La Biennale d’Arte 2026 è già intrisa di storia. Quest’anno sarà una lunga battaglia tra critica e appropriazione artistica, tra politica e senso civico.
Due i padiglioni che renderanno tutto ciò un grande palcoscenico contemporaneo: Russia e Israele.
Proviamo, però, a staccarci dal reale per immergerci in un contesto parallelo e parliamo dello short novel del fumettista Hurricane pubblicato sull’ultimo numero di Artribune (bimestre Maggio-Giugno 2026, n.90), nella rubrica a cura di Alex Urso.
Il titolo dell’opera – composta da quattro tavole (come del resto gli altri fumetti di cui ci siamo già occupati) – è Biennale 2126.
La visione lungimirante dell’artista ci porta – appunto – nel contesto artistico per eccellenza, dove arte, filosofia, critica e politica camminano di pari passo in confronti spesso impegnati e altre volte futili. Indaga, gioca, ironizza su una visione futuristica dove il Prof. Philips Daveribot ci guida all’interno dei diversi e variopinti padiglioni della Biennale: dai costumi ai dialoghi satirici, fino alle più stratificate analogie a cui il fumettista fa riferimento, non tralasciando frecciatine a persone, luoghi e contesti.
Per rendere fluido il racconto – che si legge con voracità – l’autore utilizza un segno grafico e un impiego del colore incisivo, fresco e demenziale, rafforzando l’equilibrio tra le parti e restituendo al contempo una vivacità rara nel fumetto italiano odierno, soprattutto nel suo segno grafico riconoscibile.
Hurricane non solo emerge per la sua satira tagliente e mirata al presente ma, ancor più, riesce a ritagliarsi uno spazio nella scena artistica contemporanea, in special modo nel panorama delle arti visive.
Come afferma lo stesso autore nell’intervista a corredo pubblicata sul Magazine Artribune riguardo la storia in questione: <<È un servizio giornalistico dal futuro. La Biennale d’Arte del 2126>>.
Per chi fosse interessato può leggerlo anche qui, con intervista annessa.
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di Juta
