“Re Cervin” #1 di Kousuke Hamada

Il viaggio di rinascita di un re esiliato e di una principessa senza memoria

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Valutazione 7 su 10

Kousuke Hamada approda al fantasy seinen con una serie serializzata su Big Comic Spirits dal 2022, arrivata in Italia con Star Comics. Il dark fantasy medievale è l’ambientazione su cui si innesta l’invasione dell’Impero di Iria, guidata da Contrano, che distrugge il regno di Hellenthal, uccide la regina Hanna e provoca il risveglio del drago sigillato nel regno. La principessa Arsinoe stringe un patto con Sent Fauna e perde ogni ricordo del padre pur di arginare la bestia; Cervin — re sconfitto, silenzioso nella sua ponderata consapevolezza — si ritrova a dover riconquistare ciò che resta del proprio regno e ricostruire un legame con una figlia che lo guarda come un estraneo.

Questo rapporto in costruzione, fragile e profondamente asimmetrico, è il cuore del volume. La perdita della memoria, più che semplice espediente fantastico, diventa allora il dispositivo emotivo centrale del racconto: Cervin non deve soltanto riconquistare un territorio, ma meritare di nuovo un posto nello sguardo della figlia.

La narrazione alterna brutalità esplicita — violenza viscerale, sesso usato come sopraffazione o pura libido — e momenti più intimi e riflessivi, altri quasi ingenui nella loro semplicità, costruendo un mondo in cui l’unica forma di tenerezza che si intravede è proprio quella ancora precaria tra padre e figlia.

Hamada imposta così una vendetta o riconquista solo in apparenza tradizionale: il fronte più urgente, almeno in questo primo volume, non è ancora quello bellico, bensì quello domestico – quasi impossibile – di una paternità da ricostruire senza memoria condivisa.

Il disegno è tra le componenti più convincenti dell’opera, con il tratto di Hamada capace di restituire sfondi di grande qualità, mostri costruiti con cura e dettagli di armature e drappi che richiamano un’estetica gotica nordeuropea e rendono credibile ed efficace tutto il world building. Risulta meno persuasivo, invece, nella resa di alcune espressioni nei momenti meno tesi, dove il tratto cade in una caricatura che quasi stona con il registro complessivo della trama.

Un’opera, al contempo, fortemente in bilico tra l’ascensione all’eroismo e una vena quasi ironica, leggera, accentuata in particolare in Arsinoe che diviene quasi contraltare leggero, frivola nella sua infantilità. Diverso il ruolo, in questo primo volume, per Minerpha che è figura più densa, sfuggente e affascinante. Il ritmo è serrato, forse più di quanto la costruzione emotiva richiederebbe, ma il mondo che Hamada ha edificato e le intenzioni che dimostra meritano attenzione e promettono bene.

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