 in Montana – dove tutto ebbe inizio – con un Ken ormai anziano, uscito di prigione per effetto di un indulto. Nella sua ultima avventura, Lungo Fucile deve affrontare alcuni vecchi compagni di galera, che – dopo aver massacrato gli abitanti di una fattoria – torturano e stuprano madre e figlia, senza motivi plausibili se non per soddisfare la propria inquietante crudeltà.

Una storia senza speranza, contraddistinta dal segno ormai stilizzatissimo di Milazzo, in bilico tra il passato del carcere (con numerose scene in flashback, tra cui quella raccontata nel già citato Canto di Natale) e il presente, in cui troviamo un Ken ormai sconfitto, fragile per l’età avanzata, che sopporta le angherie di una banda di malfattori, cui sembra quasi piegarsi.

Un racconto esile che non ha potuto soddisfare chi aspettava da tempo ben altra conclusione, qualcosa di epico e poetico, in linea con le migliori storie del personaggio; caratteristiche che mancano completamente a questa storia ricolma di personaggi senza pietà.

A nulla valgono i versi di Emily Dickinson, tratti dalla poesia Portami il tramonto in una tazza, che chiudono inesorabilmente l’ultima storia di Ken Parker. Gli autori hanno compiuto scelte narrative, grafiche e stilistiche ben precise, che non hanno trovato il plauso dei lettori e che non hanno consentito a Ken di congedarsi dai suoi lettori e raggiungere la Terra degli Eroi, in maniera commovente o epocale, come avrebbe senz’altro meritato.

Diversi anni fa, sul nostro sito storico, tratteggiammo un’altra ipotesi sulla conclusione della saga, maggiormente coerente e poetica. Vogliamo quindi anche in quest’occasione rievocare le pagine finali di Faccia di Rame e ricordare Lungo Fucile sulla tomba di Ishi,  perché “gli amici, ovunque siano, uno se li porta dentro per tutta la vita”.

So Long, Ken…

LE ANNATE DI KEN PARKER

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