“Troppo libera. L’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel” di Petricelli & Riccardi

L'incredibile esistenza di una grande scultrice

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Valutazione 7.5 su 10

Dopo Per Sempre, tornano Assia Petricelli e Sergio Riccardi con un nuovo graphic novel, Troppo Libera. L’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel, edito sempre dalla casa editrice Tunué. Questa volta i due autori napoletani decidono di raccontarci l’intrepida esistenza della scultrice francese Camille Claudel, allieva e amante di Auguste Rodin, attiva a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo. 

Siamo in piena Belle Epoque, periodo di rinascita culturale per la Francia e l’intero occidente: un periodo eccezionale, contraddistinto dalle opere di svariati artisti. Una vera e propria rigenerazione che non sembra però  riguardare la condizione femminile, dato che una scultrice eccezionale come Camille Claudel vede la sua brillante carriera contrastata dai peggiori pregiudizi contro le donne, fino all’internamento in un manicomio per volere della sua stessa famiglia.

Il racconto segue fedelmente il percorso di vita dell’artista, a partire dall’arrivo dalla provincia in una Parigi ancora sconvolta dalla Comune del 1871. Nella capitale francese, Camille vedrà l’affermazione del proprio talento di scultrice – nonostante le aspettative della famiglia d’origine benestante – fino al dirompente incontro con Auguste Rodin, di cui sarà allieva e assistente e con cui sarà legata tutta la vita da un rapporto di odio-amore.

Camille si afferma come una vera artista, capace di influenzare la produzione del suo stesso maestro – appunto, Rodin – che diventa più sensuale e più vivida dopo che ha iniziato a frequentarla. Nel frattempo Camille ha un’influenza positiva sul suo stesso fratello minore, il futuro scrittore e poeta Paul Claudel, cui fa conoscere le poesie di Baudelaire e Rimbaud.

La giovane scultrice conosce il bel mondo parigino: frequenta il poeta Mallarmé e il compositore Debussy, inoltre scopre l’arte giapponese di Hokusai visitando l’Esposizione Universale del 1900.

Quello compiuto da Camille è un vero e proprio percorso di presa di coscienza, che la spinge ad operare scelte artistiche sempre più radicali, dato che “l’opera non rispetta la decenza”, allontanandosi dal suo stesso maestro e alienandosi le simpatie di committenti e autorità.
Il rapporto con Rodin diventa un’ossessione per Camille fino a condizionare la sua sanità mentale, aspetto su cui non viene sostenuta dalla sua stessa famiglia, che sceglie di rinchiuderla in un manicomio, dove troverà la morte durante la seconda Guerra Mondiale.

Una vicenda tragica nella sua insensatezza, letta con i parametri di oggi, ma che era abbastanza comune in quei tempi, in cui il ruolo della donna doveva obbligatoriamente rientrare nei confini angusti e rassicuranti della società dell’epoca. Un po’ come nella leggenda indiana di Sakuntala, riprodotta nella storia, cui Claudel dedicò un’opera in terracotta.

La Camille raccontata da Petricelli e Riccardi è un personaggio unico e adorabile, nelle sue difficoltà caratteriali e nelle sue scelte estreme, ben rappresentate come le inquietudini personali della scultrice e i suoi tormentati percorsi creativi.

Riccardi adotta uno stile lineare ed elegante, di facile leggibilità, cui sacrifica però talvolta la delineazione degli sfondi e la caratterizzazione fisica di alcuni comprimari. Sono eccellenti le riproposizioni delle sculture di Camille Claudel, un’artista  senza compromessi assolutamente da riscoprire, come sottolineato nella preziosa postfazione di Daniela Brogi non a caso intitolata Scolpire la libertà.

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